I MISTERI DELLA GRANDE PIRAMIDE

I MISTERI DELLA GRANDE PIRAMIDE

La piramide di Cheope domina valle e periferia di Giza, immobile e pesante dall’alto dei suoi sette milioni di tonnellate, e noncurante del tempo.

La costruzione che lo storico romano Diodoro Siculo attribuisce al sovrano Chemmis di Memfi è stata per oltre 3800 anni l’edificio più alto del mondo coi suoi 146,6 metri. Fatto singolare per un monumento che i greci definivano ironicamente pyramis, cioè “focaccia conica di farina e miele per le offerte ai defunti”.
Diodoro stimò che per la realizzazione della piramide di Cheope furono necessari circa 20 anni, esprimendo perplessità soprattutto sul fatto che non fossero rimaste tracce del terrapieno e delle impalcature necessarie alla costruzione dell’edificio.
Pur dichiarandosi scettico a riguardo, lo storico antico riporta la leggenda secondo la quale i terrapieni utilizzati durante la lavorazione erano costruiti interamente in salgemma e che, in seguito allo straripamento del Nilo, si fossero sciolti svanendo del tutto, tanto da lasciare supporre ai visitatori che la piramide fosse stata collocata in quel luogo direttamente da un dio.

Fin dall’antichità è opinione diffusa che le piramidi non fossero semplici monumenti sepolcrali: la megalomania di un faraone risultava incomprensibile. Proclo, filosofo neoplatonico greco del quinto secolo d.C., avanza l’ipotesi che la funzione principale delle piramidi fosse quella di osservatori astronomici piuttosto che tombe.

L’interesse dilagò fino alla remota Asia Centrale: Segreti mortali della Grande Piramide, manoscritto risalente al XII secolo custodito nella biblioteca di Samarcanda, descrive minuziosamente la piramide di Cheope con tavole, disegni e sezioni. Il monaco del convento di Qlimun che lo tradusse sosteneva risalisse al tempo degli imperatori romani.

Molti furono i tentativi di esplorare cunicoli e sotterranei delle piramidi: antiche leggende arabe raccontano di come il califfo al-Mamum, figlio di Harun ar Rasid delle Mille e una notte, per primo si sia introdotto nella camera della Grande Piramide nell’anno 820 d.C., scoprendo un misterioso sarcofago e una stanza segreta.

In Europa, personaggi come Giovanni Battista Belzoni (1778-1823), il colonnello Coutelle e l’architetto Le Père, gettarono le basi della futura archeologia sperimentale con le loro scoperte. Le piramidi tuttavia interessarono pochi esperti e appassionati fino all’Ottocento, quando s’imposero a livello popolare le cosiddette “teorie mistiche”.

Il saggio The Great Pyramid: Why Was It Built and Who Built It? di John Taylor è senz’altro precursore e antesignano del filone. L’opera descrive le imponenti piramidi come prodotto di una società perfetta ispirata da Dio, sostenendo che i veri costruttori delle piramidi fossero i discendenti di Sem, uno dei figli di Noè o del re-sacerdote Melchisedech.

John Taylor era nato a East Retford, a Nottinghamshire nel 1781, figlio di un tipografo e libraio della zona. Dopo gli studi Taylor s’era trasferito a Londra dove aveva cominciato a collaborare con il London Magazine e in seguito divenne editore. Pubblicò opere di John Keats, Lamb, Coleridge e Hazlitt.

Fin dall’adolescenza, John Taylor nutrì un’ossessione per la piramide di Cheope. Analizzando le misure dell’edificio, l’editore riscontrò una serie di coincidenze matematiche fra altezza, perimetro e peso della costruzione.

I precedenti tentativi di misurazione dell’edificio, risalenti al 1638 ed effettuati dal matematico scozzese John Greaves, erano incompleti e approssimativi.
Taylor basava le proprie convinzioni su alcune ricerche e rilevamenti condotti dal colonnello Howard Vyse (1784-1853), il quale aveva redatto assieme all’egittologo John Shae Perring (1813-1869) il primo vero studio importante sulla piramide di Giza.
Dividendo il perimetro della Piramide per il doppio dell’altezza, Taylor ottenne un valore molto simile al π (pi) greco, credette anche di aver ricavato la distanza fra terra e sole moltiplicando l’altezza della piramide per un milione.

