L’ARCHITETTURA RAZIONALISTA SOSTENUTA DA MUSSOLINI

L’ARCHITETTURA RAZIONALISTA SOSTENUTA DA MUSSOLINI

L’architettura razionalista italiana si proponeva di costruire in modo che ogni particolare corrispondesse a una funzione, seguendo i criteri moderni diffusi soprattutto nella Germania degli anni venti. Il razionalismo e il fascismo erano contrari a qualsiasi decorazione che appesantisse l’aspetto degli edifici.

Fiorì soprattutto durante il ventennio fascista. Benito Mussolini, diversamente da Adolf Hitler, non si oppose alle correnti moderne, permettendo agli architetti razionalisti di costruire numerosi edifici importanti.

Ex casa del fascio di Como, progettata da Giuseppe Terragni

Una delle opere significative del razionalismo è l’ex casa del fascio di Como, progettata da Giuseppe Terragni. Ora è la sede della guardia di finanza. Nel dopoguerra veniva indicata dai cartelli come casa Terragni, e coloro che andavano a Como per vedere la casa del fascio, che era su tutti i testi di architettura, non riuscivano a trovarla. Solo vent’anni fa il sovraintendente ai beni architettonici della Lombardia, dopo un’aspra battaglia, riuscì a far mettere i cartelli con la giusta indicazione, cioè il nome storico di “casa del fascio”.

Interno della casa del fascio di Como

Le costruzioni razionaliste risalgono agli anni del fascismo e al periodo del secondo dopoguerra. Per due grandi eventi italiani, cioè le Olimpiadi di Roma del 1960 e le celebrazioni a Torino del centenario dell’unità d’Italia nel 1961, si edificò ancora in questo stile. Era il periodo del boom economico e si credeva che lo sviluppo sarebbe continuato senza rallentare. L’Italia si stava industrializzando e tutti pensavano che sarebbero serviti uffici direzionali e grandi palazzi per congressi e fiere.

Che fine hanno fatto le costruzioni razionaliste? Sono ancora in uso come è successo al palazzo del fascio di Terragni? Qual è stato il loro destino?

La demolizione

Velodromo dell’architetto Cesare Ligini

Il velodromo di Roma fu inaugurato nel 1960 per le gare in bicicletta su pista della diciassettesima Olimpiade. Lo disegnò l’architetto Cesare Ligini. Il progetto permetteva di vedere la pista da ogni ordine di posti. Caduto in disuso, fu fatto saltare in aria nel 2008 benché ne fosse stata ordinata la messa in sicurezza. Era un’opera unica nel suo genere e piuttosto bella.

Seguì un processo che si concluse con la condanna del responsabile della società Eur Spa, proprietaria del velodromo, per averlo fatto saltare nonostante il pericolo di inquinamento a causa dell’amianto presente nei materiali di costruzione.

Sul posto sarebbe dovuta sorgere una “Città dell’acqua”, cioè un parco acquatico, mai del tutto realizzato.

Gli scheletri

Torri del Ministero della finanze di Cesare Ligini

Le Torri dell’Eur furono realizzate nel 1961 dall’architetto Ligini e dai suoi collaboratori per il Ministero delle Finanze. Sull’onda delle realizzazioni per le Olimpiadi si voleva dotare Roma di costruzioni degne della città. Sono costituite da tre torri unite da un basamento doppio. Furono applicati i principi del razionalismo. Si impiegò un modulo costruttivo di m. 1,35 che si replicò sempre uguale e che consentì un rapido completamento dell’opera. Anche la facciata continua era un segno distintivo del razionalismo.

Torri Ligini dette torri dell’Eur

In un primo tempo le torri furono occupate dagli uffici del ministero delle finanze. Poi vennero progressivamente abbandonate. Si tentarono varie soluzioni per le quali furono fatti grandi lavori di riqualificazione, finché le torri si ridussero a scheletri e vennero soprannominate “Beirut” come la città libanese bombardata.

Il progetto Tim per le torri di Cesare Ligini

La Telecom  si fece avanti per fornire una sede alla società consociata Tim, ma i lavori si sono arenati e sembra che questa ipotesi sia caduta.

È rimasta solo la buccia

Grattacielo Rai di Torino

Il grattacielo Rai fu costruito a Torino negli anni sessanta come sede degli uffici operativi e direzionali. Si trova di fronte alla stazione di Porta Susa. In seguito la Rai si trasferì nella sua nuova sede di Roma.

Il profilo della città di Torino con a destra il grattacielo Rai

Il grattacielo di metallo e pietra, come tutti gli edifici dello stesso tipo in quegli anni, era stato costruito usando l’amianto perché costava poco ed era un materiale facile da usare. All’epoca non si sapeva che l’amianto potesse provocare il cancro: quando morirono due persone che frequentavano il grattacielo, a causa del tipico cancro da amianto, si decise di procedere alla bonifica del palazzo. Ora, all’interno, è completamente smantellato. Si trova in una zona turistica e in piena espansione.

