ANALISI DELL’ULTIMO BILANCIO BONELLI

ANALISI DELL’ULTIMO BILANCIO BONELLI

Abbiamo esaminato l’ultimo bilancio (del 2017), reso pubblico in questi giorni, della Sergio Bonelli Editore S.p.A. (da qui in avanti SBE).

La SBE è, dopo Panini S.p.A., la più grande azienda italiana a occuparsi strutturalmente di fumetti con 28,4 milioni di fatturato. A differenza di Panini S.p.A. (circa 750M di fatturato nel 2016, dati 2017 non disponibili) che è suddivisa in 5 aree di affari, di cui l’area Publishing è solo la seconda, e non è quindi esclusivamente dedicata ai fumetti, SBE ha nei fumetti l’unica area d’affari e rappresenta quindi il più grande editore specializzato nei fumetti in Italia.

Da un lato, quindi, Bonelli è un pesce piccolo se confrontato con il maggiore editore impegnato in modo rilevante nel mercato dei fumetti e in generale con i grandi gruppi editoriali in Italia (nel 2017 Cairo 1,2 miliardi, Mondadori sopra il miliardo, Gruppo Espresso €633,7M; nel 2016 Feltrinelli €366M), ma è il più grande a occuparsi esclusivamente di fumetti.

Sul mercato dei fumetti in quanto tale non sono disponibili dati. Si noti incidentalmente che si tratta di un mercato a cavallo tra le due grandi forme di editoria: l’editoria libraria, rappresentata in Italia dall’associazione AIE, industria storicamente in calo ma con una ripresa negli anni 2016 e 2017, legata ai canali delle librerie, della GDO e dell’online (http://www.aie.it/Portals/_default/Skede/Allegati/Skeda105-4104-2018.1.25/2017_01_26_Mercato-2017-DA%20CARICARE.pdf?IDUNI=g03ws23yiggv1vlbv5pti1uw166) e l’editoria di periodici, rappresentata in Italia dall’associazione FIEG, con fatturati e vendite in calo strutturale, legata al canale delle edicole, canale a sua volta in forte contrazione per numero di punti sul territorio. Sul rapporto tra i due mercati e l’andamento complessivo si veda http://www.fieg.it/upload/studi_allegati/RELAZIONE%20ALESSANDRO%20NOVA%20SUI%20DATI%20DELLA%20FILIERA%20DELLA%20CARTA%202017.pdf.

Sul valore e sul posizionamento del mercato dei fumetti valgano tre considerazioni in particolare:

1) Negli ultimi anni due tra i maggiori gruppi già citati sono entrati nel mondo dei fumetti con i marchi Mondadori Comics e Feltrinelli Comics. Non interessa qui il merito o il successo delle iniziative, ma l’interesse mostrato dai grandi gruppi per il segmento fumetti.

2) Dei due soggetti entrati nel segmento dei fumetti, nessuno dei due ha cercato di penetrare in modo significativo il canale delle edicole, nel quale peraltro uno dei due ha una importante capacità distributiva; bensì i due nuovi marchi si sono posizionati l’uno con prevalenza, l’altro con presenza esclusiva, nei canali delle librerie e dell’online.

3) Secondo l’AIE il segmento con maggiore trazione, in termini di segmento di utenza, di crescita di valore complessivo e di esportazione, è il segmento dell’editoria per ragazzi.

Illustrazione di Pino Rinaldi

CONTO ECONOMICO

Il fatturato d’azienda di SBE nel 2017 è stato quindi di €28,4M, in calo dello 0,9% rispetto al dato 2016 di €28,6M. Rilevante la composizione del fatturato, che vede prima per dimensione la vendita di periodici (serie a fumetti in edicola) con €25,0M, in leggero aumento dal dato del 2016 di €24,9M.

In forte calo i ricavi da diritti di pubblicazione che passano da €2,3M del 2016 a €1,3M nel 2017 a causa della terminazione nel corso del 2017 delle raccolte “Collana storica a colori” di Tex, Zagor e della durata limitata della collana su Martin Mystére, vendute in edicola in abbinamento con Repubblica/l’Espresso.

