COSE CHE HO FATTO IN TEMPO A CONOSCERE: IL BANCO DI LEGNO

COSE CHE HO FATTO IN TEMPO A CONOSCERE: IL BANCO DI LEGNO

IL BANCO DI SCUOLA IN LEGNO (e accessori)

Quando andavo alle scuole elementari, i banchi erano di legno, a due posti, costruiti in blocco unico con la panca per sedersi e la spalliera. Sul bordo anteriore c’erano scavate due “buchette” che ospitavano i calamai.

Infatti si scriveva ancora con penna e pennino. La penna la chiamavamo “penna a tufo”, perché si “tu(f)fava” nel calamaio. Vi lascio immaginare macchie e schizzi d’inchiostro sul banco stesso e sui quaderni. Per minimizzare le conseguenza di questi piccoli incidenti di scrittura si usavano degli appositi fogli di carta assorbente che, a Siena, veniva più concisamente chiamata “cartasùga”.

Penne, pennini, lapis e gomme venivano tenuti dentro astucci di legno che si aprivano facendo scorrere lateralmente il coperchio.

1 commento

  1. Eccome se li ricordo quei tempi! Il mio banco, però, aveva un solo buchetto e quindi un solo calamaio, cosa non molto pratica. Ricordo quelle punte metalliche con cui le lettere, maiuscole e minuscole, erano più disegnate che scritte. Avere una bella calligrafia, questo era importante. Poi è arrivata, nel 1965 o giù di lì, la Bic Cristal. Non è stato una trauma, lo ammetto, anzi. Forse l’avevano inventata da un pezzo ma la scuola su questo non transigeva: si doveva usare solo il pennino.
    Però, che nostalgia i banchi e le penne di un tempo!

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