L’ETERNAUTA È UN ERRORE

L’ETERNAUTA È UN ERRORE

Tutte e quattro le figlie di Héctor Oesterheld, lo sceneggiatore dell’Eternauta, vengono arrestate e poi uccise dalla polizia segreta del dittatore Jorge Rafael Videla. Lo stesso Héctor viene imprigionato nel 1977 e ammazzato, senza processo, l’anno successivo.

Héctor Hoesterheld con le quattro figlie in tenera età

In Argentina fioriscono diversi gruppi guerriglieri, come l’Erp, che nel 1972 sequestra e uccide il responsabile della Fiat argentina Oberdan Sallustro. Nel Paese latinoamericano c’è anche una tradizione di colpi di stato che portano periodicamente i militari al potere. In mezzo, a partire dal fascistoide Juan Domingo Peron, stanno i partiti populisti di destra e di sinistra incapaci di governare quello che un tempo era, insieme alla Cuba precastrista, il più ricco (o meno povero) Paese sudamericano.

Oesterheld e le figlie fanno parte dei montoneros, un gruppo peronista di sinistra difficilmente inquadrabile (come tutti i movimenti populisti argentini) che pratica la lotta armata contro l’ennesima dittatura, quella instaurata nel 1976 dal generale Jorge Rafael Videla. Nel 1970 i montoneros avevano già rapito e assassinato il generale Pedro Eugenio Aramburu, uno dei reponsabili della cacciata di Peron. La giunta militare si sbarazza facilmente dei montoneros tra gli applausi degli argentini, che in larghissima maggioranza non sopportano i gruppi estremisti, e nel silenzio sia del mondo occidentale sia di quello legato all’Unione Sovietica. Mentre il golpe di Augusto Pinochet in Cile era stato condannato da tutti, salvo dagli americani che lo avevano appoggiato per paura dei comunisti, la giunta argentina viene vista con occhio meno malevolo. L’Unione Sovietica ha smesso di finanziare i movimenti insurrenzionalisti sudamericani perché questi sono sempre più vicini ai maoisti, quindi ai comunisti cinesi loro concorrenti. Il quotidiano comunista italiano “Il Manifesto” si schiera a fianco dell’Argentina quando, per rafforzare il sostegno popolare, nel 1982 la giunta invade le isole inglesi delle Falklands. Margaret Tatcher, primo ministro britannnico, sconfigge i militari argentini spazzando via indirettamente la dittatura, che nel 1983 ha ormai perso qualsiasi credibilità.


Nato nel 1919, Héctor Oesterheld è un geologo con la passione della scrittura per l’infanzia. Le sue capacità vengono notate da Cesare Civita (1905-2005), già straordinario direttore generale della Arnoldo Mondadori prima della Seconda guerra mondiale. Per l’editore italiano, Civita ha rilanciato “Le Grandi Firme”, il settimanale di Pitigrilli con le copertine di Gino Boccasile. Soprattutto, ha lanciato il settore dei fumetti grazie ai personaggi Disney: il grande sceneggiatore Federico Pedrocchi è il suo pupillo.

A causa delle leggi razziali del 1938, Arnoldo Mondadori deve licenziare l’ebreo Civita, il quale va a cercare lavoro all’estero. In Argentina crea le edizioni Abril che, partendo dai fumetti Disney, diventa ben presto la principale casa editrice del Paese sul tipo della Mondadori (mentre il fratello Vittorio ha altrettanto successo in Brasile con la propria casa editrice). Quando decide di produrre fumetti in proprio, Cesare Civita chiama dall’Italia giovani talenti come Hugo Pratt, Dino Battaglia e Sergio Tarquinio. A questi disegnatori, nel 1949, Civita aggiunge lo sceneggiatore Héctor Oesterheld. Un gruppo di autori straordinario che per la Abril realizza, tra le altre cose, il settimanale “Misterix”, dedicato al supereroe disegnato da Paul Campani. Oesterheld e Pratt, che all’epoca aveva un segno nervoso, creano Sergento Kirk. (Quando, nel 1967, Hugo Pratt lancia in Italia la rivista Sgt. Kirk, si fa passare come autore dei testi).

