LE ULTIME CARTUCCE DEL FUMETTO IN EDICOLA

edicola

Il mese di novembre porta in edicola due novità… o quasi.
La prima è la nuova collana bonelliana Tex Willer, serie inedita che va ad affiancare l’ammiraglia Tex con l’evidente intento di massimizzare il residuo successo di vendite della collana principale (che, con beneficio d’inventario, dovrebbe viaggiare attualmente intorno alle 150.000 copie mensili).

L’idea alla base della nuova pubblicazione è semplice: raccontare di nuovo le prime avventure del character di Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini in maniera più approfondita.
Per quanto riguarda le sceneggiature il compito se l’è assunto, per il momento, il curatore della collana titolare Mauro Boselli, mentre i disegni sono stati affidati al puntuale Roberto De Angelis.
Il racconto è dunque quello già letto e visto ne “La mano rossa”. Le differenze tra quella prima versione e la nuova sono macroscopiche. Se il vecchio Bonelli aveva raccontato l’intera storia in 32 pagine, queste bastano a Boselli a malapena per mostrarci uno spara-spara in una miniera spagnola abbandonata.

Il resto della foliazione (le pagine a fumetti dell’albo sono in tutto 62, contro le 112 canoniche degli albi di Tex) viene usato per far momentaneamente deviare il malvagio Coffin dai suoi intenti vendicativi per andare a rubare un medaglione che cela il segreto di un tesoro. Lo possiede un vecchio indiano che vive in una capanna solitaria con la bella e giovane figlia e due robusti guerrieri (come funzioni il ménage à trois nel ridotto della capannuccia è lasciato alla fantasia del lettore). L’anziano pellerossa, morente, fa in tempo a dire alla figlia chi ha rubato il gioiello, dopodiché arriva il fatidico… continua.
La storia (ripeto: originariamente conclusa in 32 svelte paginette, cioè tre numeri dell’albetto a striscia primigenio) dovrebbe concludersi non ricordo più se in quattro o sei numeri. Comunque un “adeguamento” ai moderni ritmi narrativi bonelliani decisamente sostanzioso.

Anche i dialoghi stessi risultano un po’ più verbosi rispetto al modello bonelliano. Se ne “Il totem misterioso” Tex si rivolgeva a Coffin con un lapidario “Lascia dormire la tua pistola, Coffin… e stesso consiglio ai tuoi degni amici!”, nella nuova versione usa frasi come “Attento alla tua prossima mossa! Attenti voi tutti… perché tra voi e una calda permanenza all’inferno c’è solo la pressione del mio indice sul grilletto!”.

Resta poi il dubbio su come potrà cavarsela l’esperto Boselli a rendere plausibile ai nostri giorni l’ingenuo e poco documentato racconto di G.L. Bonelli, plausibile sul finire degli anni quaranta, ma certo non oggi.
Chi leggerà (non è il mio caso) vedrà.

L’altra “novità” in edicola è l’albo “DiPiù Fumetti” allegato all’omonimo settimanale della Cairo Editore.
Il giornale per famiglie di gossip e rubriche varie pubblica al suo interno già da diversi mesi una versione “a fumetti” (non posso esimermi dall’usare le virgolette) di note poesie ottocentesche. Da qualche tempo, con le stesse modalità, si è imbarcato addirittura nella Divina Commedia.
Il numero di questa settimana ospita, nelle primissime pagine della rivista, la settima puntata, dove un Dante “moderno” dai capelli rossi, il torso nudo e i pantaloni strappati sull’anca incontra il suo “maestro” Brunetto Latini (biondo). Il quale, dopo aver concupito l’allievo (il “vero” Dante che da buon cattolico l’aveva rifuggito inorridito), viene ucciso pasolinianamente una sera che era andato a “puttani”.
Il “fumetto” consiste in vignette opportunamente numerate (dato che si leggono di seguito nelle due pagine affiancate e perdersi sarebbe facile), accompagnate ciascuna da una didascalia verticale per facilitare i lettori (evidentemente ignari di cosa sia un fumetto) nella decodificazione dell’arcano linguaggio.
I testi sono di livello decisamente scarso, da vecchio fotoromanzo di bassa categoria, e i disegni pure peggio.
L’albo allegato (il primo di una serie, a quanto pare) ospita quattro poesie di Pascoli, Leopardi e Carducci.

