ALCUNI BUONI MOTIVI PER VISITARE PARIGI

ALCUNI BUONI MOTIVI PER VISITARE PARIGI

Il treno che parte da Milano, passa a Torino e va a Parigi fa quattro viaggi di andata e tre di ritorno al giorno. Si chiama Tgv, cioè treno ad alta velocità. Si può prenotare su internet e pagare con la carta di credito. È possibile fissare il posto, l’orario e il giorno. È quasi sempre al gran completo. Molto comodo, consente di portare tutto il bagaglio che si desidera, appoggiando le valige sugli appositi ripiani anche vicino al proprio posto. Se si prenota molto tempo prima e in giorni infrasettimanali si possono spuntare viaggi da Milano e da Torino a soli 29 euro. Parigi vuole mantenere elevato il numero dei turisti che visitano ogni anno la città perché rappresentano un motore importante per l’economia locale.

Seconda classe del Tgv

In realtà il treno viaggia ad alta velocità solo da Lione a Parigi. In italia viaggia a velocità normale e si ferma anche in piccole stazioni come Bardonecchia e Oulx. In inverno sono molti gli sciatori che vengono da Parigi o da Lione nelle stazioni sciistiche italiane. Il Tgv raggiunge Parigi in circa sette ore da Milano e sei da Torino.

Il treno ad alta velocità

Alcune carrozze sono piuttosto vecchie perché il servizio è attivo dal 1981 sulla tratta Parigi-Lione. Ha trasportato più di un miliardo di passeggeri. Nei convogli c’è il bar dove si possono comprare bevande, panini e spuntini. Si può anche ricaricare le batterie e alcune volte avere un collegamento internet. In tutto, da Milano, ci sono per Parigi sette convogli giornalieri di cui quattro ad alta velocità. Esistono anche treni notturni che compiono il tragitto in 13 ore.

Tgv, treni ad alta velocità francesi nella Gare de Lyon, cioè nella stazione di Parigi per Lione

Uno dei motivi per cui i viaggiatori preferiscono il treno all’aereo è che i treni dall’Italia arrivano alla Gare de Lyon (cioè la stazione di Lione), nel centro di Parigi. Si può prendere la metropolitana o la Rer, il treno metropolitano.

I taxi davanti alla Gare de Lyon

Si può anche prendere un taxi. Non sono particolarmente cari e, soprattutto quando si è in tre o quattro persone con molti bagagli, diventano davvero convenienti. Bisogna mettersi in coda e aspettare il proprio turno, ma la fila scorre veloce e in poco tempo si parte diretti all’hotel prescelto.

Dal taxi potremo ammirare la città, che è sempre animatissima. Ufficialmente Parigi ha più di due milioni di abitanti, considerando però l’aerea metropolitana, detta Grande Parigi, arriva a 12 milioni. E ha circa 28 milioni di visitatori l’anno, È una delle città del mondo con il maggior numero di visitatori l’anno. Nonostante sia fittamente abitata ha fama di essere la meta romantica per eccellenza.

“Le baiser de l’Hotel de ville” cioè “Il bacio davanti al municipio” di Robert Doisneau, uno dei baci più famosi della storia della fotografia

La foto sopra, stata scattata il 9 marzo 1950, ha contribuito ad accrescere la fama di città degli innamorati che ha sempre avuto Parigi.

Il giornalista e scrittore Dino Buzzati con la moglie Almerina Antoniazzi in viaggio di nozze a Parigi nel 1966

È stata la metà tradizionale del viaggio di nozze anche per gli italiani e per alcuni lo è ancora.

Viaggio romantico a Parigi per San Valentino

Ai nostri giorni molte coppie scelgono mete più esotiche e lontane per il viaggio di nozze. Ma per raggiungerle spesso passano da Parigi perché è ben collegata con tutto il mondo, soprattutto con i paesi di lingua francofona. Ma Parigi rimane la meta preferita per le fughe romantiche. Vi si festeggia volentieri anche San Valentino.

Una coppia davanti alla Tour Eiffel

Alla Tour Eiffel ci si arriva praticamente in faccia dalla stazione della metro chiamata Trocadero. Dalla spianata in superficie si può ammirare la famosa torre e i giardini del campo di Marte, chiamati così perché un tempo vi si addestrava l’esercito. Di fronte c’è ancora la scuola militare dove aveva studiato Napoleone Bonaparte. Il Campo di Marte fu la sede dell’esposizione universale del 1889 per la quale l’ingegnere Eiffel, autore anche degli interni della Statua della Libertà di New York, costruì la Torre che avrebbe dovuto essere smontata alla fine della manifestazione. Ma i parigini ci si affezionarono e ancora oggi è il simbolo della città.