Franciso Solano Lopez (1928-2011) è un altro disegnatore con il quale Oesterheld lavora spesso. Lopez è il tipico disegnatore che non piace agli esperti del fumetto, ma che piace agli sceneggiatori e ai lettori perché disegna esattamente quello che dice la sceneggiatura. Alcuni disegnatori disegnano solo quello che riescono a fotografare o a copiare dai fumetti altrui, altri vogliono fare i grandi artisti: in tutti questi casi finiscono per raccontare una storia meno interessante di quella che gli era stata commissionata. Gli esperti del fumetto non si rendono conto quando un disegnatore ha rovinato la storia dello sceneggiatore e la robaccia che leggono l’ha dovuta riscrivere il redattore per adattarla ai disegni cannati.

Nel 1957, Oesterheld si mette in proprio fondando la casa editrice Frontera, con la quale lancia i settimanali “Hora Cero” e “Frontera”. Tra i personaggi più curati c’è Ernie Pike, una serie di genere bellico disegnata dal sempre scarabocchioso Hugo Pratt. Tra quelli meno curati, nel senso di buttati lì come riempitivi, troviamo l’Eternauta disegnato da Solano Lopez. Proprio il trascurato Eternauta, pubblicato a puntate su “Hora Cero”, sarà il capolavoro assoluto del fumetto argentino. Argentino anche nel senso di ambientato in Argentina, perché, diversamente dai provinciali autori italiani, a Oesterheld non fa schifo parlare del proprio Paese nei fumetti.

cf566f7a8bbe40a0995ac1b9628e44f0
La scrittrice Agatha Christie diceva sempre che prima di iniziare un racconto occorre avere un buon finale. Purtroppo Oesterheld, come troppi altri sceneggiatori, è un pigrone, dato che inizia a scrivere senza avere prima preparato un soggetto.


(Tutte le immagini sono ciulate dal libro “L’Eternauta” della 001 Edizioni: cliccare sopra per ingrandirle).

All’inizio della storia, l’Eternauta compare davanti allo stesso Oesterheld. Questo personaggio, che dà l’allarme raccontando l’arrivo degli alieni, è ripreso da “L’invasione degli ultracorpi”, il film di Don Siegel del 1956, come pure l’idea degli uomini ridotti ad automi che vedremo nel corso della storia.


Qui sopra l’Eternauta dice di trovarsi nel 1957: nel finale abborracciato Oesterheld si dimenticherà che il suo personaggio sa in che anno si trova.


La figura dell’Eternauta è un errore di sceneggiatura: non dovrebbe esserci, non ha senso nell’economia della storia. L’uomo de “L’invasione degli ultracorpi” dà l’allarme, invece questo personaggio, come vedremo alla fine, non serve a niente. Quello che conta è solo Juan Salvo, cioè l’Eternauta prima di diventare tale, che in questo momento sta giocando a carte con gli amici.

Come il grande sceneggiatore William Patterson fa iniziare spesso le storie di Jeff Hawke nella pigra campagna inglese, Oesterheld sa bene che se non vuole rendere pacchiana una invasione aliena deve concentrarsi su persone prese in un momento assolutamente normale, come una partita a carte, appunto.


Un gruppetto di persone che, con le loro virtù e i loro difetti, rappresenta tutto il genere umano.


Uno sceneggiatore convenzionale partirebbe con un disco volante che atterra sulla Terra e gli alieni che sciamano fuori sparando raggi laser a destra e a manca. Uno con i controcoglioni come Oesterheld inizia dalle piccole cose: improvvisamente va via la luce.


E ora la geniale trovata: la nevicata mortale.


Minchia, chi aveva mai pensato a una nevicata come arma per lo sterminio di massa?

Uno sceneggiatore scalcagnato ora farebbe vedere quello che succede in diverse parti del mondo. Oesterheld non si schioda da questa casa: vediamo solo quello che vedono i suoi personaggi. Noi lettori non ne sappiamo più di loro e, quindi, siamo altrettanto curiosi.

Come Carl Barks e Don Rosa nelle storie di Zio Paperone (e diversamente da Stan Lee che ignora persino la differenza tra atomo e molecola), Oesterheld si serve delle proprie conoscenze tecno-scientifiche per rendere plausibile la storia. Juan Salvo esce di casa indossando una tuta chiusa ermeticamente per impedire che penetrino i mortali fiocchi di neve. Però non ci spiega come se la toglie per non essere contaminato: prima dovrebbe, almeno, fare la doccia rimanendo vestito.