La quasi contemporanea uscita di queste due pubblicazioni in edicola suscita ulteriori riflessioni sulla crisi dei fumetti a larga diffusione.
La collana bonelliana sembra quasi voler dire che ormai si può solo sfruttare l’unica gallina dalle uova d’oro rimasta all’editore, mentre la proposta di Urbano Cairo, se da un lato apre spazi inediti alla produzione di nuvole parlanti per un pubblico vergine, lo fa in maniera talmente sgraziata e “vecchia” da causare più danni che vantaggi.

L’uscita nel mese dei morti rischia di risultare simbolica.

5 commenti

  1. per l’altra ex gallina(dylan dog) fanno di tutto per allontanare i lettori insultandoli e schierandosi politicamente. Ormai a quanto è arrivato?

  2. De Angelis mi aveva stregato con “Fanteria dello spazio” e lo ritenevo uno dei bonelliani migliori, lo ritrovo qui decisamente peggiorato, davvero non sembra lui.
    Del secondo disegnatore: terribile il poderoso deltoide e bicipite di Francesca e la mano che scompare in mezzo alle gambe di Paolo. Tristezza

  3. Per quanto riguarda Dipiù è inutile commentare. Su Bonelli non sono molto d’accordo: stante la difficoltà di fare proposte, non si può negare tutto il lavoro che si sta facendo sugli altri personaggi, ad esempio Dragonero

  4. Urbano Cairo sta pasturando. Scommetterei i miei numeri inediti di Occhio Cupo vs the alien spiders from Darkwood che entro breve produrra dei tascabili sul modello di Detective Conan e disegnati in stile Dan Maramotti incontra Marce Toninelli in b/n con personaggi destinati a compiere la loro parabola al massimo in sei/dodici numeri. Cose come Kaiser Kairo cioè la storia di un Tuco che viaggia nel multiverso inseguito da debitori e mariti traditi che diventa lo avatar di un pantheon blandamente egizio in una valle/palude/foresta dove tutto può succedere e di solito succede. Tuco è come un Cico sotto acido, come un Lobo fuori forma, come uno Iago fantasy. Oppure cose come Urban Cowboy versus Alien Zombies from the coffins of Mars cioè la storia di Mara Mors, vedova nera della provincia del’impero, che uccide il suo ultimo consorte ignorando fosse uno sciamano ed ultimo baluardo contro una invasione di non morti marziani che riposano in capsule nel sottosuolo del nostro pianeta ed è quindi condannata dallo spirito dell’ex a prenderne il posto. Karma e Bob Kirkman. ‘ Nuff said avrebbe dettto il Sorridente. State sintonizzati.

  5. Non mi pronuncio sull’operazione di Cairo Editore, ma non sono d’accordo su Bonelli. Credo anzi che Bonelli sia rimasto uno dei pochi editori di fumetti a fare ancora bene il proprio mestiere, insieme alla Cosmo, un’altro editore degno di attenzione. Non credo che nel 2018 abbia senso paragonare i numeri con quelli degli anni 70-80-90. Il mondo è cambiato e con esso ancor di più i mass-media tutti e oggi più di ieri credo che la rinascita del Fumetto debba necessariamente passare dalla riscoperta del fumetto “popolare”, nel senso di non elitario e non troppo pretenzioso. Il dilagare del genere “Graphic Novel” secondo me rischia di tradursi, a conti fatti, in una moda che passa, come, chessò, i Romanzi di Montalbano. Bonelli è rimasto forse l’unico Editore che riesce a far sopravvivere in qualche modo il fumetto seriale popolare e lo fa con attenzione e mestiere. I numeri non possono che essere più bassi che in passato, perchè ci si deve rendere conto che con le suggestioni, le mode e i media oggi diffusi non si può più pretendere da un fumetto nè una serialità decennale (unica possibilità del futuro sono le serie limitate nel tempo) nè un parco lettori a 5 zeri (ed oggi i mezzi tecnologici per fare margine di profitto con un parco lettori più limitato esistono).

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