ARRIVA UNA MINISERIE DI FARACI SU CICO

ARRIVA UNA MINISERIE DI FARACI SU CICO

Cico è un personaggio creato da Guido Nolitta (Sergio Bonelli) e Gallieno Ferri come spalla di Zagor, eroe pubblicato dalla Daim Press, diventata poi Sergio Bonelli Editore. Il fumetto bonelliano è sempre stato contraddistinto da una certa seriosità: è un dato di fatto che il personaggio principale di questa casa editrice, Tex, sia sempre stato poco incline alle situazioni comiche. Potete immaginare quindi la sorpresa del lettore ragazzino che, in mezzo ad avventure piene di combattimenti, sparatorie e uccisioni di Tex, si imbatteva nell’albo di uno strano tipo cicciottello, vestito con una tuta da astronauta, che “galleggiava” nello spazio, controllato da due alieni verdi come lucertole. Era la copertina di “Fantacico”, ultimo albo di una serie estiva (il primo “special” della Bonelli) di cinque episodi che raccontava il passato del messicano più imbranato, pasticcione, ma a modo suo “eroico”, che si fosse mai visto.

Inutile negare che Cico, pur essendo un personaggio italiano, non abbia subito le “influenze” di altri personaggi: uno di questi è Pancho, l’amico di Cisco Kid, l’eroe western americano. Un altro, manco a dirlo, è Sancho Panza, lo scudiero di Don Chisciotte. Un altro ancora è Paperino: Cico si muove, almeno inizialmente, con le gambe divaricate stile Donald Duck, e la forma del suo corpo è simile a quella dello sfortunato e pigro personaggio disneyano (ne ha parlato diffusamente Francesco Manetti in un articolo di Giornale Pop). Infine, anche se Bonelli non l’ha mai ammesso, è inevitabile che la fame spropositata di Cico e gli stratagemmi che lo portano ogni volta a trovare un modo per procurarsi il cibo siano ispirati al famoso amico di Popeye: Poldo Sbaffini (Wimpy).


Nonostante questi illustri “ispiratori”, Cico rimane un personaggio unico e originale: forse è la proiezione dell’indole più scanzonata dell’autore. Certo, Cico è la spalla di Zagor, ma diventa protagonista assoluto nei cinque albi speciali a lui dedicati. Il primo, che si intitola semplicemente “Cico Story”, racconta quasi dalla nascita del nostro panciuto eroe, che già dall’infanzia evidenzia una fame atavica. Dopo qualche problema iniziale, comincia a cercare la sua strada nella vita e affronta diversi mestieri, sempre con esiti disastrosi. A un certo punto, per avere uno stipendio sicuro, decide di entrare nell’esercito messicano, ma un ufficiale, il colonnello Vargas, decide di “martirizzarlo” e solo per una casualità a diventare martire sarà Vargas. Pur senza colpe, Cico si dovrà dare alla fuga, e deciderà di varcare il confine con gli Stati Uniti per sfuggire agli uomini dell’esercito messicano.


Anche negli Stati Uniti, però, Cico continuerà a essere il pasticcione di sempre: prima vittima di un errore giudiziario e poi commesso in una azienda di consegne a domicilio; in seguito deve travestirsi da bambino per sfuggire alla furia dei pellerossa Sioux. Tutto questo viene raccontato in “Cico story”, “American Cico” e “Un pellerossa chiamato Cico”. I veri capolavori sono i successivi “Cico sceriffo” e “Fantacico”.

“Cico sceriffo” è una storia in apparenza banale, ma ricca di trovate folli ed esilaranti. Prima di tutto, il rifugio della palude viene tramutato in una sorta di castello medievale con catapulte e trappole di ogni tipo che dovrebbero proteggere Cico dal suo peggiore nemico, e invece diventano un’insidia mortale per Zagor. Cico sceriffo è una parodia del genere western americano, ma lancia frecciatine sarcastiche anche a Tex. “Fantacico” è poi un autentico capolavoro: una parodia del “Grande Fratello” orwelliano (l’occhio che spia il messicano) e di Star Wars (il bar intergalattico). Nonostante il successo (oltre 160.000 copie vendute) la serie chiude nel 1983. Guido Nolitta (Bonelli) era troppo impegnato con Mister No, e Gallieno Ferri (disegnatore di tutte le avventure) troppo concentrato sulla serie regolare di Zagor.


A causa delle pressioni del pubblico, Bonelli decise di continuare la serie annuale affidandola ad altri autori. Così, nel 1990, uscì “Horror Cico”, il seguito di “Fantacico”, dove Cico deve affrontare diverse creature mostruose che, secondo Tiziano Sclavi (il nuovo autore delle storie), avrebbero origini extraterrestri. Chiusa la parentesi sclaviana, che inizia e finisce con “Horror Cico”, la serie viene affidata a Moreno Burattini, allora giovane sceneggiatore della serie. Moreno si discosta dal modello sclaviano, che era fatto per lo più di battute e giochi di parole (come nel Groucho di Dylan Dog), e cerca di ricostruire una “logica” nella serie dal punto di vista dell’impianto narrativo. Il suo Cico diventa una sorta di Fantozzi, un pupazzone eternamente perseguitato dalla sfortuna e spesso sconfitto e umiliato. Questo non è del tutto incoerente con il personaggio nolittiano, anzi. Anche le gag subiscono la stessa sorte: se prima erano frutto dell’improvvisazione e dell’intuizione dell’autore di turno, ora diventano quasi dei “tormentoni”, come quando Fantozzi (o uno delle sue varie versioni interpretate da Paolo Villaggio) lanciava un boomerang e questi gli ritornava puntualmente in fronte. Oppure quando mangiava una polpetta senza farsi notare dal carceriere di turno. O quando si sedeva sul pouf e puntualmente finiva a terra.

La serie di Cico diventa semestrale, e poi di nuovo annuale. A coadiuvare Burattini per due episodi arriva Tito Faraci. Questi, proveniente dalla comicità di stampo disneyano, scrive una storia dove Cico eredita una fortuna da un ricco burbero (simile a Zio Paperone) e deve guardarsi le spalle dalle insidie dei tre nipotini. Nell’episodio successivo, Faraci scrive una “parodia” dei Tre Moschettieri che non avrebbe sfigurato in un albo disneyano, se si fosse messo Paperino al posto di Cico.


Dopo 27 albi la serie chiude: l’ultimo numero si intitola “Cico & Company”, ed è una parodia di “Zagor story” e, allo stesso tempo, l’esegesi di una celebre affermazione di Sergio Bonelli, che riteneva il genere umoristico ormai “sorpassato”. Tuttavia, dopo diversi anni, le edizioni If hanno ristampato a colori con un certo successo (o almeno così pare) gli albi di Cico.

E, nel 2017, la Sergio Bonelli Editore lancerà una miniserie a colori dedicata a Cico, con testi di Faraci e disegni di autori vari. Riuscirà il messicano più pasticcione del mondo a tornare in auge? Speriamo di sì, caramba y carambita!


In omaggio, con questo articolo, un intero film di Zagor in lingua turca (Zagor kara korsan’in hazineleri). Naturalmente Cico non può mancare!

 

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*