FANTASCIENZA E MODA: IL FASCINO DEL FUTURO

FANTASCIENZA E MODA: IL FASCINO DEL FUTURO

La Fantascienza non è solo un genere letterario o cinematografico che ci parla del futuro. Il suo immaginario interpreta una nuova visione del mondo che supera i confini di genere arrivando fino alla moda.

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Bozzetti costumi de “Il quinto elemento” disegnati da Jean Paul Gautier

Visioni futuristiche del mondo, scenari tecnologici o fantastiche realtà alternative ambientate nel passato, nel presente e nel futuro, sono da sempre le tematiche del genere science fiction, sci-fi o, in italiano, fantascienza.

Spesso queste suggestioni sono arrivate anche dagli abiti delle passerelle, a dimostrare la contaminazione tra queste due forme d’arte.

Bozzetti costumi de Il quinto elemento. Jean Paul Gautier.

La fantascienza si afferma nei primi del novecento, ma il fenomeno esplode al cinema negli anni cinquanta, negli Stati Uniti. La Seconda guerra mondiale è finita e, per dimenticare gli orrori del passato, si comincia a immaginare un futuro diverso e tecnologico. Altri elementi, come l’entusiasmo per la nascente industria missilistica e il primo avvistamento di un disco volante nel 1947, rendono la fantascienza un fenomeno sociale.

Nella televisione, nei giocattoli, nei fumetti, nei libri e nel cinema, tutti puntano gli occhi verso le stelle. Costumisti e scenografi si sbizzarriscono nel cercare di creare abiti ed atmosfere innovative, che anticipino o influenzino le tendenze stilistiche.

L’attrice Anne Francis, nel film Il pianeta proibito (Forbidden Planet), girato nel 1956, sfoggia una minigonna mozzafiato creata dalla costumista Helen Rose almeno un decennio prima che la stilista Mary Quant la porti in passerella, trasformandola in icona dei mitici Sixties e simbolo dell’emancipazione femminile.

FORBIDDEN PLANET, Anne Francis, Robby the Robot on set, 1956

Anne Francis nel film “Il pianeta proibito”

Negli anni sessanta la fantascienza diventa genere di spessore, e il racconto metafora della condizione umana. Il pianeta delle scimmie è del 1968, ma è dello stesso anno il capolavoro di Stanley Kubrick, 2001 Odissea nello spazio, dove il costumista Hardy Amies sceglie uno stile lineare per l’uomo e la donna dello spazio, in cui predominano il bianco lunare per le divise delle hostess di bordo, ma anche il nero e il grigio. E ancora oggi, dalle scenografie del film, traggono ispirazione l’architettura e il design.

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“2001 Odissea nello spazio” di Stanley Kubrik

In pieno boom di missioni spaziali, gli stilisti cominciano a immaginare i materiali e i vestiti della donna del futuro. Andres Courrèges intitola la sua collezione più famosa, quella della primavera del 1964, Space Age, dove introduce materiali plastici, quali il Pvc, per creare abiti trasparenti, gonne e pantaloni corti, tutine metallizzate e parrucche multicolori: nasce la sputnik couture.

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Jane Fonda in “Barbarella” di Roger Vadim.

Anche Pierre Cardin rimane affascinato da questo stile, e nello stesso anno, presenta una collezione con caschi spaziali, pantaloncini in pelle trasparente e vestitini in vinile lucido. Ovviamente, questa moda sbarca al cinema. Una super sexy Jane Fonda, nel film cult Barbarella del 1968, indossa audaci tutine spaziali disegnate per lei da Paco Rabanne. I materiali utilizzati sono metallo, alluminio, plastica e plexiglass.

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Jane Fonda in “Barbarella”, costumi di Paco Rabanne.