Il mondo esterno fa irruzione nella realtà dei personaggi in situazioni come quella che vediamo. Uno sceneggiatore dozzinale ci mostrerebbe i piloti degli aerei mentre parlano tra loro via radio. Oesterheld no.

Vediamo i raggi che abbattano gli aerei, ma non le armi che li producono: l’angoscia del lettore aumenta.

Quando Oesterheld capisce che non può più tirare avanti così, introduce nuovi personaggi: i soldati.

Insieme a loro, i protagonisti si avvicinano lentamente alle forze aliene.

Prima di vedere un veicolo alieno, ne scorgiamo le impressionanti tracce.

Gli scarafoni alieni sono schiavi di altri alieni che hanno organizzato l’invasione, ma questi ultimi, i grandi capi, non li vedremo mai. Non sapremo neppure come sono fatti.

La battaglia è descritta in modo realistico. Il fascino della storia è dovuto anche al contesto in cui si svolge l’invasione aliena: i lettori argentini riconoscono le vie e le piazze famose di Buenos Aires. E anche i lettori stranieri che non le conoscono ne intuiscono la concretezza dovuta alla conoscenza degli autori, i quali non si sarebbero trovati altrettanto a loro agio a Times Square.

Se gli alieni si servono di un diversivo vuol dire che ragionano come i terrestri.

Solo ora vediamo un grande veicolo volante alieno.

Juan Salvo, preso prigioniero dagli schiavi alieni, teme di essere trasformato in un automa senza personalità come gli scarafoni.

Questo è il momento clou dei contatti con gli alieni. Juan Salvo discute con il rappresentante di una razza aliena più  evoluta degli scarafoni, anche lui schiavo di chi ha organizzato l’invasione.

I terrestri riescono a neutralizzare l’alieno multidita e a trascinarlo nella loro base.

Qui c’è il momento più toccante della storia, che ricorda la morte del replicante di “Blade Runner” (“Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi…”), ma in meglio, dato che il monologo improvvisato da Rutger Hauer non ha senso nel contesto del film (dove non esistono i viaggi nelle galassie).


Il multidita non sta morendo per le percosse, ma per lo spavento: alcuni alieni di Oesterheld sono ipersensibili, non dei semplici mostri privi di anima.

Gli invasori si servono anche di grosse bestie.

Va bene, Solano Lopez non sa disegnare gli esseri fantastici, ma è capace di una cosa più importante: raccontare una storia per immagini (lo storytelling). Molti disegnatori di oggi metterebbero dei bellissimi mostri statici, mentre Lopez li fa trotterellare in una nuvola di polvere proprio come devono fare.

Proprio perché sa raccontare la storia come gli viene richiesto dalla sceneggiatura, i mostri di Lopez ci fanno paura.

Ancora una volta gli ingegnosi terrestri trovano il modo di vincere la partita.

Purtroppo Oesterheld è un misogino: di donne praticamente non ce ne sono. Si sente proprio la mancanza di figa, che qui viene apparentemente soddisfatta.


Fiiiga…!

Ma vaffanculo, Héctor! Sprecare tutto questo ben di dio senza nemmeno usarlo un po’.

La Disneyland aliena in mezzo alla città di Buenos Aires.

Le forze militari terrestri sferrano un nuovo attacco, che, per quello che può servire nel contesto generale dell’invasione, sortisce un certo effetto.

I monumenti di Buenos Aires esplodono con gli alieni.

Tornati a casa, Juan Salvo e gli altri cadono come pesci in una trappola radiofonica. Sveglia, io me ne sono accorto subito!

Nel luogo indicato ci sono i soldati controllati dagli alieni.

Essendo i soldati lobotomizzati lenti di riflessi, i nostri eroi riescono a sfuggirgli prima di essere catturati.

Dopo un po’, Juan Salvo, seguito da moglie e figlia, si avvicina a una specie di disco volante.

La casa editrice Frontera è vicina al fallimento, così Oesterheld conclude la storia dell’Eternauta a cazzo di cane.

Il nuovo nome di Juan Salvo, l’Eternauta, viene giustificato in poche vignette.

All’inizio della storia, l’Eternauta conosceva perfettamente l’anno in cui era tornato indietro nel tempo, ora non lo sa più. Allora, visto che l’invasione avverrà negli anni sessanta, il mondo è ancora libero dagli alieni! Stendiamo un velo pietoso su questa trovata. A parte il fatto che Juan Salvo, tornando a casa, troverebbe un altro se stesso.