Il risultato più notevole è l’incremento del 46,4% dei ricavi dai libri, da €1,3M a €1,9M, con un incidenza sul fatturato complessivo che passa dal 4,5% al 6,7%. Dovuto al maggiore impegno editoriale in questo settore.

Raddoppia il fatturato da merchandising, che rimane comunque nell’ordine dei €0,1M e rimane limitato come incidenza del fatturato totale, passando dallo 0,2% allo 0,4%.

 

La relazione di gestione rafforza l’impressione proveniente dai conti, indicando in particolare tre punti:

1) La pubblicazione di 45 libri, con esaurimento delle tirature di alcuni di questi (particolarmente edizioni di Tex e Dragonero)

2) La pubblicazione delle collane relative a Dylan Dog, Orfani e Nathan Never con RCS (che in considerazione del calo del fatturato da diritti di pubblicazione non sono stati in grado di compensare la fine delle collane su Tex)

3) L’avvio della pubblicazione di una nuova collana sui 70 anni di Tex a partire dalla fine del 2017, e che costituisce la scommessa di SBE per il 2018 nell’area diritti di pubblicazione.

Al di fuori della gestione caratteristica, aumentano gli altri proventi da €0,9M a €1,5M, che includono tra l’altro un credito d’imposta per ricerca e sviluppo da €0,4M.

Dal punto di vista dei costi risalta la variazione significativa dei costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e merci che passa da €2,9M a €6,3M, più che raddoppiando, pur a sostanziale parità di ricavi. Poiché si riducono di €2,1M i costi per servizi, passando da €7,6M a €5,5M, è ipotizzabile che una parte della riduzione dei costi per merci dipenda da una variazione della natura dei costi. Rimane una differenza lorda di €3,4M-€2,1M=€1,3M che si ritrova come variazione delle rimanenze. Risulta inoltre dalla relazione allegata al bilancio la nuova consistenza del magazzino libri e merchandising del valore netto di €1,2M, purtroppo non ulteriormente segmentata.

È importante notare che il criterio di valorizzazione è il più prudenziale possibile, sostanzialmente equivalente al prezzo di acquisto, tranne per i resi valorizzati al valore della carta da macero. È possibile fare l’ipotesi che SBE stia costruendo un crescente magazzino di articoli, in particolare libri e merchandising, il cui valore aggiunto di vendita è destinato (vedremo con quale successo) a incrementare i ricavi nelle aree di crescita.

Al lordo di tutte le considerazioni fatte sopra, nel 2017 il funzionamento dell’azienda SBE è costato un po’ di più per fare più meno lo stesso risultato in termini di ricavi. Il risultato è un EBITDA (Profitto prima degli interessi, tasse, ammortamenti e svalutazioni) di €1,6M, in calo rispetto al risultato di €1,9M del 2016.

Al risultato finale del profitto di €0,4M concorrono, a valle dell’EBITDA:

– Ammortamenti (costo non monetario) per €1M

– Interessi e oneri finanziari netti non significativi

– Tasse per €0,2M

CASH FLOW

A differenza del Conto Economico, che determina il valore civilistico, il Flusso di Cassa conteggia solo le poste monetarie, ovvero le entrate e uscite di cassa.

Più ancora del Conto Economico, nel caso di SBE, il flusso di cassa fotografa una realtà di cambiamento della struttura delle aree d’affari e di investimento nei nuovi settori.

Il flusso di cassa operativo, che include variazioni di cassa dalla gestione del Capitale Circolante è negativo per €2,6M rispetto al flusso di cassa positivo per €2,0M del 2016.

A questo si sommano investimenti per €4,9M, che proseguono la tendenza già in atto nel 2016, in cui si erano verificati investimenti per €17,7M. All’interno di questi investimenti vanno inclusi i €2,5M di investimenti per riacquisto dei diritti comunicati all’inizio di agosto 2018.

L’erogazione di dividendi per €1,8M, equivalente a quella del 2016, e come nel 2016 finanziata con le riserve più che con il profitto dell’anno, porta la liquidità a €14,1M.