Anche nelle sue collezioni di quegli anni il designer utilizza questi materiali insieme a carta e fibre ottiche, suscitando lo sdegno di Coco Chanel, che lo definisce “il metallurgico della moda”. Nel 1969, finalmente, la fantascienza diventa realtà e l’intera umanità fa un balzo nello spazio e nel futuro: l’uomo sbarca sulla Luna. Questo evento memorabile influenza cinema, società e costume; nasce infatti la moda lunare, dove le indossatrici hanno tutte un pallido incarnato, la cosiddetta “tintarella di luna”. Mary Quant porta in passerella una collezione interamente dedicata, con le modelle che indossano abiti a trapezio e antenne nei capelli. Qualche anno prima, il produttore di Star Trek, Gene Roddenberry aveva deciso che le divise dell’equipaggio femminile dell’astronave dovevano avere la minigonna: questa sarà la consacrazione a fenomeno sociale.

STAR TREK II: THE WRATH OF KHAN, Kirstie Alley, Leonard Nimoy, 1982

Star Trek

Negli anni a seguire, stilisti come Moschino, Etro e Gai Mattiolo, inseriscono elementi sci-fi nelle loro sfilate, ispirandosi alla Luna. Arriviamo agli anni ottanta, e con la saga di Guerre stellari la science fiction diventa anche commerciale, ma le cupe atmosfere della Los Angeles del 2019 ipotizzata da Ridley Scott in Blade Runner diventano un cult.

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Blade Runner di Ridley Scott: Pris

Le tre splendide replicanti ispirano più di uno stilista e più di una collezione: Rachael, con l’acconciatura anni quaranta e le spalline anni ottanta; Zhora, con il suo trench in plastica trasparente da cui si intravedono top, slip, e stivali neri con inserti metallici; e Pris, con il suo caschetto biondo, pelle di latte, striscia nera di trucco sugli occhi, e le sue mise dai richiami bondage.

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Blade Runner di Ridley Scott: Zhora.

La fantascienza veste per lo più oro e argento, bianco e nero. Sono dorati i costumi della principessa Aura, la bellissima Ornella Muti nel film Flash Gordon, così come il completo indossato dalla Principessa Leila, interpretata da Carrie Fisher, nel Il ritorno dello Jedi.

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Blade Runner di Ridley Scott: Roy Batty

Richiami argentati invece hanno i costumi degli elfi nella saga Il Signore degli Anelli, mentre la Catwoman interpretata da Michelle Pfeiffer per Batman Returns è strizzata in una tutina nera lucida che esalta le sue forme. Milla Jovovich veste una sexy tutina bianca stile nude look disegnata per lei da Jean Paul Gautier ne Il quinto elemento. Il nero ritorna anche nei recenti sci-fi. Neo e Trinity, in Matrix, vestono in stile total black.

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Jean Paul Gautier: Il quinto elemento

C’è una continua contaminazione tra cinema e moda. Nel 2010, Alexander Mc Queen si ispira al campione di incassi Avatar per la sua collezione. Nello stesso anno, Karl Lagerfeld crea per Chanel degli abiti spaziali. Alexander Wang, fashion designer di successo della Grande mela, nella sua collezione autunno inverno 2011/12 usa concetti come ibridazione e morphing per creare dei capi futuristici: ritorna Blade Runner e continua la perenne sperimentazione dello “Space Oddity” tra presente, passato e futuro.

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Blade Runner di Ridley Scott: Rachael

Costumi di qualità in un film di successo possono ispirare intere generazioni di designer, editoriali, campagne, e persino nuovi stili. In termini di innovazione, nessun genere può competere con la fantascienza. Il genere sci-fi è, infatti, caratterizzato da indumenti aggressivi, e ha bisogno di concetti innovativi e nuovi paradigmi che li possano sostenere e, quando un costumista centra l’obiettivo, allora può influenzare la moda per i decenni a venire. Ecco per voi i dieci film che hanno eccelso nella nostra indagine sugli stili sci-fi.

Matrix (1999)
Occhiali da sole, ampi cappotti neri, pelle verniciata che ricopre il corpo, tutto indiscutibilmente nero, è un look che ha invaso la cultura popolare all’inizio del nuovo millennio, influenzando sia gli stilisti di moda che i fanatici del genere. I costumi di Matrix sono stati, nel bene e nel male, un fenomeno culturale che ha contribuito a definire l’idea di tendenza della nuova era. Prendendo in prestito un po’ dell’urbanismo implacabile di Helmut Lang e una punta di romanticismo gotico à la Oliver Theyskens degli inizi, i costumi hanno fatto da modello per plasmare i supereroi dei giorni nostri.

