AUDACE SARÀ LA TOMBA DELLA BONELLI?

AUDACE SARÀ LA TOMBA DELLA BONELLI?

Naturalmente la Bonelli non corre grandi rischi, finché Tex continuerà a vendere.

Ciononostante la Bonelli, praticamente l’unica grande casa editrice di fumetti italiani rimasta, pubblica personaggi sempre più per vecchi e per un limitato numero di lettori. La sua nuova collana “autoriale” intitolata Audace, pronta alla partenza, è la dimostrazione finale che le interessa solo il pubblico di nicchia, quello che legge il pur interessante Mercurio Loi, per intenderci.
Il fumetto popolare, che ha fatto il suo successo negli anni passati, viene ormai accuratamente evitato. Perché?

Perché al mondo non esiste più il prodotto popolare, forse? Semmai viviamo nell’epoca del suo trionfo!
I film di fantascienza di maggiore successo sono quelli vivaci della serie di Star Wars, mentre la distopia di Blade Runner si rivela un flop commerciale. E allora perché la Bonelli ha fatto Nathan Never e Orfani ispirandosi a Blade Runner invece che a Star Wars?
I film Marvel, indipendentemente dal genere supereroistico, fanno sfracelli al botteghino per il loro stile brillante. Mentre in Italia abbiamo autori come Gianfranco Manfredi (sono un grande cultore della sua precedente produzione musicale) che realizza Magico Vento per parlare dei pellirosse oppressi dai bianchi e poi Adam Wild per parlare degli africani oppressi dai bianchi. Saguaro, che non era suo, invece parlava dei messicani oppressi dai bianchi. È davvero difficile capire che questo approccio lagnoso ha un mercato piuttosto ristretto?
Se la tendenza è iniziata ai tempi di Sergio Bonelli, le cose dopo di lui sono nettamente peggiorate. Ormai il grande pubblico è del tutto ignorato dalla casa editrice milanese. Perché?

Tavola tratta da un albo della nuova collana Audace

Nell’articolo Roberto Recchioni e il più grande fumetto del mondo (cliccare sopra per leggerlo) racconto di come smisi di collaborare con un paio di testate della Bonelli, ma alcuni anni dopo Alfredo Castelli mi propose di riprendere a scrivere qualcosa per Martin Mystère: non lo feci soprattutto perché anche questo personaggio, pur essendo stato all’inizio avventuroso come Indiana Jones (anche lui archeologo pronto all’azione), è diventato un pretenzioso intellettuale che si parla addosso. Non parliamo poi di Dylan Dog, partito come fumetto brillante e finito come è finito, con, in più, tutta una sequela di imitatori horror ancora più grigi.

La spiegazione dell’attuale stato di cose dipende soprattutto dagli autori della Bonelli. Sono autori che vogliono fare “fumetto d’autore”. Il fumetto popolare, come quello brillante di Indiana Jones, Star Wars o dei film Marvel, semplicemente gli fa schifo in quanto privo di “spessore intellettuale”.
Questa inclinazione generale però porta a restringere sempre di più il numero dei lettori, conservando solo quelli già abituati ai fumetti (gli anziani, appunto).

Per fare cassa di fronte al calo delle copie e al fallimento dei nuovi personaggi melanconici, la Bonelli si sta buttando a peso morto sul merchandising, che dopo un primo momento di interesse dovuto alla curiosità finirà immancabilmente per nauseare tutti: quanti giochini di Tex e quanti brutti calendari saremo disposti a comprare? Non sarebbe meglio pensare a nuovi fumetti brillanti adatti al pubblico odierno, fottendosene delle smanie intellettualistiche degli autori?

Il mio articolo praticamente finisce qui: segue un pippone solo per chi vuole farsi del male.
Ne sconsiglio vivamente la lettura.

Per capire il motivo di una decisione occorre domandarci cosa c’era nella testa della persona nel momento in cui l’ha presa.

Come mai Isaac Newton ha scoperto la forza di gravità, per esempio?


Perché credeva nell’astrologia. Galileo Galilei faceva gli oroscopi per sete di guadagno, ma non ci credeva affatto. Invece per Newton l’astrologia era più importante della scienza stessa e, anche se teneva le due discipline separate, non ci riusciva del tutto: senza l’idea “magica” degli influssi dei pianeti, non sarebbe mai riuscito a immaginare “l’influsso” esercitato da una cosa invisibile come la forza di gravità.