L’operazione compiuta da SBE è qui duplice:

– da un lato investimenti finanziari (€20,8M negli ultimi anni), che costituiscono insieme alla liquidità (€14,1M) una imponente riserva di capacità finanziaria di €34,9M (pari al 123% del fatturato, un valore decisamente non frequente in un qualsiasi settore produttivo)

– dall’altro lato investimenti crescenti sulla differenziazione, che costituisce la scommessa di Bonelli, evidente dalla variazione della struttura di costo, dall’incremento della produzione per il magazzino libri e merchandising, dal riacquisto dei diritti. Da notare all’opposto l’annotazione della relazione di gestione che manifesta l’intenzione di ridurre il magazzino di tavole per le nuove storie (che ha raggiunto la ragguardevole valutazione di €12,4M computato a costo, pari probabilmente a 3-4 anni di storie) relative ai periodici, con la sospensione di storie nuove per alcune properties in funzione della capienza per storie pubblicate.

STATO PATRIMONIALE

L’attivo di SBE si compone di:

– €3,6M di immobilizzazioni immateriali, che includono i €2,5M di diritti acquisiti nell’anno (http://www.sergiobonelli.it/news/2017/07/01/news/dylan-dog-e-tornato-a-casa-1001432/)

– €9,7M di immobilizzazioni materiali. Da notare che gli asset sono valutati al prezzo di acquisto al netto delle svalutazioni, piuttosto che con metodologie basate sul “fair value” o con impairment test sulle reali valutazioni di mercato. Potenzialmente i 7 asset immobiliari costituiscono una ulteriore riserva di valore attualmente “nascosta”.

– €12,6M di rimanenze, di cui €11,2M di magazzino tavole che – si veda sopra l’indicazione tratta dalla relazione di gestione – consente la produzione di nuove storie per alcune serie basandosi su una parte di costi già sostenuti (sceneggiature e disegni)

– €20,8M di attività finanziarie

– €7,8M di crediti che si nettano con €10,4M di debiti

– €14,1M di liquidità

– €5,5M di ratei e risconti (ricavi/costi con manifestazioni parziali in esercizi in corso, ma anche in esercizi futuri); che si nettano con €0,9M di ratei e risconti passivi

Il passivo di SBE si compone di:

– €59,4M di Patrimonio netto, che include il capitale e tutti i profitti e i soldi messi a riserva nel passato

– €0,8 per rischi e oneri, soldi che SBE mette da parte per pagare oneri futuri o potenziali

– €2,5M di TFR, un debito nei confronti dei dipendenti

– €10,4M di debiti, già citati

– €0,9M di ratei e risconti, già citati

L’indice patrimoniale più rilevante è la Posizione Finanziaria Netta, pari a €32,3M in senso stretto. È normalmente già un dato positivo una PFN nulla; in questo caso la PFN è addirittura positiva, e diventa ancora più rilevante confrontarla con il fatturato di €28,4M.

Elemento di qualità del bilancio è costituito dall’imponente Patrimonio Netto di €59,4, pari all’80% del passivo, e largamente superiore alle immobilizzazioni, mentre l’indebitamento complessivo è pari a €12,9M. Gli indici di solidità aziendale comuni (es. il rapporto tra mezzi propri e Immobilizzazioni, o il grado di indebitamento, cioè il rapporto tra mezzi propri e indebitamento totale) sono qui largamente in territorio positivo.

Da notare come elemento positivo che qui l’indebitamente è unicamente commerciale, cioè derivante dalle attività operative con i fornitori e non indebitamento bancario, ovvero di natura finanziaria; questo significa che SBE potrebbe eventualmente finanziare con facilità nuove opportunità per via bancaria, se lo volesse, oltre a usare l’ingente capacità finanziaria già detenuta, o ricorrere a strumenti che facciano leva sugli asset immobiliari, la cui vera valutazione di mercato è probabilmente – come visto – superiore a quella iscritta a bilancio.

Promozione di Tex al Giro d’Italia

SITUAZIONE STRATEGICA

Faccio qui alcune valutazioni sempre rimanendo legato ai numeri, ma aggiungendo alcuni elementi soggettivi.

Il Conto Economico

1) L’edicola rimane di gran lunga il canale più importante, malgrado il suo declino.

