SENNA, SENNE, TAMIGI, TEMO E L’INQUINAMENTO

SENNA, SENNE, TAMIGI, TEMO E L’INQUINAMENTO

La Senna
A Parigi non c’è il mare, ma ogni anno, dal 20 luglio al 21 agosto, vengono riversate sulla riva destra della Senna cinque tonnellate di sabbia che la fanno sembrare una spiaggia dorata del Mediterraneo.
L’evento, chiamato Paris Plage (spiaggia di Parigi), è atteso con trepidazione dai cittadini che, pur non essendo partiti per le vacanze, vogliono comunque farsi la tintarella.

Paris-plage. Le spiagge di sabbia lungo la Senna

 

Qualcuno, cedendo all’illusione, potrebbe essere tentato di fare il bagno. In tal caso dovrà trattenersi, perché il bagno nella Senna è vietato dal 1923 a causa dell’inquinamento. Ogni contravvenzione dell’ordinanza municipale è passibile di una multa di 15 euro. Come si può facilmente intuire, il lavoro della polizia fluviale non deve essere facile nel periodo estivo, dovendo ogni giorno riportare a riva decine e decine di bagnanti clandestini che non riescono a resistere ai piaceri di una nuotata.

Un bel tuffo nella Senna

 

Da quest’estate, però, è possibile fare il bagno in alcuni spazi del bacino della Villette, il quale riceve l’acqua del canale dell’Ourq e dove i livelli di enterococchi ed escherichia coli sono diminuiti dopo anni di sforzi di una municipalità che promette dal 1988, con il sindaco e futuro presidente della repubblica Jacques Chirac, di rendere il fiume balneabile. Nel 2019, sarà la volta del lago Daumesnil a Vincennes e, nel 2024, in corrispondenza dei giochi olimpici, di tutta la Senna a Parigi.

Se oggi è necessario aprire giganteschi cantieri per rendere balneabile le acque della Senna, un tempo si potevano bere tranquillamente. In epoca romana venne portata in città acqua di migliore qualità, ma questo non ha impedito ai parigini di usare quelle del fiume e di dotarsi, nel 1605, di una pompa sul Pont-Neuf: la pompa della Samaritaine permise di portare l’acqua al Louvre e funzionò fino al 1813, anno in cui fu distrutta.

Pont-Neuf e pompa della Samaritaine

Pompa della Samaritaine

 

Gli acquaioli portavano l’acqua della Senna nelle case. Ma a partire dal 1811, un’ordinanza comunale obbligava i porteurs d’eau, per questioni d’igiene e di ordine pubblico, a rifornirsi presso le fontane da cui sgorgava acqua filtrata. Gli acquaioli furono attivi fino alla fine dell’Ottocento.

 

Porteur d’eau. Acquaiolo parigino

 

La moda dei bagni, dopo essere declinata con la fine dell’Impero romano, ritornò nel Seicento. Le donne si lavavano più o meno nascoste alla vista da teli stesi. Questa pratica, considerata scandalosa, fu vietata alla fine del secolo. Fecero allora apparizione alcuni battelli appositamente attrezzati per i bagni freddi e caldi, dove uomini e donne facevano le loro abluzioni separatamente. Successivamente, i battelli furono sostituiti da dei bagni-doccia sulla terraferma.
Ovviamente le classi popolari, che non potevano permettersi di spendere per lavarsi, non esitavano ad approfittare della distrazione degli agenti per farsi una bella nuotata, dandosela a gambe al loro arrivo.

Bagno per sole donne (Litografia di Honoré Daumier)

Bagnanti clandestini. Sulla sponda opposta bagni-doccia per uomini (Litografia di Honoré Daumier: Les baigneurs)

 

Nel 1623, venne concesso a un certo Jean de la Grange, segretario di re luigi XIII, il diritto d’installare dei bateaux-lavoirs (battelli per fare il bucato) ovunque e in qualunque quantità sulla Senna, purché non disturbassero la navigazione. Il primo bateau-lavoir fu chiamato “La Sirène”. Dotato delle apparecchiature più perfezionate di quel periodo, fu distrutto dal ghiaccio durante il rigido inverno del 1830. L’utilizzo di questi battelli è stato progressivamente abbandonato nel corso del Novecento, principalmente a causa dell’arrivo dell’acqua corrente nelle case e dei lavatoi pubblici.

Bateau-lavoir a Parigi

 

Tornando alla balneabilità del fiume, a partire dal 1905 il giornale sportivo “L’Auto” organizzava ogni agosto una gara di nuoto riservata ai professionisti. Era la famosa “Traversée de Paris à la nage” (attraversata di Parigi a nuoto). Si partiva dal Pont National e si arrivava alla Passerelle Debilly, per una distanza di 7 chilometri.

L’attraversata di Parigi

 

Il nuotatore che più di ogni altro destava ammirazione era l’inglese David Sydney Billington, che vinse, dal 1907 al 1913, ben sette edizioni consecutive.

David Sydney Billington

 

Ovviamente, il fiume non aspettava i nuotatori professionisti per rinfrescare chi voleva godersi una bella nuotata nei mesi estivi.