Restauro e riutilizzo

Palazzo della civiltà italiana (o “Colosseo quadrato”)

Il Palazzo della civiltà italiana, detto anche Colosseo quadrato, si trova nel quartiere Eur di Roma, nato per volontà di Mussolini in previsione dell’Expo di Roma del 1942 che poi non si svolse a causa della guerra. Dalle iniziali di Esposizione Universale di Roma deriva la parola Eur.

Marcello Piacentini, il massimo esponente del razionalismo, presiedette la commissione incaricata di scegliere il progetto. La costruzione dell’edificio, che unisce allo stile razionalista l’ispirazione classica, iniziò prima della guerra e fu portata a termine dopo.

Fendi e il palazzo della civiltà italiana

La società Eur Spa, proprietaria dell’immobile, ha restaurato il palazzo nel 2010. Il gruppo Fendi lo ha affittato per 15 anni, impegnandosi a rispettare la sua destinazione a museo.

Totale degrado

Manifattura di Moncalieri di Paolo Perona e Mario Passanti

Progettato nel 1951 dagli architetti Paola Perona e Mario Passanti in stile razionalista, l’edificio della foto era la sede di una tessitura. Si trova a Borgo Po, un quartiere di Torino. È circondato da un ampio parco di alberi secolari. Attualmente è in stato di totale degrado. È utilizzato solo per il Softair Urban, cioè uno sport in cui i partecipanti fingono agguati e battaglie con armi innocue.

Incendio

Fotografo Paolo Monti, 1961, Palazzo del lavoro di Nervi

Nel 1961 fu celebrato a Torino il centenario dell’unità d’Italia. Si costruì un quartiere che fu chiamato Italia 61. Per ricordare il lavoro su cui è fondata la nostra costituzione si decise di costruire un palazzo che lo celebrasse. L’ingegnere Pier Luigi Nervi, un razionalista già molto attivo nel periodo del fascismo, portò a compimento il progetto in brevissimo tempo, con l’utilizzo di 16 elementi modulari a base quadrata.

Pilastro centrale con travi di acciaio a raggiera

Ogni elemento è sostenuto da un pilastro centrale che termina in alto con travi di acciaio a raggiera.

Nervi interpreta il razionalismo a modo suo. Usa la struttura come decorazione con straordinaria purezza e bellezza del tratto.

Torino, palazzo del lavoro di Nervi in fiamme

Il palazzo del lavoro, dopo alterne vicende, è caduto in uno stato di completo abbandono: Il 20 agosto 2015 ha subito l’ennesimo incendio doloso.

Serve un’idea

Sicuramente sul razionalismo di epoca fascista grava il pregiudizio politico. Inoltre il  costo di gestione di questi edifici, nati in un’epoca in cui l’energia elettrica costava molto di meno di adesso, è insostenibile. Tuttavia non dobbiamo nasconderci che il restauro delle opere moderne è molto gravoso, soprattutto in un’epoca di crisi come la nostra.

Anche edifici straordinariamente innovativi come l’ex colonia Enel di Riccione di Giancarlo De Carlo sono stati abbandonati.

Ex colonia Enel di Riccione di Giancarlo De Carlo

Inaugurata nel 1963, la colonia dell’Enel di Riccione di Giancarlo De Carlo, pur essendo razionalista nell’asciuttezza del segno, tenne conto dei desideri e dei bisogni del committente. Questa era l’idea di architettura di De Carlo, il quale osteggiava il razionalismo che, per fedeltà ai principi, non teneva sempre conto dei bisogni delle persone. Nella colonia non esistevano camerate, ma solo camere su tre livelli in modo tale che l’assistente potesse osservare i bambini dall’alto. Non c’erano grandi refettori, ma salette con tavolini da quattro posti. La colonia era stata costruita sulla spiaggia. I bambini potevano andare al mare senza attraversare la strada. Gli arredi interni erano del grande architetto finlandese Alvar Aalto. Era stata finanziata dall’Enel, cioè dalla società elettrica, senza badare a spese perché i figli dei propri dipendenti potessero andare al mare in un ambiente che rispondesse ai loro bisogni e non li facesse sentire dei numeri.

Musée d’Orsay

Per recuperare veramente un edificio non basta il restauro, è necessario trovare un utilizzo che lo trasformi e lo renda nuovamente utile. Non bastano i soldi, occorre soprattutto un’idea.

Ecco l’esempio riuscito del Musée d’Orsay di Parigi, che era una stazione ferroviaria nel tipico stile di fine ottocento. Con l’intervento anche dell’architetto italiano Gae Aulenti, è stata trasformata in un museo che ospita le opere degli impressionisti e dei post impressionisti. Le grandi vetrate e le volte, che lasciano filtrare la luce, sono perfette per ammirare i capolavori esposti. Come si può notare anche dalla foto, c’è sempre una grande affluenza di pubblico. Si trova davanti al museo Louvre.

(L.L. ha contribuito a segnalare gli edifici, alla ricerca iconografica e alla stesura dell’articolo)

 

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1 commento

  1. […] città della pentapoli pontina furono costruite in stile razionalista, quello dominante […]

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