Sull’onda del successo del libro di Taylor, lo scozzese Piazzi Smith (1819-1900) si spinse oltre, introducendo nel volume Our inheritance in the Great Pyramid (1864) il concetto di “pollice piramidale”, calcolato come 1/25 di cubito.
Smith credeva fermamente di aver ricavato dalle misure della piramide e da alcuni calcoli le principali date dell’Antico e del Nuovo Testamento.

Neppure Charles Taze Russell (1852-1916), controverso fondatore dei Testimoni di Geova, fu immune al fascino della Piramide, arrivando a sostenere che Adamo fosse stato il primo faraone d’Egitto e che la Sfinge non fosse altro che la sua tomba.
Charles Russell calcolò inoltre la lunghezza dei corridoi interni alla struttura per ricavarne la data dell’Apocalisse.

Nel 1932, il sensitivo Cayce affermò anch’egli che sotto la grande piramide (o sotto i piedi della Sfinge) vi fosse una sala nascosta, la cosiddetta Sala dei Documenti.

Il teologo americano Joseph Seiss, affascinato da queste teorie, andò oltre pubblicando nel 1877 la sua opera più celebre: The Great Pyramid of Egypt, Miracle in Stone: Secrets and Advanced Knowledge, nella quale sosteneva che ogni singola pietra della piramide contenesse numeri, misure, temperature e perfino gradi.
Notò nei suoi calcoli una certa ricorrenza del numero 5, numero che gli esoteristi associano all’evoluzione verticale, al movimento progressivo e ascendente e all’uomo.

L’inizio del secolo XX vede l’imporsi e la diffusione capillare delle teorie pseudoscientifiche new age.
Risulta difficile fare una sintesi di tutte le teorie new age collegate all’Egitto: non sarebbe sufficiente un intero volume per elencarle.
Va almeno citato Antoine Bovis, che fu il primo a realizzare, negli anni quaranta, un modellino in scala della grande piramide, constatando che all’interno della piccola ricostruzione accadevano strani fenomeni di mummificazione e conservazione del cibo.

Alcuni esperimenti condotti da Rodriguez, sulla scia delle “intuizioni” di Bovis, dimostrerebbero che in particolari condizioni “le energie della terra e quelle cosmiche, distinte in una forza centrifuga calda e dinamica e in una forza centripeta fredda e ricettiva, possono circolare e moltiplicarsi all’interno della piramide, a patto che i rapporti geometrici siano gli stessi della Grande Piramide di Giza e un lato sia rivolto verso il nord magnetico”.

Di recente, alcuni seri ricercatori del progetto internazionale ScanPyramids hanno annunciato sulla rivista Nature di avere individuato una cavità lunga almeno 30 metri all’interno della Grande Piramide. Mentre scrittori e “fantarcheologi” continuano a promettere rivelazioni che riciclano le vecchie teorie strampalate di Taylor, Smith, Cayce e Russell.

Extraterrestri e architetti di Atlantide non mancano di strappare un sorriso agli studiosi fornendo però talvolta (molto di rado) spunti di confronto, soprattutto contribuiscono a mantenere vivo l’interesse per l’antico Egitto.

Le piramidi, contenitori di segreti inviolabili, domineranno in eterno la pianura di Giza, culla di civiltà e magia, e l’uomo probabilmente non smetterà di riconoscere in questi monumenti il prodotto di un ingegno sublime e inaccessibile.

Le parole dell’egittologo Jean-Philippe Lauer meglio tra tutte restituiscono il fascino che queste imponenti costruzioni regalarono ai primi esploratori che visitarono Giza: “La visione lontana dei loro celebri profili geometrici è una della più belle impressioni che si possano serbare; soprattutto se si ha la fortuna di scorgerle all’aurora, quando, tinte di rosa o blu, a seconda dell’orientamento delle loro facce, sorgono dalle brume della valle, che sembra lacerare con le loro punte. O verso sera, quando riflettono i toni così ardenti del sole che tramonta sul deserto, o qualche minuto più tardi, al crepuscolo, quando i loro triangoli oscurati si profilano in un cielo infuocato”.

 

 

1 commento

  1. […] era il simbolo della “conoscenza segreta”. Questo tipo di conoscenza era consacrata ad Iside, antica divinità femminile. Allo stesso modo la Rosa per i popoli Occidentali è diventata il […]

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