Quando si nuotava nella Senna

 

Il Tamigi
Se le acque della Senna sono state a lungo potabili e balneabili e ci si adopera oggi a renderle di nuovo accessibili ai nuotatori, quelle del Tamigi, che attraversa la città di Londra, appartengono alla lista nera dei fiumi il cui destino è stato dei più tragici.

Il rapporto dell’uomo con questo fiume è stato, nel corso dei secoli, quasi esclusivamente utilitaristico. Già nel medioevo ci finivano parte delle deiezioni umane e animali. La gente gettava il contenuto dei vasi da notte nelle vie e questo, seguendo la pendenza delle strade, spesso raggiungeva il fiume.

Nel 1595 ci fu un’invenzione che, con il tempo e i successivi perfezionamenti, riuscì a peggiorare sensibilmente la situazione: lo sciacquone. La regina Elisabetta I d’Inghilterra, stanca degli odori che emanava il bagno della sua casa di Keiston, chiese al figlioccio, il poeta John Harington, di risolvere l’increscioso problema. Questi inventò un primo modello di sciacquone, che consisteva essenzialmente in un serbatoio d’acqua installato sul tetto e collegato al bagno tramite un lungo tubo, ma non pervenne a eliminare gli odori provenienti dalla fossa settica. L’idea fu accantonata fino al 1775, quando Alexander Cummings brevettò finalmente il wc con il sifone, il quale impedisce il ritorno degli odori nelle case. Questa invenzione ebbe gran successo e fu installata in molte abitazioni londinesi. Gli scarichi erano evacuati in un sistema fognario in origine destinato a raccogliere le sole acque piovane: il risultato fu che Londra e Tamigi divennero una vera e propria cloaca a cielo aperto. In quel periodo si consumava l’acqua potabile erogata da alcune pompe, vi furono delle infiltrazioni e l’acqua delle latrine finì col contaminare l’acqua potabile. Si diffusero la dissenteria, il tifo e una nuova malattia: il colera.

La pompa di Broad Street, nel quartiere di Soho, particolarmente colpito dal colera

 

Con la rivoluzione industriale, si aggiunsero a questi rifiuti le sostanze inquinanti delle fabbriche.

Nel 1858 vi fu un’estate particolarmente torrida che ridusse il Tamigi in una immensa fogna puzzolente. Erano i tempi del Great Stink (la grande puzza): le esalazioni erano così potenti da costringere il Parlamento e la Corte di Giustizia ad accorciare sensibilmente le loro sedute e a prendere decisioni importanti nel più breve tempo possibile, come quella di trasferirsi lontano dai miasmi del fiume. Cominciarono in quel periodo i lavori di adeguamento della rete fognaria della città.

Dal 1831 al 1866 furono registrate ben 40mila morti di colera nella sola città di Londra.

 

The silent Highwayman, La Morte che reclamava la vita di chi non aveva pagato il suo tributo per ripulire il Tamigi

 

La situazione andò degradandosi nel Novecento. Durante la seconda guerra mondiale i bombardamenti tedeschi avevano distrutto la rete fognaria aumentando, di conseguenza, le acque inquinate riversate nel fiume. Nel 1957, il Tamigi fu dichiarato biologicamente morto.

Durante gli anni sessanta la nazione si riprese economicamente e il ventennio seguente fu quello della consapevolezza ecologica.
Il Tamigi ha ripreso a vivere, ormai si contano numerose specie di pesci nelle sue acque.

Il Tamigi oggi


Senne
Il fiume che attraversa la capitale belga è un quasi omonimo della Senna, ma la sua lunghezza e la sua portata sono nettamente inferiori. È un fiume irregolare e perciò non navigabile. Durante i periodi asciutti la portata del fiume è ulteriormente ridotta dai prelievi a monte per i bisogni degli abitanti e dalla deviazione di parte delle sue acque per alimentare un canale artificiale, la “petite Senne”, costruito a partire dal 1854. Bruxelles si è sviluppata nel medioevo intorno a questo fiume e ha moltiplicato nel tempo fabbriche di birra, concerie, commerci, botteghe di artigiani e mulini.

Così come per il Tamigi, nella Senne finivano i rifiuti delle attività umane e durante le siccità il fiume brussellese non era sufficiente a evacuare le acque reflue. L’odore che ne emanava era insopportabile. Accusato a sua volta di propagare il colera durante le epidemie che hanno colpito le grandi città europee nell’Ottocento, iniziarono nel 1867 i lavori di copertura del suo corso in città.

Copertura della Senne a Bruxelles

Sui 14,9 chilometri del suo percorso brussellese, la Senne risulta attualmente coperta su 10 chilometri.
I tempi sono tuttavia cambiati e l’amministrazione regionale dell’ambiente vorrebbe dare al fiume una maggiore visibilità. L‘intenzione sarebbe di aprire, a partire dal 2019, le coperture su alcune centinaia di metri. Quest’operazione dovrebbe permettere alla Senne una migliore ossigenazione e di tornare a essere un fiume vivo. In questi ultimi anni l’evacuazione di 40mila tonnellate di fanghi inquinati dal fondo ha migliorato sensibilmente le condizioni del fiume: i primi pesci hanno fatto la loro riapparizione e si spera in un prossimo futuro una piena rivitalizzazione, a cielo aperto, dell’intero tracciato urbano.