2) L’area di affari dei diritti di pubblicazione è sottoposta ad accordi non ricorrenti e al di fuori del controllo di SBE, e presenta rischi intrinseci che magnificano la già non insignificante rischiosità della pubblicazione delle serie. Non può essere considerato casuale che l’unico segno negativo nell’andamento economico dell’anno sia presente in quest’area. Quand’anche ci siano anni di exploit (il 2016, potenzialmente il 2018, ma tutto da vedersi), la variabilità è di per sé elemento di rischio.

3) Il merchandising è chiaramente area di scommessa per SBE, ma evidentemente non matura a sufficienza, e comunque tale da non compensare, se non in capo a un lungo periodo, le incertezze dei primi due mercati.

4) Nel’area dei libri sono già presenti ricavi apprezzabili e crescite significative peraltro con profitti marginali probabilmente più alti (maggiore prezzo di copertina, break-even di copie più basso). Il 2018 dirà il risultato delle scommesse di SBE nei libri per ragazzi (libri non fumetti).

5) L’88% del fatturato viene dalle edicole. Non conosco analisi per cluster del mercato dei fumetti, ma se devo estrarre informazioni dalle analisi AIE e FIEG, devo immaginare un lettore della serie da edicola ultraquarantenne, conservatore, nostalgico, fedele; di contro a un lettore da libreria prevalentemente giovane, forse opportunistico e più volubile. D’altra parte non è detto che, nello specifico, il lettore SBE delle librerie sia più giovane di quello delle edicole.

6) C’è una compensazione del calo delle vendite, 4,9% secondo la relazione di gestione, con l’incremento del prezzo di copertina.

Lo Stato Patrimoniale

1) SBE è solida e alcuni valori di immobilizzazioni sono probabilmente le punte di iceberg sommersi che possono generare valori molto superiori a quanto indicato a libro contabile (es. gli immobili possono significare garanzie per prestiti bancari fino a €20M, che sommati alla liquidità e alle immobilizzazioni finanziarie significano una capacità produttiva non banale; i diritti valorizzati in €2,5M, uniti alla capacità di costruzione di storie di SBE possono significare l’entrata in segmenti di produzione media con potenziali inesplorati).

2) SBE non sta ancora utilizzando la leva finanziaria, e questo le dà un moltiplicatore di capacità aggiuntiva, al di là della liquidità visibile e degli asset iscritti a bilancio.

3) Lo Stato Patrimoniale di SBE le conferisce tempo – anni, e magari anche tanti anni – per provare e, eventualmente, sbagliare alcune mosse andando nella nuova direzione (librerie e media) senza pregiudicare la propria capacità.

4) L’erogazione dei dividendi NON avviene in autofinanziamento, ma attinge alle riserve, cioè alla notevole ricchezza e potenza costruita nei 30 anni passati; è stato così già per due anni, e questo diventerà un punto di attenzione se i tempi per vedere i risultati delle scommesse Bonelli saranno più lunghi delle attese.

CONCLUSIONI

Il calo del profitto netto SBE nel 2017 dipende dalla fine delle Collezioni Storiche a Colori Tex e Zagor, che ha pesato per €1M di ricavi.

La crisi dell’editoria periodica e seriale non si vede nell’ultimo anno di bilancio Bonelli, mentre si vede dai numeri totali del mercato. L’analisi del bilancio dice che Bonelli ha contenuto il calo delle vendite al -4,9%, compensando il calo con un incremento del prezzo unitario.

La crisi si è vista invece negli anni precedenti, quando la contrazione dei ricavi ha pesato in modo importante su bilanci.

L’indisponibilità di dati reali di vendita, non ricavabili dal bilancio, impedisce un’analisi più accurata sul profitto delle testate e sulle tendenze del mercato dei fumetti.