Perché gli ebrei sono stati sterminati?

Nel mio articolo intitolato L’estetica nazista abbiamo visto, sia pure fin troppo in sintesi, su cosa si basava la criminale ideologia di Hitler e soci. I nazisti credevano nel profondo legame di un popolo con la propria terra, di conseguenza chi non aderiva a questo principio era una forza del male. Le banche, che muovevano il denaro senza tenere conto dei confini nazionali, erano il male assoluto governato dagli ebrei senza terra. Questo “male” incarnato dalle banche, sempre secondo i nazisti, era responsabile della Grande depressione economica del 1929 che aveva colpito in modo particolare la Germania. Occorreva quindi sconfiggere il male annientando gli ebrei. L’altra etnia sterminata dai nazisti è quella degli zingari, nomadi per eccellenza. Ai nazisti non venne in mente di sterminare i pochi africani che vivevano in Germania e i loro alleati giapponesi perché erano popoli che una patria ce l’avevano. In tal modo i nazisti non si presentavano ai tedeschi come carnefici, ma come vittime. Per loro, quello che facevano non erano crimini contro l’umanità, ma “legittima difesa”.


Ultimo esempio, come è nato il nuovo concetto di supereroe della Marvel?

Nell’articolo Godzilla ha creato la Marvel ho spiegato come Stan Lee e Jack Kirby ripetessero meccanicamente la formula del film di Godzilla (e altri B movie) nelle loro storie di mostri giganti. Tutti i successivi eroi Marvel, come conseguenza di questa prassi, erano potenti e insieme sofferenti. Nei Fantastici Quattro la formula non è ancora del tutto messa a punto, sia perché tre personaggi sono convenzionali (lo scienziato, il giovane scapestrato e la bella fidanzata), sia perché il concetto di mostro, relegato alla sola Cosa, non si è ancora integrato con quello del classico supereroe dalla doppia identità. Salvo per la statura più piccola e una maggiore urbanità, la Cosa assomiglia ancora troppo ai mostri godzilleschi per essere considerato il prototipo definitivo del nuovo superuomo Marvel. Con Hulk, Lee e Kirby fanno un ulteriore passo avanti conferendogli una identità umana: quando si trasforma in Bruce Banner non è più un mostro. I personaggi successivi, come l’Uomo Ragno, saranno completamente umanizzati, ma sempre pervasi da una continua sofferenza, che in alcuni casi sarà di carattere fisico (il cuore malandato di Iron Man, la cecità di Devil o la zoppia dell’alter ego di Thor). Il concetto del potente-sofferente Godzilla, peraltro ricalcato dal vecchio film di King Kong e prima ancora dal romanzo di Frankenstein, raggiunge così la perfezione nell’adeguamento alle avventure dei supereroi. Se Lee e Kirby non avessero scritto per anni storie “alla Godzilla” un simile concetto non gli sarebbe saltato in mente.

Le maniere spicce di Tex Willer

Arriviamo ai fumetti Bonelli per vedere come si applica il meccanismo mentale del “perché fanno quello che fanno”.

il primo Tex è un prodotto dell’irrazionalismo vitalista. Il vitalismo era una corrente di pensiero d’inizio novecento, secondo cui la realtà è tragica e non perfettibile, l’unica cosa che si può fare, seguendo l’istinto, è affermarsi individualmente. È la logica del superuomo di Friedrich Nietzsche, più o meno frainteso. Ed è la logica di movimenti irrazionalisti come il fascismo e il nazismo. Gian Luigi Bonelli certo non leggeva opere filosofiche, ma non ne poteva non avvertire il potente influsso nell’atmosfera dei suoi tempi: in Tex vediamo semplicemente la riproposizione dell’eroe tipico di questa cultura vitalista, che ha un evidente precedente in Dick Fulmine, l’eroe dei fumetti degli anni trenta ispirato a Dick Tracy (come dico in Ecco perché Tex deriva da Dick Tracy). Dato che Gian Luigi Bonelli aveva clonato Dick Fulmine creando il personaggio di Furio Almirante, la somiglianza caratteriale del notissimo eroe degli anni trenta con Tex non è affatto casuale. Molti sottolineano l’irrazionalità di Tex, che picchiava tutti arrivando infallibilmente a scovare il capo dei cattivi. In effetti, Tex era irrazionale in quanto vitalista: credeva solo nell’istinto personale. (La stessa temperie culturale d’inizio novecento ha influito sulla creazione di un personaggio che, dal punto di vista formale, ne rappresenta l’antitesi: Corto Maltese).

