CHI STA UCCIDENDO IL FUMETTO SERIALE?

CHI STA UCCIDENDO IL FUMETTO SERIALE?

Il fumetto seriale italiano non se la passa bene. Le vendite calano inarrestabilmente e i tentativi di invertire la tendenza non hanno dato sin qui risultati di rilievo. Il più importante operatore del settore, la Sergio Bonelli, soprattutto dopo la scomparsa dell’editore ha cominciato a sperimentare “di tutto e di più”, come recitava uno slogan della Rai. Senza risultati che non siano, forse, quelli meramente economici di alcune trovate di marketing. Sul fronte delle copie vendute, nulla sembra in grado di arrestare l’emorragia di lettori. Anche l’ammiraglia di casa, Tex, per ammissione del curatore Mauro Boselli “perde 5000 copie l’anno”.

Non va meglio ad altre testate storiche. Alan Ford è costretto ad alzare continuamente il prezzo di copertina per far fronte al calo delle vendite: la collana regolare costa ormai 5 euro, e la ristampa addirittura 9 euro e 90! Diabolik, ancora forte (secondo fonti ufficiose) della vendita di circa 50mila copie mensili della serie inedita (anch’esse comunque in costante calo), ha provato a uscire dall’angolo con qualche sperimentazione ardita. Sto parlando della collana in formato comic book DK incentrata su un “altro” Diabolik, evidentemente mirata all’esportazione internazionale. Non si conoscono né i dati di vendita né eventuali ripubblicazioni estere, ed è dunque impossibile valutarne i risultati.

 

Ma quando è iniziata la Grande Crisi (ce n’erano state anche in precedenza, momentaneamente “risolte” sul finire degli anni ottanta dal fenomeno Dylan Dog)? E quali sono state le cause scatenanti? Credo che si potrebbero riassumere in tre parole: anime, videogiochi e internet. Se fino ad allora, infatti, il fumetto “popolare” aveva goduto del fenomeno del ricambio, con nuove generazioni di lettori che “scoprivano” questo o quel personaggio e si sostituivano nell’acquisto a quella precedente che crescendo aveva abbandonato la lettura dei fumetti, con lo sbarco massiccio di prodotti animati provenienti dal Giappone negli anni ottanta si è creata una frattura insanabile: l’intero immaginario visivo e narrativo dei ragazzini è mutato. Fin lì ai lettori erano stati proposti personaggi seriali “immortali” studiati per continuare “in eterno”. Protagonisti e entourage, al termine di ogni episodio, dovevano ritrovarsi nella stessa identica situazione in cui erano all’inizio della storia. Questo anche per permettere di pubblicare senza problemi di continuity le storie, affidate ad autori diversi per poter coprire la corposa produzione mensile o addirittura settimanale. Se ogni tanto qualche comprimario, eccezionalmente, moriva, i titolari di testata non correvano questo rischio. La serialità di manga e anime, invece, con produzioni che – per quanto lunghe – erano comunque a termine, grazie anche alla mortalità dei personaggi permetteva di aumentare esponenzialmente la carica emozionale delle storie ricorrendo anche a formule narrative mutuate dai coinvolgenti feuilleton di fine Ottocento. Per di più, le storie avevano spesso protagoniste femminili, decisamente scarse nella produzione seriale nostrana (se non quelle indirizzate comunque a un lettorato maschile nei fumetti sexy degli anni settanta): ecco dunque Georgie, Candy Candy, Sailor Moon, Occhi di Gatto e decine di altre, per non parlare di personaggi che tenevano il piede in due staffe come Lady Oscar o Ranma 1/2. Indipendentemente da quanto abbiano venduto e continuino a vendere i manga in edicola e fumetteria, il nuovo immaginario ha di colpo “invecchiato” tutta la produzione nostrana e reso “invisibili” agli occhi delle nuove generazioni le testate tradizionali in edicola e in qualsiasi altro punto vendita.

L’esplosione dei videogiochi che, dalla elementare pallina da ping pong sono presto passati a prodotti che rivaleggiano narrativamente e visivamente con il cinema stesso, e poi l’esplosione di internet (per non parlare della moltiplicazione dei canali televisivi e dello sviluppo delle piattaforme che distribuiscono contenuti on demand) hanno definitivamente spostato l’attenzione dei millennials verso forme e modalità di svago dalle quali il fumetto seriale da edicola è rimasto quasi del tutto escluso. A parziale riprova di questo, qualche settimana fa un gruppo Facebook di appassionati di Zagor ha svolto un piccolo sondaggio tra i propri iscritti domandando quando avessero scoperto e iniziato a collezionare gli albi dello Spirito con la Scure. Per quanto il campione sia numericamente limitato, credo sia sufficientemente significativo da poter essere preso in esame per la nostra riflessione. Potete vedere qui sotto il risultato del sondaggio.

Come si può notare, solo un magro 12% si è avvicinato al personaggio negli anni Sessanta quando usciva nel caratteristico formato a striscia (dal 1965 anche in formato libretto come raccolta), abbandonato nel 1970 pubblicando le storie inedite direttamente sul formato maggiore. I Settanta sono anche gli anni in cui le sceneggiature di Bonelli/Nolitta raggiungono la piena maturità ed esprimono gli episodi più coinvolgenti. La qualità delle storie e il nuovo formato portano la testata al definitivo successo, e non è un caso se quasi due terzi dei collezionisti si sono avvicinati alla pubblicazione in quel decennio. Forse anche a causa dell’abbandono delle sceneggiature da parte dell’autore/editore (io stesso avevo smesso di comprare il giornaletto), le vendite hanno cominciato a calare negli anni Ottanta anche se restava un certo ricambio: il 13% degli attuali lettori (iscritti al gruppo di Facebook) ha scoperto la testata in quegli anni, restandole fedele fino a oggi. Negli anni successivi le percentuali scendono sotto il 10%, toccando un quasi tragico 1,71% nel primo decennio del nuovo secolo. Il circa 4% di nuovi lettori degli ultimi sette-otto anni segnala un’inversione di tendenza? Se ci si può fidare dei dati di vendita ufficiosi che circolano nell’ambiente e vedono anche le vendite di Zagor in costante calo, non è così. E, in ogni caso, la cosa non riguarda più di tanto questa piccola analisi.