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14 commenti

  1. Dettagliata analisi del presente. Diamo un occhiata anche al passato: nel 2007 la SBE fatturava oltre 34 milioni, con un utile netto di oltre 6, nel 2009 l’utile superava ancora i 5, nel 2010 di poco i 4, nel 2011 il crac dell’allora distributore A&G MARCO ha mandato in fumo un credito di 7,78 milioni, che sono stati interamente spesati nei bilanci 2011 e 2012, riuscendo comunque a chiudere in utile, rispettivamente, per 208.897 il 2011 e oltre 1,6 milioni l’anno dopo. Questi numeri per sottolineare che ancora pochi anni fa la SBE era una vera macchina da soldi, d’altra parte è così che è riuscita ad accumulare quella montagna di denaro, nonostante pagasse dividendi ancor più alti di quelli attuali. E adesso? Purtroppo l’erosione di vendite sembra apparentemente inarrestabile, per cui, è persino ovvio, i conti alla lunga non possono che seguire quella tendenza, dagli anni 90 si sono perse oltre 3 copie su 4, erosione in parte contenuta con un esplosione di pubblicazioni extra (color, maxi, magazine, cartonati) dedicate ai personaggi di punta, avvicinandosi però alla soglia di saturazione. La straordinaria solidità patrimoniale aiuta, ma fino ad un certo punto, è fin troppo chiaro che Davide Bonelli si ritrova a comandare la nave con condizioni del mare ben più difficili di quelle del padre, e in futuro sarà prevedibilmente ancora peggio, speriamo riesca a individuare la rotta giusta.

    • Sono d’accordo; la crisi dell’editoria periodica appare strutturale e il passaggio a nuove fonti di reddito (attualmente la libreria, potenzialmente i nuovi media) è necessario per tenere i ricavi e tornare a crescere sul profitto. Approfitto per ringraziare Olimpia delle analisi degli anni passati.

  2. Bella Analisi grazie a tutti e due.

  3. Ho letto da qualche parte – ricordo almeno un commento in rete al riguardo di Igor Tuveri prima di Oblomov – che il mercato dei comics in libreria cresce(va) del 15% ogni anno. Immagino sia per questo che Mondadori e Feltrinelli hanno scelto quel sentiero. Ieri sera ero in Brera ( Milano ndr ) e ho pagato una chiaroveggente professionista con una copia near mint dell’Oscar Mondadori che ristampava la saga nomata Sangue Navajo perché mi dicesse cosa sarebbe successo da qui alla elezione di Rovazzi quale premier al mercato mainstream nostrano di fumetti. Lady Liboria ha consultato il suoi tarocchi e mi confidato che – similmente a quello che da dieci anni a questa parte sta succedendo con i picchiatelli in costume USA – il ranger, l’indagatore dell’incubo, il detective dell’impossibile ed il Signor No che non ha nulla a che spartire con Mike Bongiorno diventeranno progressivamente fenomeni pop , come questo Giornale , per la loro riduzione televisiva e cinematografica. Come già accaduto con i loro cugini americani, paradossalmente il numero di fumetti a loro dedicati si stabilizzerà su un numero ics non particolarmente rilevante, ma i concepts alla base saranno patrimonio di un pubblico vastissimo ed europeo grazie alle produzioni audiovisive. LL arriva a dire che all’inizio Dyd e co potranno contare su interpreti non famosissimi e su budget da piccolo cabotaggio, ma nella seconda fase avremo Toni Servillo nei panni, diciamo così, di Mana Cerace, tanto per fare un esempio.
    SBE realizzerà tantissime miniserie e one shots con testi alla Azzarello e disegni alla Pander Bros of the Eighties ( Grendel ndr ) in b/n e formato tascabile alla Diabolik che di fatto saranno storyboards per testare la produzione di prodotti per le tv via cavo ripieni di idee anche innovative senza constare troppo in CGI.
    LL porta come esempio la storia di un convoglio che porta la razza umana lontano da un pianeta Terra morto raccontato attraverso i dialoghi ed i conflitti di alcuni passeggeri che abitano camere in tutto e per tutto uguali a quelli di appartamenti piccolo borghesi del 20mo secolo con tanto di telefoni a disco e di tappezzeria e moquette. Da qualche finestra si vede lo spazio stellato. Bergman incontra Battlestar Galactica. Cose così.
    Viviamo in tempi interessanti.

  4. Tante parole e numeri per dire che la situazione della Bonelli è molto difficile, per non dire disperata. Del resto, bastava leggere il nostro pezzo dove gli stessi concetti erano stati espressi in forma più decodificabile e con i dati di vendita che, a differenza di quanto sostiene l’autore Lucius Mystere, esistono eccome! O forse era troppo scomodo citarli? Interessante sarebbe chiarire in quali termini su questo disastro hanno inciso le iniziative relative ai progetti di Recchioni, dal megaflop di Orfani, al disastroso rilancio di Dylan Dog (con vendite quasi dimezzate in cinque anni), al disastroso investimento nel film sulla “macchina” per finire con 4 Hoods (che pare girare su una media di 4500 copie) e altro (come il nuovo formato a 64 pagine).