Il mondo corrotto di Nathan Never

La Bonelli di oggi non ha più niente a che vedere con Gian Luigi Bonelli e lo stesso Tex è profondamente cambiato. La trasformazione avviene soprattutto a partire dalla creazione di Nathan Never, che introduce una nuova generazione di autori. I quali hanno sì letto da giovani gli albi Bonelli, ma non li trovano più proponibili perché suggestionati dai “più maturi” fumetti argentini pubblicati in Italia da “Lanciostory” e “Skorpio”. I fumetti argentini rappresentano un mondo tragico fondato sull’irrazionalismo, senza neppure la presenza di un superuomo in grado di ottenere la salvezza dei propri amici.
Le ragioni di questo pessimismo sono almeno due.

Il mondo senza speranza disegnato dall’argentino José Muñoz

Mentre i colonizzatori inglesi hanno portato in Nord America la loro amministrazione efficiente e delle istituzioni fondamentalmente democratiche, quelli spagnoli hanno introdotto nel resto dell’America la loro amministrazione ancora feudale e delle istituzioni politiche militari, formando Stati dove pochissimi privilegiati sovrastavano la massa dei diseredati. In una situazione irrazionale per così dire storica a un certo punto si è aggiunta quella di origine filosofica e letteraria di cui abbiamo parlato prima. Questo avviene con Juan Domingo Peron. Ammiratore del fascismo italiano, Peron va al potere in Argentina con un programma politico populista, cioè irrazionale, riuscendo a distruggere l’unica economia a livello europeo dell’America latina (insieme a quella della vecchia Cuba). Il peronismo, non dicendo niente di preciso, come del resto il fascismo a cui si ispira, si è prestato a creare i successivi movimenti populisti di destra e di sinistra. Con il risultato che l’irrazionalità politica ha tenuto l’Argentina in uno stato di continua crisi economica e sociale, attribuita non alla sua corruzione e al malgoverno ma all’onnipresente imperialismo degli Stati Uniti. Come gli altri paesi latino-americani, del resto. Negli anni ottanta gli Stati Uniti hanno finalmente imposto ai dittatori dell’America latina di democratizzare i loro paesi, per non incorrere in un embargo economico come quello di Cuba. Tutti, compreso il cileno Pinochet, hanno obbedito. Grazie a questo, ultimamente, le cose stanno cambiando e partiti politici razionali, di destra e di sinistra, stanno migliorando la situazione economica del Sudamerica. Quando la democrazia arriverà anche a Cuba, pure questo paese tornerà a essere uno dei più sviluppati dell’America latina (con buona pace di chi bizzarramente crede che per essere di destra bisogna adorare il dittatore Mussolini perché ha favorito l’assistenza sociale e per essere di sinistra occorra adorare il dittatore Castro perché ha favorito l’assistenza sociale).