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Gattaca (1997)
Raccontando un futuro regolato dall’eugenetica, Gattaca è stato prodotto nel mezzo della tendenza ultra-minimalista che ha attraverso gli anni ’90. La costumista statunitense Colleen Atwood si dice abbia disegnato abiti degli anni ’30 e ’80 con tessuti moderni, creando quella nostalgia retrò all’interno di una semplicità estremamente conservativa, che richiama a gran voce l’ammirazione di Miuccia Prada per gli anni ’30. L’estetica del film, dopo 15 anni, risulta ancora incredibilmente attuale.

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Gattaca.

Interceptor – Il Guerriero Della Strada (1981)
I costumi di Interceptor, il franchise di culto su un poliziotto vestito di pelle che cerca di far rispettare la legge nell’anarchico entroterra, sono diventati il livello standard a cui paragonare tutte le opere post-apocalittiche. Interceptor – Il Guerriero Della Strada ha definito l’estetica un po’ vagabonda e affamata che da allora è diventata sinonimo di un futuro disastroso. Norma Moriceau ha sintetizzato un nuovo genere dalle suggestioni New Romantic di Vivienne Westwood, il militarismo di Thierry Mugler e la decostruzione di Rei Kawakubo.

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Star Wars: Episodio IV – Una nuova speranza (1977)
Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, l’universo di Star Wars presentava un mondo tecnologicamente avanzato in perfetta armonia con le antiche tradizioni. Gli abiti drappeggiati dei Jedi sono fondamentali per questa galassia quanto le bianche uniforme degli Stormtrooper Imperiali. La molteplicità di stili e la profondità dei dettagli nei film di Star Wars sono così lussuose che non sorprende che persino stilisti come Nicholas Ghesquiere e Christiphe Lemaire abbiano guardato la saga in cerca d’ispirazione.

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Solaris (1972)
Tarkovsky desiderava che i costumi in Solaris non solo fossero senza tempo, ma che mettessero fine ai cliché degli abiti futuristici – provava infatti un particolare disprezzo verso 2001 di Kubrick. Lo stile ha mantenuto un senso di calore, giocando con classici come le felpe, i pantaloni in twill e capi d’abbigliamento sartoriali come gli scialli fatti all’uncinetto. Calmi ma profondi, riflettono il cambiamento dell’epoca all’interno del mondo della moda, quando la mania per lo spazio morì e gli stilisti iniziarono a concentrarsi su un approccio più terrestre.

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Alien (1979)
L’iconico design della creatura biomeccanica di H.R. Giger ha influenzato l’intera produzione. Gli abiti dell’equipaggio della Nostromo, un vascello di traino nel profondo spazio, sono vissuti e sporchi; sono i tocchi personali dei membri dell’equipaggio – stivali da cowboy, camicie hawaiane… – a rendere i costumi eclettici. Un look che oggi sarebbe facilmente raggiungibile mischiando abiti vintage a quelli di Hood By Air. Il miglior momento per la moda si trova in una delle scene quasi conclusive del classico, quando Sigourney Weaver si spoglia fino a restare con la sola biancheria, dando filo da torcere alle modelle di Calvin Klein.

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L’Uomo Che Cadde Sulla Terra (1976)
Lo scarno ed esoticamente inglese David Bowie è un alieno in missione, alla ricerca disperata di una fonte d’acqua per il suo pianeta morente. L’inconfondibile glam gender-bender di Bowie è caricato e accentuato all’ennesima potenza in un tragico dramma degno dello stesso Euripide. L’Uomo Che Cadde Sulla Terra da allora è diventato un classico nel mondo della moda: da Hedi Slimane, di cui Bowie è eterna fonte d’ispirazione, fino a J.W. Anderson per Loewe e Alessandro Michele per Gucci, gli stilisti hanno attivamente messo in dubbio le norme dei generi e i costumi del film offrono ispirazioni uniche.