    • Avendo scritto io l’articolo posso dire con sicurezza che non ho scritto quello che dici tu, e nulla giustifica l’affermazione che la situazione di Bonelli sia difficile o addirittura disperata.
      Quanto alle vendite, non in discussione qui, l’unico dato di vendita fondato relativamente al 2017 è il -4,9% indicato in relazione di gestione. Non citare altri dati non è scomodo, è scorretto. Se hai dati che smentiscono la relazione di gestione puoi andare in procura e denunciare il CdA Bonelli per false comunicazioni sociali. Se non lo fai – e non c’è dubbio che non lo farai – menti.
      Di Recchioni a me non interessa e ve la vedete tu e lui.

      • Gran bella risposta Lucius. L’unico dato vero e ufficiale è quello riportato nel bilancio, come dici. Se ci fossero altri dati, tenuti nascosti, la Bonelli avrebbe commesso un falso in bilancio e andrebbe denunciata. Voglio vedere chi avrà il coraggio di farlo, forte di dati inconfutabili. Ma è così bello accusare Recchioni di tutti i mali del mondo.

        • La SBE ha davanti una sfida non facile, però ha tante frecce al proprio arco, tantissimi collaboratori di livello, la forza di un catalogo sterminato, testate che hanno ancora un grosso seguito, una situazione finanziaria brillantissima, per cui ha tutte le possibilità di riprendere un cammino di crescita. E in ogni caso la situazione non è neanche lontanamente disperata, anzi, direi tutto il contrario.

  5. bottero dice che dylan dog è vicino alle 65.000 copie vi risulta?

    • Francamente, io non lo so, ma se il dato fosse vero non sarei stupito. Il canale delle edicole è in calo strutturale da molti anni e così tutto quello che per le edicole passa. Prendendo gli unici dati sicuri del calo delle vendite del 4,9% e del totale di copie vendute poco sopra gli 8.000.000, esce un calo di copie rispetto al 2016 di circa 400.000 copie che significano con un conto grossier sulle 13 uscite all’anno (12 numeri e 1 speciale di media, anche se alcune testate come Martin Mystére hanno 7 numeri e altre come Dylan Dog e Tex ne hanno più di 20) poco meno di 31.000 copie in meno a uscita, da distribuire tra le varie testate al lordo delle testate chiuse e delle testate nuove. Ci sta che ne abbia perso 10.000 Tex, 10.000 DD e il resto le altre testate; ma sono numeri grossolani, quelli veri li sanno solo in Bonelli. Io francamente proporrei loro di dichiararli questi numeri, e si risparmierebbero anche delle speculazioni, che in passato, in qualche caso sono anche state un pò sgradevoli. Non è casuale che l’unico mercato SBE che abbia sia volumi sostenuti che una crescita importante sia quello delle librerie; i numeri implicano e io sono convinto – e credo che lo stia pensando anche SBE – che la soluzione per la crisi del fumetto sia la scommessa su nuovi mercati: libri e nuovi media.

  6. Ottima analisi.

  7. intanto ha chiuso 4 hoods dopo 6 numeri(almeno che non sia diventato trimestrale)

  8. https://www.facebook.com/roberto.recchioni/posts/10155779576347916

    chiuso ufficialmente recchioni fa pure mea culpa, lo facesse anche per quello scempio di rilancio su dylan dog……….

  9. Analisi interessante e realizzata con ammirevole competenza.
    Parlavo questa primavera con un distributore pluriprovinciale per le edicole. Le previsioni per il suo stesso settore erano nefaste: “siamo come calessi trainati dai cavalli” -mi diceva- “quanti calessi vedi per le strade?”.
    Dal suo punto di vista le testate (non specificatamente fumetti) che “vanno bene” sono quelle che perdono un 5% annuo di venduto. In quest’ottica (funerea) SBE è una casa editrice che in edicola “va bene”.

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