I REMAKE TRATTI DAI ROMANZI IN 10 SEQUENZE

I REMAKE TRATTI DAI ROMANZI IN 10 SEQUENZE

L’uscita dell’atteso action-movie Il giustiziere della notte – Death Wish (Death Wish), di Eli Roth, solleva un quesito che a qualcuno potrà sembrare di poco conto. Viene infatti pubblicizzato come il remake dell’omonimo film di grande successo diretto da Michael Winner nel 1974. Ma è tratto da un romanzo di Brian Garfield pubblicato nel 1972 e dovrebbe quindi essere considerato piuttosto un nuovo adattamento, come è accaduto con il recente Assassinio sull’Orient Express (di Kenneth Branagh), tratto dal celebre giallo di Agatha Christie e che pure aveva un precedente cinematografico, firmato da Sidney Lumet nel 1974. Esistono altri titoli che in varie occasioni sono stati presentati come remake e che per questo hanno più o meno oscurato i romanzi che ne sono all’origine. Ecco alcuni esempi.

Certo quando si tratta di Alfred Hitchcock è facile che la sua grandezza releghi in secondo piano l’opera di narrativa che lo ha ispirato. Sta di fatto che quando, nel 1998, Gus Van Sant ha rifatto Psycho (thriller di Hitchcock del 1960), pochi hanno scritto che si trattava della nuova versione del romanzo di un autore importante come Robert Bloch, edito nel 1959 e basato sulle gesta del serial-killer americano Ed Gein. Van Sant d’altra parte ci ha messo del suo, girando un film molto simile all’originale hitchcockiano.

L’invasione degli ultracorpi (Invasion of the Body Snatchers) può essere tranquillamente ritenuto uno dei migliori film di fantascienza mai realizzati. Diretto nel 1956 da Don Siegel, è stato tratto dal romanzo di Jack Finney The Body Snatchers (in Italia edito con il titolo “Gli invasati”). Lo stesso soggetto è alla base di altri tre film. Il primo è Terrore dallo spazio profondo (Invasion of the Body Snatchers, 1978), di Philip Kaufman. Si tratta di una pellicola che fa riferimento al film di Siegel in maniera abbastanza evidente: vi compare nello stesso ruolo l’attore Kevin McCarthy, protagonista nel 1956. Lo vediamo correre, agitato, in mezzo a una strada di New York, rivolgendosi allucinato agli automobilisti di passaggio e poi ai due protagonisti, facendo loro un accorato appello attraverso il finestrino. Come faceva, appunto, in una delle ultime sequenze de L’invasione degli ultracorpi. In un certo senso, Terrore dallo spazio profondo potrebbe addirittura essere considerato un sequel del film del 1956, se non fosse ambientato vent’anni dopo. Nel 1993, Abel Ferrara gira Ultracorpi – L’invasione continua (Body Snatchers), molto diverso sia dai lavori precedenti sia dal romanzo di Finney. Del 2007 infine è Invasion (The Invasion), diretto da Oliver Hirschbiegel, decisamente il meno riuscito. Tra gli interpreti troviamo, oltre a Nicole Kidman e Daniel Craig, Veronica Cartwright, che aveva un ruolo importante anche in Terrore dallo spazio profondo.

In uno dei migliori western crepuscolari dei tardi anni sessanta, John Wayne interpretò Rooster Cogburn, un vecchio sceriffo mezzo alcolizzato ma implacabile cacciatore di banditi. Per questo ruolo, tra l’altro, The Duke vinse l’unico premio Oscar della carriera. Il film è Il Grinta (True Grit, 1969), diretto dal grande Henry Hathaway. Dallo stesso romanzo omonimo scritto nel 1968 da Charles Portis, Joel e Ethan Coen hanno tratto un nuovo film, sempre intitolato Il Grinta (True Grit, 2010), con Jeff Bridges nel ruolo di Cogburn. I Coen, forse proprio per evitare che il film fosse accolto come un remake, si affrettarono a precisare che la loro sceneggiatura era più fedele al romanzo.