Il crollo verticale delle vendite della carta stampata (quasi TUTTA la carta stampata) ha portato alla chiusura di molte edicole, creando nuovi problemi al settore. Attualmente sembra che i fumetti di successo, anche se i numeri non sono più quelli degli anni settanta analizzati da Sauro Pennacchioli su Giornale Pop, che pure in qualche caso non mancano, non possano prescindere dalla concomitante uscita in versione animata (One Piece, Naruto…) o in Rete (Zero Calcare, Sio…).

In conclusione? La stagione del fumetto seriale da edicola sembra avviata a più o meno rapida conclusione. Nei prossimi decenni il fumetto prenderà (in realtà lo ha già fatto) altre strade andando da un lato in direzione della “librizzazione” con “romanzi” autoconclusivi o seriali da un’uscita all’anno, e dall’altro verso la realizzazione di albi a fumetti legati al concomitante sfruttamento in altri media, tivù, cinema o videogiochi.
In attesa di qualche sorpresa che il linguaggio dell’Arte Sequenziale ha certamente la capacità di riservare.

 

3 commenti

  1. Ho abbandonato da anni il mondo Bonelli,tranne due eccezioni: Martin Mystere, che qualcuno dà in chiusura, e Dragonero, che si regge a stento, per il restoho virato a 180° verso la BeDè con personaggi di valore assoluto che, spiace dirlo, in Italia non riescono a creare; seguo con attenzione le uscite della Panini in questo settore e qualcosa dell’Aurea specialmente con il suo Largo Winch e l’Opera omnia di Leo/Rodholpe, per il resto buio assoluto; la Bonelli manda un profondo odoraccio di stantio ho spesso nei forum chiesto cambiamenti radicali ed in qualche caso ritorni alle origini, come nel caso di tex dove le avventure “a quattro” sono ormai un pallido ricordo, ho chiesto la costruzioni di una qualche vita sociale degli eroi dei Ns fumetti, un Tex che vive di ricordi di una mogli morta secoli fa ha sinceramente stufato ed è mai possibile che Kit Willer ormai nel pieno della maturità non senta biologici bisogni? E Zagor? Almeno Martin si è sposato ed ha una parvenza di famiglia ma per il resto la misoginia regna assoluta; qualcuno dovrebbe ricordarsi che il successo di certe testate Marvel, Uomo Ragno, Devil e soprattutto X.Men, era imprescindibile dalle relazioni sociali che erano più seguite degli scontri assortiti delle varie testate…insomma ci si faccia una bella autocritica e si cambi registro oppure ci si rassegni all’oblio sempre più vicino

  2. per dylan dog aggiungerei la spudorata politica di sinistra e la maleducazione del curatore. Invece non capisco come faccia a piacere zero calcare lo trovo noioso è logorroico. Per dire il braccio di ferro della bianconi, lupo alberto, cattivik, topolino e Paperino odi Guido Martina li trovo 100 volte più divertenti. Sarò vecchio.

    • Non la metterei sul piano politico, leggo fumetti da sempre e non mi sono mai posto il problema dello schieramento politico di appartenenza, a suo tempo ero Democristiano per intenderci ed oggi che non credo più a niente e a nessuno ho smesso di votare; quanto a DYD ho smesso di leggerlo molto prima che l’attuale curatore lo portasse all’infimo livello che vediamo oggi, basti pensare alle copertine che sembrano frutto di un alcolista che vede doppio per quanto sono spennellate, in ogni caso non è che il livello qualitativo fosse granchè anche prima con Gualdoni; in realtà DYD non ha più niente da dire da molti anni e sarebbe stato meglio chiuderlo, ma come si fa a chiudere un fumetto che vende centinaia di migliaia di copie? Oggi è diverso ed a breve, forse un paio d’anni, sarà sui livelli degli altri, che nel frattempo potrebbero essere spariti o quasi…non mi piace Zerocalcare onestamente ma d’altra parte a suo tempo non mi piacevano nemmeno Pazienza e Crepax e nemmeno Hugo Pratt che avevo conosciuto a suo tempi su certi fumetti di Guerra della Dardo, se ben ricordo, e lo avevo trovato indecente, ma poi ne hanno fatto un mito; Frollo invece ed anche Manara li trovo di una bellezza sublime, per non parlare di Serpieri che disegna opere d’arte, ma questo è un’altro discorso…ho conosciuto Silver all’età di 18 anni facevo il Militare a Viterbo e lui girava per locali a fare caricature per guadagnarsi da vivere, qualcuno pubblicava già Lupo Alberto e riconobbi l’autore dalla firma sulle caricature che vendeva, gli offrii la cena al “Regno della Pastasciutta” allora un pasto completo costava 3.000 Lire, bei tempi!!! Parlammo di non ricordo cosa, fumetti immagino, la prima volta che l’ho visto ed anche l’ultima, ne ha fatta un pò di strada da allora…

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*