E LO CHIAMARONO JAZZ ROCK

E LO CHIAMARONO JAZZ ROCK

Miles Davis

Nell’agosto del 1969 il grande Miles Davis riunisce una crew di musicisti jazz assieme ai quali si prepara a registrare un disco epocale. “La musica jazz sembrava non andare più di moda alla fine degli anni sessanta. Per la prima volta in molto tempo non suonai con il tutto esaurito. Nonostante in Europa i miei concerti fossero sempre ancora sold out, negli Stati Uniti spesso ci esibivamo in locali semivuoti. Per me quello fu un segno…”.
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Miles sente che ne uscirà qualcosa di grandioso, anche se non sa ancora come. Ha in mente qualche manciata di note, qualche groove, ritmi sparsi, non molto altro a dire il vero. Ha dalla sua alcune magiche intuizioni. Gli strumenti saranno elettrici, anche se sa che ci saranno contestazioni. La chitarra sarà elettrica, il basso sarà elettrico, persino il piano lo sarà. I piani per la verità, visto che ne utilizzerà addirittura tre.
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Inoltre ha bisogno di persone. Ben più delle quattro/cinque persone di una classica band. Ha bisogno di una crew. Arriverà a portare ben 14 musicisti in sala di registrazione.
Wayne Shorter – sax soprano
Bennie Maupin – clarinetto basso
Joe Zawinul – piano elettrico
Larry Young – piano elettrico
Chick Corea – piano elettrico
John McLaughlin – chitarra elettrica
Dave Holland – basso
Harvey Brooks – basso elettrico
Lenny White – batteria
Jack DeJohnette – Batteria
Don Alias – congas
Juma Santos – shaker
Billy Cobham – batteria
Airto Moreira – percussioni e cuíca

Infine ha un metodo di lavoro ben chiaro in mente. Tiene i microfoni aperti per tutte e tre le ore che staranno in sala e registra tutto quello che verrà suonato. Dopo interviene con le forbici e il nastro adesivo sui nastri registrati e li manipola assieme al suo produttore, l’italoamericano Teo Macero. L’album si intitola “Bitches Brew”.

Bitches Brew

Quando il disco esce, nell’aprile del 1970, la critica capisce subito di trovarsi di fronte a un capolavoro. Langdon Winner su “Rolling Stone” scrisse: “La musica di Miles continua a crescere in bellezza, sottigliezza e pura magnificenza… spinto avanti da un slancio creativo senza precedenti nella storia della musica americana… questa musica è cosi ricca di forma e sostanza che permette e persino incoraggia l’ascoltatore a lasciarsi andare nel libero volo dell’immaginazione”.


Doug Ramsey fu profetico: “Questo album con i suoi lunghissimi brani e la sua musica senza compromessi né trucchi ha venduto 80mila copie nelle prime due settimane dall’uscita. Può essere che i giovani che comprano dischi siano pronti per qualcosa che vada oltre il rock. Se è così, signori e signore, stiamo entrando in una nuova era”.

L’era del jazz rock. Una musica nuova che miscela l’energia e la grezza potenza del rock con la complessità e la sofisticata musicalità del jazz. I maggiori interpreti sono tutti discepoli di Davis, gente che aveva a lungo suonato con il maestro assorbendone le idee musicali.

Mahavishnu Orchestra

A chi gli chiedeva in una recente intervista quale fosse stato il motivo dell’ascesa stratosferica e poi della rapida scomparsa della Mahavishnu Orchestra, il leggendario quintetto che aveva fondato nel 1971 durante i nascenti giorni del jazz rock, il grande chitarrista britannico John McLaughlin ha dato una risposta paradossale: “Il fallimento è facile da gestire, è gestire il successo che è difficile”.
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E successo è stato. “The Inner Mounting Flame”, il primo album della band quando venne pubblicato, ha venduto circa un milione di copie. Si tratta di un capolavoro assoluto che consacra per sempre la prima formazione della band come uno dei gruppi più innovativi della storia della musica.
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Il sound è costituito da una moltitudine di elementi amalgamati tra di loro alla perfezione. Ci sono gli arpeggi del leader sui tempi dispari del progressive, gli assoli fiammeggianti di chitarra costruiti sulle scale pentatoniche indù, le folli cavalcate di violino, il beat pulsante della batteria di Billy Cobham.

Jimmy Herring, chitarrista degli Allmann Brothers Band, bene descrive l’attitudine della band: “Quando ascoltai la Mahavishnu Orchestra per la prima volta fu davvero uno shock, il suono era elettrico e davvero rumoroso proprio come il rock and roll, ma mio Dio … l’incredibile passione e la complessità ritmica di ciò che suonavano e l’armonia profonda tra le note, tutto questo non era altro che jazz”.