Il mondo disperato, perché privo di prospettive realistiche, come quello sudamericano, ha trovato riflesso nei fumetti argentini, dove non c’è mai uno sbocco felice alla cupa realtà. Alla fine dell’episodio, l’eroe può sconfiggere il proprio avversario, ma i mali del mondo rimangono inalterati e senza speranza di soluzione. Siamo lontani dalla cultura del mondo occidentale più avanzato che si ispira a filosofi come Immanuel Kant, secondo il quale abbiamo dentro di noi la possibilità di agire per il bene, e di Friedrich Hegel, fiducioso nel progresso di un’umanità che avanza tenendo il meglio e abbandonando il peggio. Questa mentalità positiva viene irrisa dall’irrazionalista, il quale, al giorno d’oggi, risponderebbe: “Stiamo andando verso il riscaldamento globale, cosa c’è da essere ottimisti sul destino dell’uomo?”.
Questa visione cupa e disperata, fondata su un’idea irrazionale del mondo, è quella adottata dagli ex lettori dei fumetti argentini pubblicati da Skorpio, una volta diventati autori Bonelli (ma subiscono anche la forte influenza di derivazione letteraria anglosassone, parzialmente diversa nell’origine per quanto simile negli esiti).
Alla Bonelli abbiamo avuto quindi il passaggio da due diversi tipi di cultura irrazionalista. La prima, di tipo vitalista, prevedeva un eroe istintivo alla Tex in grado, almeno, di salvare chi gli sta intorno; la seconda mette in discussione lo stesso concetto di eroe perché il pessimismo è diventato senza limiti. Non si salva più nessuno.
C’è un autore che ha attraversato tutte e due queste fasi dell’irrazionalismo: Hergé. Nella prima fase reazionaria, quando credeva che un eroe potesse ancora circoscrivere l’irrazionalità andando nella Russia comunista, nell’arretrata Africa o nell’America del “gangsterismo liberale”, abbiamo le storie classiche di Tintin. Anche se la negatività della realtà quasi lo soverchiava, Tintin qualcosa riusciva a combinare. Queste sono anche le sue storie più belle. Nella fase finale, invece, l’ormai qualunquista Hergé perde la speranza anche di un momentaneo miglioramento del del mondo: Tintin è ormai costretto a lottare solo per se stesso, guardacaso soprattutto quando l’avventura lo porta in Sudamerica.
Come gli attuali eroi della Bonelli, dove il vecchio Sudamerica è sempre nel loro presente e nel loro futuro.

(Ve lo avevo detto di non leggere il pippone).

 

 

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14 commenti

  1. a me da fastidio quando dicono che fanno capolavori ma il pubblico non apprezza perchè è talebano e nostalgico a priori. Quando poi esce la terza stagione di twin peaks e viene ritenuta un capolavoro molto migliore di quella classica

    ps c’è qualche possibilità di rivedere il braccio di ferro della bianconi in edicola o in libreria?

  2. Buonasera.
    Condivido molto di quello che ha detto nella prima parte dell’articolo… Il pippone l’ho saltato. Sono un “Vecchio”. Leggo fumetti Marvel dal 1977, amo il cinema brillante e d’azione. Mi piace questo suo sapore… popolare e scansionato , l’idea di passare due ore senza pensare e divertendomi.
    Anche io, come altri, Ho letto alcune collane della Bonelli. Scrivo “ho letto” perché, evidentemente era una cosa che riguarda il passato. Mi piaceva, come piaceva a lei, l’IndianaJonesitudine di Martin Mystere, mi piaceva il tono sgangherato ma horror del primo Dylan Dog. Di Dylan Dog ho comperato Il numero 1. Li collezionavo anche, tutti quanti, Nathan Never compreso…. Poi ho smesso e ho venduto tutto. Perché…?? Per lo stesso motivo per il quale non sopporto e non guardo il cinema italiano: In italia ci sono solo 4 filoni possibili, secondo i registi: I cinepanetoni e simi, I Film sulla malavita stile gomorra, le commedie leggere e comiche e i film d’autore. Da noi, attualmente, il film di “genere” tipo i cari vecchi Horror di Dario Argento e Mario e Lamberto Bava o la fantascienza o glòi Action Movie non esistono… perché sono delle forme d’arte ritenute minori, non meritevoli, di serie B. Tanto è vero che, da divoratore di cinema quale io sono, Dal 1997, anno di uscita di Nirvana di Salvatores, ricordo solo 3 film italiani che mi sono veramente piaciuti (ovvio estremizzo per amore di discussione) ovvero Nirvana (1997), Romanzo Criminale (2005) e Lo chiamavano Jeeg Robot (2016). Tutto il resto non mi sono neanche scomodato di andare a vederlo al cinema.
    Stesso discorso nell’editoria: Gli autori italiani bravi che scrivono Horror, Fantascienza e simili si contano sulle dita delle mani. E gli altri o sono “intellettuali” o roba tipo Letizzetto o Covatta (senza nulla voler togliere a due comici eccellenti).
    Il fumetto, secondo me, sta “copiando” gli altri media. Si prende troppo sul serio, diviene quasi un romanzo serioso, con tematiche esistenziali e ricerche continue di… cosa? non certo della spensieratezza o dell’azione. Chiediamoci perché Spider-man, gli X-men o la Justice League vendono tanto e gli altri no. Ovviamente sono mie opinioni personali.. Liberi di pensare e credere ciò che ad ognuno pare. Siamo in un paese libero… pare.