Capolavoro del thriller francese, I diabolici (Les diaboliques, 1955), diretto da Henri-George Clouzot, è tratto dal romanzo Celle qui n’était plus, scritto da Pierre Boileau e Pierre Narcejac. Che nel 1996 ha dato origine a un altro film, intitolato Diabolique (id.) di Jeremiah S. Chechik, con Sharon Stone e Isabelle Adjani. Poco apprezzato sia dalla critica sia dal pubblico. Anche in questo caso, d’altronde, il confronto con l’originale di Clouzot non ha giovato alla pellicola di Chechik.

Noir americano di straordinaria bellezza, Le catene della colpa (Out of the Past, 1947), regia di Jacques Tourneur, è stato scritto da Daniel Mainwaring basandosi sul suo romanzo Build My Gallows High (firmandosi in entrambi i casi con lo pseudonimo Geoffrey Homes). Mainwaring è stato un misconosciuto romanziere e sceneggiatore americano: suo, tra gli altri, proprio lo script di L’invasione degli ultracorpi. Nel 1984 è stato girato un secondo film dallo stesso racconto, Due vite in gioco (Against All Odds), diretto da Taylor Hackford.

Anche The Ring (id.), diretto nel 2002 da Gore Verbinski, è considerato il remake americano di uno dei più riusciti horror giapponesi degli anni novanta, Ring (Ringu, 1998), di Hideo Nakata. Che però è a sua volta tratto dal romanzo omonimo di Koji Suzuki, del 1991.

Tra i titoli di punta di quella vera e propria ondata di rifacimenti dei primi anni ottanta ricordiamo Il postino suona sempre due volte (The Postman Always Rings Twice, 1981). All’origine del film di Bob Rafelson, e della prima versione girata da Tay Garnett nel 1946, c’è un notevole romanzo scritto da James Cain, grande autore noir oggi un po’ trascurato.

John Carpenter nel 1995 ha realizzato Il villaggio dei dannati, (John Carpenter’s Village of the Damned), giudicato ingiustamente uno dei suoi titoli minori. Forse perché è stato messo a confronto con lo splendido e omonimo film inglese diretto da Wolf Rilla nel 1960. Trasposizione cinematografica del romanzo di fantascienza “I figli dell’invasione”, di John Wyndham, del 1957.

L’inganno (The Beguiled) di Sofia Coppola, uscito in Italia nel settembre del 2017, potrebbe essere ritenuto il rifacimento di un altro film di Don Siegel, l’insolito La notte brava del soldato Jonathan (The Beguiled, 1971), se non fossero entrambi la versione cinematografica del romanzo “A Painted Devil/The Beguiled”, scritto nel 1966 da Thomas P. Cullinan.

Come per quasi tutti i film più recenti, il discorso per quel che riguarda Jumanji – Benvenuti nella giungla (Jumanji: Welcome to the Jungle), uscito da poco, è diverso. Da qualche anno, infatti, si parla sempre meno di remake e sempre più di reebot. Un modo come un altro per accantonare il testo letterario d’origine (l’albo illustrato per ragazzi del 1981 “Jumanji”, di Chris Van Allsburg) e la prima versione cinematografica, il piacevole Jumanji (id., 1995) diretto da Joe Johnston.

 

2 commenti

  1. Il romanzo di James Cain fu (non ufficialmente) alla base anche di “Ossessione” di Luchino Visconti (precedente al film di Tay Garnett).
    Quello italiano fu preceduto a sua volta da un adattamento francese del testo di Cain (Le dernier tournant).

  2. A parte le varie versioni del “Pianeta delle Scimmie” di Pierre Boulle, ci sarebbero anche i due adattamenti del romanzo “Lavaggio del cervello”, di John Wainwright: il primo è “Guardato a vista” (Gardé à vue, 1981) di Claude Miller, con Lino Ventura, Michel Serrault e Romy Schneider. Il secondo è “Under suspicion” (2000), con Morgan Freeman, Gene Hackman e Monica Bellucci. Il romanzo di Wainwright è del 1979. Da noi è uscito sul Giallo Mondadori nel 1981.

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