Se non si sa come finire già prima di iniziare, avendo scritto un soggetto, non si potrà trovare una conclusione avvincente dando un senso logico a tutti i personaggi e alle situazioni.

La storia finisce con la partita a carte: la scappatoia della conclusione ciclica è tipica di uno sceneggiatore alle prime armi o di un professionista che deve improvvisamente staccare la spina.

Il finale di merda non ci deve fare dimenticare il resto della storia, che rimane formidabile.

L’idea della figura immortale dell’Eternauta, Oesterheld la ricicla con maggiore logica nel 1962 creando Mort Cinder, disegnato da Alberto Breccia. Tutti i vecchi lettori de “Il Mago” formato gigante e dell’Oscar Mondadori a lui dedicato lo rimpiangono insieme a me.

Sempre con Breccia, Oesterheld realizza una nuova versione dell’Eternauta per il settimanale argentino “Gente”.

I redattori del settimanale mainstream gli tagliano i testi verbosi e chiudono prima del tempo la storia perché ormai Oesterheld, persosi nelle velleità rivoluzionarie, ha trasformato il suo capolavoro in un polpettone politicizzato per scagliarsi contro l’imperialismo americano.

eternauta-otras-historias-hg-oesterheld-alberto-breccia_iz10486xvzxxpz2xfz81398715-142606530-2-jpgxsz81398715xim
Come gli argentini e gli italiani dell’epoca (e di oggi), Oesterheld non si rende conto che i Paesi poveri non sono tali per colpa dei Paesi ricchi, identificabili per metafora negli alieni della sua storia, ma perché si ostinano a eleggere una classe politica corrotta e inefficiente. Scaricare la responsabilità sugli altri è sempre l’opzione più facile.

Certo che le immagini di Breccia, come questa dedicata alla nevicata, lasciano il segno.

Anche Cesare Civita, dal quale Oesterheld torna a lavorare, ha problemi con il governo militare di Videla. Le sue redazioni rigurgitano di giornalisti rivoluzionari che con i loro articoli non gli fanno fare proprio bella figura con il regime, così deve svendere la casa editrice e lasciare, per la seconda volta, un Paese sotto la dittatura per ricominciare altrove. Civita si spegnerà dopo un secolo di vita fruttuosa, che deve ancora essere indagata a fondo dai fumettofili.

Nei suoi ultimi anni, Héctor Oesterheld scade parecchio come sceneggiatore, preso com’è dall’impegno politico con i montoneros. Dopo la caduta della giunta militare che ha ucciso lui e le figlie, l’Argentina diventa un paese definitivamente democratico, anche grazie agli americani che con Ronald Reagan minacciano sanzioni economiche a tutti gli Stati latinoamericani retti da dittature. A differenza del Cile, la dittatura argentina non è riuscita neppure a risanare l’economia e la crisi oggi rimane immutata. Tale situazione genera una pluridecennale impotenza psicologica che si riverbera anche nei fumetti argentini, sempre pessimisti, melanconici e privi di speranza. “Lanciostory” e “Skorpio”, settimanali un tempo pieni di fumetti argentini, hanno formato l’attuale generazione di sceneggiatori che lavora per la Bonelli. E si vede.

el_eternauta_ii_by_mobyq-1

Contatto E-mail: info@giornale.pop

3 commenti

  1. […] sull’Eternauta (http://www.giornalepop.it/eternauta-e-un-errore/) ha scatenato le ire di alcuni lettori in uno dei tre gruppi di Facebook nel quale era stato […]

  2. Io sarò un populista, ma la penso proprio come Oesterheld riguardo alla situazione dei paesi poveri. Poi noi europei e nord americani non capiremo mai fino in fondo quelle nazioni che escono dal colonialismo, un po’ perché siamo troppo convinti della nostra (presunta) democraticità, un po’ perché per noi socialismo e nazionalismo appaiono come i due poli opposti della medaglia, invece spesso lì andavano di pari passi (e così si possono leggere Che Guevara, Mao Tse-Tung, Gheddafi, Thomas Sankara, Assad, Sukarno). Io consiglio a tutti di leggersi un po’ Noam Chomsky, Hosea Jaffe, Fulvio Grimaldi, invece della solita paccottiglia sugli europei che “esportano la democrazia”.

    • L’Argentina non “esce dal colonialismo”. Semmai ha colonizzato un vasto territorio sterminando gli indios che vi abitavano.

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*