 

Il Temo
Il fiume Temo nasce dalle falde del monte Calarighe, nel comune di Villanova Monteleone, in provincia di Sassari. Scorre nel lago omonimo e riprende poi la sua corsa in direzione sud, attraversando uliveti, querceti e macchia mediterranea. Arrivato in provincia di Oristano, bagna la cittadina di Bosa prima di gettarsi nel mar di Sardegna.

A Bosa il fiume, diventato navigabile, è attraversato da due ponti, Il primo, il Ponti Ecciu, è tra i più belli d’Italia, il secondo, molto più recente, scavalca il Temo più a valle, poco prima di Bosa Marina e dell’estuario.

Bosa, Ponti Ecciu (Ponte Vecchio). In alto, il castello Malaspina

 

Sulla sponda sinistra del fiume, in corrispondenza del ponte Vecchio, un allineamento di case abbandonate ricorda che in passato una delle attività principali della città era la concia delle pelli.

Alcune testimonianze poco lusinghiere fanno l’esatto punto della situazione. Il francese Antoine Claude Passquin (Valéry) scrisse nel 1831: “Bosa, circondata da montagne, in una ridente e fertile vallata, a un miglio dal mare, è pittoresca, ma l’aria umida, densa, concentrata, la rende malsana. Questa insalubrità aumenta anche più per le esalazioni del suo fiume, detto fiume di Bosa, l’antico Temus, dove si fa macerare il limo, e si gettano le immondizie”.

Antiche concerie di Bosa

 

Il linguista tedesco Max Leopold Wagner scrisse, nel 1908, a proposito dello scarico industriale delle conce nel fiume: “Visto dall’esterno il luogo appare grazioso, ma considerato dappresso lo si scopre meno piacevole… L’aria è ammorbata dalle acque stagnanti del fiume e dai miasmi delle concerie”.

La concia delle pelli è un lungo procedimento le cui prime fasi, come quella di immergerle in un bagno di acqua ed escrementi di cane, comportavano allora il grave inconveniente appena descritto. Rimane di tutto ciò un detto che, più di qualsiasi discorso, descrive quanto i nasi dei bosinchi (abitanti di Bosa) erano costretti, giorno dopo giorno, a sentire: Bosa fiagosa, Bosa maleodorante.

Che il cattivo odore di Bosa fosse tutto imputabile alle concerie? Probabilmente no, perché, come succedeva in altre città, si aveva l’incresciosa abitudine di buttare l’immondizia e il contenuto dei vasi da notte nel fiume. Ce ne parla il poeta Melchiorre Murenu (1803-1854) che, nel suo capolavoro “Sas isporchizias de Bosa” (Le sporcizie di Bosa), ha immortalato il fiume e la cittadina che attraversa.

Custu logu suffocat alientos,

Pro me, no mi cumbenit chi resista;

Assumancu faghidebos provista

De rudas, romasinos e atentos,

E pro mesu de varios fumentos

Podet benner su fragu superadu.

(Questo luogo arriva a mozzare il fiato: a me non conviene che vi resista; almeno fate provvista di ruta, rosmarino e assenzio, in modo che, per mezzo di vari suffumigi, possa essere soffocato questo fetore).

Sa causa dipendede da inie,

Pro cantu sos fiagos sunu medas,

Immancabile este chi caghedas

Bindighi o vinti ‘ortas a su die.

Corruoe est famadu pro su nie

E bosa est po sa merda lumenada.

(La causa dipende proprio da lì: per il fatto che i fetori sono molti è sicuro che voi cagate quindici o venti volte al giorno. Il passo di Correboi è famoso per la neve e Bosa è nominata per la merda).

Mancari de familia siant trese

Sas chistiones non faghent bizzarra;

Bazzinones chi leant una carra

Ogni notte nde prenant chimb’e sese

Faghet treghentos mojos a su mese

Già l’ingrassant su logu fadigadu.

(Anche se in famiglia siano in tre, non si fanno di certo i capricci; vasi da notte della capacita di venti litri ogni notte ne riempiono cinque o sei: in totale si arriva a trecento moggi al mese per ingrassare il terreno sfruttato).

Custas sunt sas giustas veridades

De conzas e cunduttos e fundagos,

Chi cun sos bostros putridos fiagos

Cale si siat omin’ annegades,

Sezis porcos infin’e meritades

Cantu madre natura bos hat dadu.

(Queste sono le esatte verità di concerie, di condotti e di fondaci, che, con i vostri putridi fetori, affogate qualunque uomo. Siete porci e meritate tutto ciò che madre natura vi ha donato).

1 commento

  1. L’ACS (associazione canottieri senna), il pittore impressionista Auguste Renoir e il regista Jean Renoir esprimono il proprio rammarico per non essere stati oggetto nemmeno di una nota a pie’ di pagina .
    Ciao!
    Claudio

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