Return to Forever

“Nel 1971, un incredibile cambiamento si verificò nella mia vita, fu quando iniziai ad approfondire lo studio delle opere di L. Ron Hubbard, il fondatore di Scientology”, dice Chick Corea. “Il risultato è stato pormi un obiettivo apparentemente nuovo, ma in realtà antico e dimenticato ma che ho avuto da sempre: creare e comunicare la musica che amo”. La realizzazione di questo obiettivo è diventato il suo gruppo “Return to Forever”, uno dei più influenti gruppi dell’era Jazz Rock.
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I membri originali includono Stanley Clarke (basso), Joe Farrell (sax, flauto), Flora Purim (voce, percussioni), Airto Moreira (batteria, percussioni) e Chick Corea (tastiere). Il loro album di debutto omonimo e il disco seguente “Light as a Feather” sottolineano la fusione delle tradizioni jazz con la musica latinoamericana. Il risultato sono alcune delle composizioni più melodiche del jazz, come il pezzo probabilmente più famoso di Corea: “Spain”.


Come Mclaughlin ha introdotto le scale orientali nella sue composizioni con la Mahavisnu Orchestra, Corea introduce strutture musicali e progressioni di accordi provenienti dalla tradizione spagnola nelle sue, realizzando con i suoi “Return to forever” un compiuto esempio di “fusion”.

“All’epoca ero innamorato di ‘Sketches of Spain’ di Miles con Gil Evans”, racconta Corea. “E lo sono ancora. In quel disco Gil ha questo fantastico arrangiamento, è il secondo movimento del “Concierto de Aranjuez” di Joaquin Rodrigo. Mi sono concentrato su questo tema, l’ho esteso e composto alcune melodie nuove, che poi sono diventate i temi principali di “Spain”.

Headhunters

Quando Herbie Hancock ha riversato tutto il suo amore per le ritmiche funky nel progetto “Headhunters” non pensava minimamente alle possibili conseguenze. Il disco dallo stesso titolo del 1973 ha venduto oltre ogni aspettativa, è stato il primo disco jazz a diventare di platino (oltre un milione di copie vendute).


Questo gli attira addosso gli strali dei puristi del jazz, che criticano l’apparente semplicità delle ritmiche basate sui groove tipici del funky, nonché l’uso massiccio di sintetizzatori e di strumenti elettrici. La musica di Headhunters, però, può apparire semplificata e banale solo a un ascolto superficiale. A un ascoltatore attento si rivela invece complessa e profonda. Basti pensare agli assoli di Hancock.


Questi sono costruiti su di un tappeto armonico costituito da pochi accordi mantenuti per tutto il brano.
A differenza dei rapidi cambi di accordi del bebop e dei sofisticati intrecci armonici che si generano nel jazz modale e nel free, il jazz-funk è una musica basata su semplici riff, che non prevede complesse progressioni armoniche.

Ma è proprio qui che vien fuori il genio di Hancock come solista e la sua capacità di riarmonizzazione. Il grande pianista di Chicago non si fa limitare nella sua esposizione musicale dalla staticità armonica dello sfondo, ma attraverso l’invenzione melodica costruisce durante i suoi assoli una nuova struttura armonica a sostegno dell’improvvisazione generando così un forte senso della forma.

Weather Report

Il più famoso tra i gruppi del jazz rock venne fondato dalla coppia Wayne Shorter/ Joe Zawinul, entrambi presenti nelle registrazioni di Bitches Brew del 1971.


Il rapporto instaurato tra l’austriaco e il trombettista è molto forte, tanto che i due coltivano insieme il loro hobby preferito, la boxe. Si allenano spesso alla palestra Stillman di New York e si sfidano anche a casa dello stesso Davis.
A proposito della loro comune concezione musicale, il pianista “teorizzava una forma di concentrazione totale durante l’improvvisazione, una dote che pensavano di avere in comune con i grandi pugili, e che riteneva provocasse un’alterazione della normale percezione temporale”.


Su questa linea si indirizza anche la musica del gruppo che si caratterizza per la ricerca di pari dignità tra front line e accompagnamento, tra composizione e improvvisazione, tra suono e ritmo. Non più un insieme di solisti, ma un gruppo vero e proprio con una sua logica e una sua filosofia. In altre parole, l’improvvisazione e la narrazione vengono affidate simultaneamente al gruppo nel suo insieme piuttosto che volta per volta ai singoli musicisti.

Questa profonda omogeneità, rimane la caratteristica principale del gruppo, anche quando accoglie nelle sue file il compianto bassista Jaco Pastorius, uno dei più grandi solisti della storia del Jazz.

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