    • Aggiungerei anche “Il ragazzo invisibile” di Salvatores…

  3. Segnalo tre errori, che fanno pensare che l’articolista non abbia letto i tre fumetti citati: Adam Wild, Magico Vento e Saguaro non parlano di africani, indiani e messicani oppressi. Soprattutto nei primi due, i “cattivi” sono egualmente divisi tra bianchi e altre razze. In Adam Wild i principali schiavisti, e quindi nemici principali di Adam, sono gli arabi. C’è una tribù particolarmente feroce, che Adam in un albo stermina con una mitragliatrice Gatling. In Magico Vento, anche i pellerossa commettono atrocità, non c’è il mito del buon selvaggio.
    Sarebbe consigliabile leggere attentamente una serie, albo per albo e pagina per pagina, prima di dare giudizi.

  4. ma più che lagnosi questi nuovi autori non sanno scrivere storie appassionanti, l’avete letto mercurio? uno che va in giro a filosofeggiare per tutto l’albo….è orfani? bum bum, bastardo, ti uccido, sei morto e si legge in 10 minuti scarsi

  5. il futuro della bonelli è la libreria con prezzi assurdi(dai 10 euro in su) e con tirature basse. Solo Tex sopravviverà nelle edicole.

  6. Il lettore mainstream di comics non esiste più. Non si è riprodotto quello che legge Tex dal 1948 e nemmeno quello che legge Zagor dal 1962 ed il BVZM dal 1982. Non è possibile fare un parallelo con coloro che decretano il successo dei blockbusters di Marvel e DC. Venerdì ho visto Black Panther con Crepascola e Crepascolino, ma la prima non leggerebbe le gesta di T’Challa nemmeno se la ricompensa fosse una cena con Chris Evans o Hugh Jackman ed il secondo conosce il personaggio principalmente via videogiochi. Io stesso non riprenderei in mano le storie di Don McGregor e nemmeno quelle del King con i suoi Collezionisti e l’uomo del futuro che sembra lo zombie di Yellow Kid ( ed io adoro Kirby ) . Potrei fare una incursione a volo radente per le storie tarantiniane di Priest ( da noi tradotto solo il primo anno ndr ), ma sto divagando, sorry.
    Io comprendo perchè in via Buonarroti si è deciso di frammentare e di rivolgersi ad un pubblico di piccini colle Dragonero Adventures e presto con FourHoodz e perchè si stia apparecchiando una miniserie sul ’68 ed un Mister No for mature readers. E’ più o meno quel che ha fatto la DC quando nel 1993 ha creato Vertigo per dare una casa agli epigoni di Alan Moore e nel contempo pubblicava le Batman Adventures in stile cartoon di Mike Parobeck e Scooby-Doo.
    Sono perplesso solo da Audace che evoca il ventennio in cui i magazine di comics nostrani si chiamavano anche Avventuroso ed Intrepido…Vedremo

  7. Condivido quanto scritto da Pennacchioli, io appartengo proprio alla vecchia generazione di lettori di Bonelli, l’unica che li compra ancora. A mio avviso non sarebbe una scelta sbagliata puntare su noi maturi, i ragazzini purtroppo non leggono più i fumetti anche perchè a differenza della mia generazione al termine delle elementari sono ancora semi analfabeti e quando imparano un minimo di italiano si buttano su internet.
    L’errore grave di Bonelli è che non intercetta più neanche i gusti di chi lo legge da 50 anni. Tutti i fumetti, escluso Tex e Zagor, sono fortemente ideologizzati peraltro verso una sola parte politica, ignorando il fatto che non tutti i lettori la pensano nello stesso modo, in secondo luogo molte storie hanno contenuti pornografici fastidiosi e assolutamente inutili al fine della fruibiità della storia, (vedi Morgan Lost), in terzo luogo le trame sono vermente minimali (vedi ancora Morgan Lost o Mercurio Loi), la qual cosa porta invitabilmente all’abbandono anche da parte dei collezionisti che sono i più refrattari ad interrompere l’acquisto. Lo si può vedere per esempio con la serie orfani uno dei più grossi flop della casa editrice.
    In sostanza se la scelta di puntare sul pubblico maturo ed economicamente disponibile non è del tutto sbagliata, è invece deleterio pubblicare albi che non sono trasversali come TEX (che piace sia a chi è di sinistra e a chi è di destra per usare obsoleti termini di confronto) e di costruire storie sempre più banali ravvivate da qualche nudo o da qualche irritante provocazione (Dylan dog per tutti). L’unica scelta azzeccata mi sembra al momento Dragonero che preenta storie simpatiche e accattivanti ed effettivamente trasversali nel senso di cui sopra.