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Blade Runner (1982)
Il film è pura incarnazione dello stile anni ’80, un editoriale per tutti gli stili all’avanguardia dell’epoca. I costumi di Michael Kaplan, con elementi dei noir anni ’40 e altri apertamente futuristi, hanno codificato le tendenze del periodo, da Montana a Mugler. Da allora, quell’impronta è stata richiamata da chiunque, da Alexander Mc Queen a Raf Simons. I costumi per Blade Runner sono entrati nei canoni dello stile sci-fi e sono elemento centrale delle abbaglianti immagini del film e della direzione artistica.

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Il Quinto Elemento (1997)
Luc Besson ingaggia l’enfant terrible parigino Jean-Paul Gaultier come costumista per il suo epico progetto fantascientifico. Rinomato per le sue posizioni, lo street style e gli abiti etnici, Gaultier dà vita all’utopico e cosmopolita futuro di Besson. Con oltre mille personaggi da vestire si tratta dell’impresa più ampia mai fatta dallo stilista; dagli impiegati del fast-food ai poliziotti, dai cadetti dell’aeronautica ai monaci, fino al post-gender Chris Tucker e Ruby Rod, appariscente diva aliena dell’opera, i costumi rivelano l’implacabile e immensa immaginazione di Gaultier.

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2001: Odissea nello spazio (1968)
Stanley Kubrick ha commissionato lo styling degli abiti del suo colosso interplanetario niente meno che alla sarta della regina, Hardy Amies. Amies ha prodotto abilmente il look spaziale che prevaleva all’epoca con un’attenzione ai dettagli e un allestimento tale da far invidia a Pierre Cardin. L’approccio della costumista alla moda e la spiccata sensibilità si sono tradotte in qualsiasi cosa, dalle tute da lavoro, alle uniformi della PanAm e ai completi aerodinamici. Ampiamente considerato come un punto di riferimento visivo per i suoi progetti di produzione, fotografia ed effetti speciali, 2001 non è soltanto una candida visione del futuro, ma lo standard contro il quale tutti gli altri progetti sci-fi sono valutati. Oltre essere una finestra sulla visione alternativa dell’universo-moda di Amies e, quasi senza ombra di dubbio, il progetto per i migliori abiti che abbia mai creato.

2001: A SPACE ODYSSEY, Edwina Carroll, 1968

“2001 odissea nello spazio”, Edwina Carroll, 1968

Barbarella (1968)
Diretto da Roger Vadim, Barbarella è una commedia fantascientifica tratta dall’omonimo fumetto di Jean-Claude Forest, adattato dal regista con Terry Southern. Il film è una co-produzione italo-francese realizzata da Dino De Laurentiis.

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La trama è incentrata sulla figura della bella eroina Barbarella e sulle sue numerose avventure, anche erotiche, ambientate in un lontano futuro, nel 40.000 d.C.
Con i suoi costumi per il film, lo stilista Paco Rabanne creò la moda “spaziale”.
Per una Barbarella interpretata da Jane Fonda, Paco Rabanne crea aderenti bustini metallizzati, tutine attillatissime intramezzate da dettagli metallici, corpetti con applicazioni in plexiglas effetto nude look, giubbettini argentati in stile astronauta e sexy mise che utilizzano lamè, frange, plastica in abbondanza, sempre rigorosamente abbinate a stivali con risvolto o a sensualissimi ma aggressivi cuissards.

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È l’anticipazione straordinaria di un trend ispirato dall’atmosfera che aleggia in virtù dell’imminente sbarco dell’uomo sulla luna, spunto che avrebbe creato, nella moda, un nuovissimo filone i cui protagonisti si rinvengono non solo in Rabanne, ma anche in Courrèges, Cardin. Rimane storica la collezione Space Age di Courrèges: interamente ispirata alla luna, è un trionfo di tubini, miniabiti, body ultraderenti e stivaloni in colori lunari declinata in tessuti sintetici, plastica e vinile.

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