GHOST RIDER NEL FAR WEST CANTATO DA PRESLEY E I REM

GHOST RIDER NEL FAR WEST CANTATO DA PRESLEY E I REM

Quando appare per la prima volta Ghost Rider? Nel 1948 una ballata country composta da Stan Jones dal titolo “Ghost Riders in the Sky” scala le classifiche di vendita americane, per venire in breve inclusa nell’olimpo delle 100 migliori canzoni western di sempre: la riprenderanno Elvis Presley, Johnny Cash, Tom Jones, Duane Eddy, Debbie Harry, i Rem e persino… Gino Latilla.


Il titolo e il tema della canzone l’anno dopo ispirano lo sceneggiatore Ray Krank, che propone alll’editor del comic book antologico “Tim Holt” (della Magazine Enterprises) uno spettrale giustiziere della notte a cavallo, avvolto in un completo bianco fosforescente. I disegni vengono realizzati dal futuro inchiostratore di Jack Kirby nei primi albi della Marvel, Dick Ayers. Ghost Rider compare per la prima volta nel numero 11 di “Tim Holt”.
Le storie, disegnate con uno stile che ricorda Dick Powell, sono piuttosto crude: il pellerossa di questa prima storia, che presentiamo per intero, finisce impalato.


Dato il buon riscontro di pubblico, nel 1950 viene lanciato un comic book bimestrale dedicato interamente alle storie brevi di Ghost Rider, ora dotato di maschera integrale.


Per un certo periodo le copertine vengono disegnate dal grande Frank Frazetta, mentre gli interni rimangono a Dick Ayers.


I fumetti di Ghost Rider diventano sempre più violenti, inoltre mettono in maggiore risalto le bellezze femminili e inclinano nell’horror vero e proprio.

La storia di copertina del n. 12, uscito nel 1953, è un esempio molto esplicito: la proponiamo per intero.


Dopo 14 numeri, la serie di Ghost Rider chiude, ma il personaggio continua ad apparire all’interno di altri albi della Magazine Enterprises.

Pubblicità della maschera di Ghost Rider, acquistabile per la modica cifra di un dollaro

Nel 1954 il senato americano avvia una indagine pubblica sulla violenza nei fumetti, considerata responsabile dell’aumento della criminalità giovanile. I politici arrivano a un accordo con gli editori dei comic book per costituire un severo organismo autocensorio, il Comics Code, con lo scopo di eliminare tutte le situazioni “discutibili” dai fumetti. Di conseguenza, il troppo violento Ghost Roder scompare insieme alla grande maggioranza degli albi a fumetti, facendo fallire nel giro di un paio di anni la maggior parte delle case editrici.

Nel 1967, dopo il decadere del copyright non rinnovato, Dick Ayers propone di riprendere il suo vecchio personaggio alla casa editrice per la quale lavora in quel momento: la Marvel Comics. La Marvel pubblica fumetti western da quando ancora non si chiamava così, soprattutto negli anni cinquanta, con personaggi come Kid Colt e Rawhide Kid. Sì, Ghost Rider si presta particolarmente bene a essere presentato in mezzo all’ondata dei supereroi creati da Stan Lee, Jack Kirby e Steve Ditko: in fondo è un uomo mascherato pure lui.


Lo sceneggiatore Gary Friedrich elimina l’aspetto horror, vietato dal Comics Code, per fare di Ghost Rider un personaggio d’azione e solo vagamente misterioso. Il successo è scarsissimo: la Marvel si renderà conto solo negli anni settanta che il western non tira più, chiudendo tutte le serie. Ma il primo Ghost Rider marvelliano muore molto prima, dopo soli sette numeri.

Intanto il regolamento del Comics Code, sotto il clima di rinnovamento provocato dalla Contestazione studentesca, diventa meno rigido permettendo la riproposizione delle tematiche prima considerate diseducative come l’horror, sia pure entro certi limiti.


Nel 1972, Stan Lee e Roy Thomas propongono a Gary Friedrich di realizzare un nuovo personaggio horror per infoltire la schiera dei marvel-mostri lanciata con successo in quel periodo. Ai disegni viene messo Mike Ploog, un autore svezzato da Will Eisner. Friedrich e Ploog si ispirano apertamente a Blazing Skull, un personaggio creato nel 1941 da Bob Davis per la Timely (vecchio nome della Marvel). Come nome, però, viene ripescato quello suggestivo di Ghost Rider, tanto più che il nuovo personaggio è un motociclista (siamo nel tempo in cui furoreggiavano il film cult “Easy Rider” e gli Hell’s Angels). Dalla prima parte del nome di Blazing Skull viene preso il cognome del protagonista, Johnny Blaze, e dalla seconda l’idea del teschio.

Il primo episodio del Ghost Rider in motocicletta esce nel n. 5 di Marvel Spotlight (1972), un comic book che presentava diversi personaggi a turno. L’anno dopo Ghost Rider avrà una testata propria. In Itala era stato annunciato negli Albi dei Super-Eroi della Corno, ma alla fine uscì in appendice a Devil

Siccome non si butta via niente, il Ghost Rider cavaliere western viene riciclato nel 1974 con il nome Night Rider: lo staff newyorkese della Marvel ignorava che nel Sud questa era la designazione dei seguaci del Ku Klux Klan (la famigerata organizzazione razzista). Inoltre si tratta di un vigilante incappucciato in costume bianco, proprio come i membri del Kkk! Per le scarse vendite il comic book viene chiuso comunque dopo sei numeri.


Night Rider viene integrato nella continuity del nuovo Ghost Rider motorizzato, creando una successione dinastica sovrannaturale in un team-up.


Alla fine, l’ex Ghost Rider western della Marvel, diventato Night Rider per non essere confuso con il motociclista, viene ribattezzato Phantom Rider per placare le proteste.


Il nuovo Ghost Rider, invece, avrà una versione cinematografica di non grande successo interpretata da Nicolas Cage, vecchio fan dei fumetti Marvel (ha cambiato il cognome Coppola in Cage dal personaggio Luke Cage).


E pensare che tutto era iniziato nel 1948 con una canzone…

Cliccare sull’immagine per ascoltare la versione di “Ghost Riders in the Sky” cantata da Johnny Cash.

 

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