    • Concordo!!!

  8. Interessante articolo che certo non piacerà alla pletora di nuovi autori troppo impegnati ad autocelebrarsi ed incensarsi come supremi conoscitori del “Verbo” fumettistico supremo e noi poveri derelitti, che però paghiamo per quello che leggiamo, siamo i poveri cristi che dovremmo comprare le loro illeggibili sciocchezze; mi dispiace dover dire che ormai la Bonelli non somiglia più a quella dei tempi andati e la ventata di rinnovamento, di cui non se ne sentiva il bisogno secondo me, ha solo portato sfracelli; condivido in pieno la critica ai vari Nathan Never e l’ultimo illeggibile Mystere, ed infatti le loro vendite sono letteralmente crollate, ma anche le ultime serie che hanno chiuso o chiuderanno a breve, danno lo stesso senso angoscioso che un lettore non dovrebbe mai provare, le letture di distrazione o di semplice intrattenimento sono bandite dal lessicale supremo di questa nuova miriade di geni fumettistici che ci ammorbano con le loro corbellerie che ormai languono invendute nelle sempre meno edicole del territorio nazionale; è ovvio che questi “Geni” nostrani non toccano il vil denaro che serve per pagare le loro “opere” si limitano a farselo accreditare in banca dimenticando che quel vil denaro, scusate il refuso, lo tiriamo fuori noi e per quanto mi riguarda da me non “beccano” un centesimo e ne sono orgoglioso e sono costretto a dire, mordendomi la lingua, che ogni volta che una delle loro testate chiude per base vendite o fa un clamoroso fiasco, in sale una gioia indescrivibile e si accende la fiammella della speranza che il fumetto, quello vero, possa tornare in auge, senza di Loro

  9. Ma davvero si può ancora fare qualcosa per togliere il fumetto dall’irrilevanza?
    La mossa di Bonelli mi sembra soprattutto quella di chi, non essendo riuscita ad ampliare l’utenza dei fumetti con Orfani (per le aspettative, un fallimento) e Dragonero, si dedica a chi i fumetti li legge già ma forse non Bonelli.

  10. Interessante, anche se un po’ troppo “deterministico”. In effetti non vedo tutta questa “autorialità” né mi pare che sia sufficiente a danneggiare le vendite di un fumetto. Temo purtroppo che si tratti di un genere per “vecchi”. Al pari però della letteratura tout court: non si legge più nulla, non solo i fumetti. La parte migliore dell’articolo è comunque il risvolto politico del “pippone”. In effetti non ci avevo mai pensato, ma è veramente bizzarro credere “che per essere di destra bisogna adorare il dittatore Mussolini perché ha favorito l’assistenza sociale e per essere di sinistra occorra adorare il dittatore Castro perché ha favorito l’assistenza sociale”. Vero è che la libertà viene prima del welfare e che la politica che si occupa di panem et circenses non rende un buon servizio all’uomo. Ciao

  11. La Bonelli produce solo fumetti di sinistra perché lo sono tutti i suoi attori. Nessun problema, se questa è una sua scelta. Mi domando solo come possa insistere su alcuni autori alla luce dei risultati negativi in vendite (basta guardare il suo ultimo bilancio rispetto a quello degli anni prima). Probabilmente tutta l azienda, a partire dalla proprietà e dal nuovo AD, sono tutti orientati politicante in un certo modo. Contenti loro…. Ma iniziare a proporre anche opere di autori stranieri (francesi, giapponesi o americani)?

  12. Collana Audace: ci vuole audacia a pubblicare certa roba.
    Rabbrividisco al pensiero di come hanno stravolto Mister No e di come massacreranno Unknow.

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