Avenue des  Champs Élysées

L’illuminazione natalizia agli Champs Élysées. In fondo l’Arco di Trionfo dedicato a Napoleone

Con la metropolitana numero 9, scendendo alla stazione Franklin D. Roosvelt, si arriva agli Champs Élysées. È uno dei corsi alberati più frequentati dai visitatori, estendendosi per circa due chilometri. A lato ci sono due larghi marciapiedi e tutta una fila di negozi. Ci sono i flagship store delle grandi catene, cioè i negozi bandiera che ne rappresentano la vetrina con spazi espositivi maggiori e con maggiore assortimento di prodotti.

70-72 Av. des Champs-Élysées, 75008 Paris, Francia

La sede Sephora, tra le più grandi e lussuose del mondo

All’inizio degli Champs Élysées c’è uno dei negozi Sephora (catena che vende prodotti di profumeria) più grandi e forniti del mondo. È possibile provare tutte le creme e i make up della nuova collezione. Ci sono varie postazioni in cui truccatrici specializzate danno dimostrazione della loro abilità sui volti delle clienti. La gamma dei prodotti in vendita è molto ampia. Ci sono anche colori e tipi di smalto e di trucco che non arrivano mai in Italia. La possibilità di scelta è infinita e si può provare qualsiasi profumo.

La Fnac degli Champs Élysées

La Fnac (sigla di Fédération Nationale d’Achat des Cadres, in italiano Federazione nazionale dell’acquisto per i quadri) è una catena francese presente anche in Italia. Vende libri, dischi, cd, telefonini, programmi informatici, prodotti audiovisivi, videogiochi e biglietti per concerti e avvenimenti musicali, teatrali e dell’industria dell’intrattenimento. L’uscita di un nuovo Cd o di un nuovo libro delle star internazionali viene spesso accompagnata dalla conferenza dell’artista alla Fnac degli Champs Elysées.

Parata della presa della Bastiglia il 14 luglio agli Champs Élysées

Ma gli Champs Élysées non sono solo un luogo per turisti. Sono anche nel cuore dei parigini e dei francesi. Qui si svolge ogni anno, il 14 luglio, la sfilata che ricorda la presa della Bastiglia e la conquista delle libertà civili. Il fatto storico ricordato è l’assalto che il popolo diede alla prigione della Bastiglia nel 1789, con la liberazione dei (pochissimi) prigionieri. Segnò l’inizio della Rivoluzione francese e la fine del dispotismo.

Luminarie natalizie agli Champs Élysées, 2013

A Natale gli Champs Élysées sono illuminati da migliaia di lampadine e ora dai led. Lo spettacolo è sempre emozionante e sicuramente Parigi si merita il nome di Ville Lumière (città delle luci).

I soldati tedeschi occupano Parigi e sfilano agli Champs Élysées

Sugli Champs Élysées nel 1940 sfilarono anche i tedeschi quando occuparono Parigi.

1940, cittadini francesi assistono alla sfilata dei tedeschi sugli Champs Élysées

1944, il generale De Gaulle, capo della lotta di liberazione francese, sfila con le sue truppe sugli Champs Élysées

Ma la più grande manifestazione mai avvenuta sugli Champs Elisées si è tenuta nel 1998 per la vittoria della Francia nel campionato mondiale di calcio

Morte di Johnny Halliday, il corteo dei bikers scende lungo gli Champs Elisées , 9 giugno 2018

Benché i negozi che si affacciano sugli Champs Elisées siano bellissimi e importanti, tuttavia non sono diversi da quelli che ci sono in altre città. Il vero lusso parigino si trova ai Fabourg Saint Honoré.

La rue du Faubourg Saint-Honoré

Hermès al 24 del Faubourg Saint Honoré

La rue du Faubourg Saint-Honoré è la via del lusso parigino. È parallela agli Champs Élysées, sempre congestionata perché non è chiusa al traffico veicolare.
Nella foto in alto la sede di Hermès nella rue du Faubourg Saint-Honoré. Ha decorazioni molto suggestive soprattutto a Natale.

Il negozio Chanel al 21 della via del Faubourg Saint-Honoré

Al numero 21 della rue du Faubourg Saint-Honoré c’è una sede della casa di moda Chanel.
La Chanel non fa solo abiti già pronti, cuce ancora abiti su misura per l’haute couture. Anche se il mercato dell’alta moda su misura si è ristretto, arrivando solo a circa duemila acquirenti  in tutto il mondo. Al giorno d’oggi vengono a Parigi per farsi confezionare un vestito di alta moda soprattutto da Cina, Russia e Medio Oriente.

Sarte al lavoro nell’azienda di haute couture Lesage, Parigi, luglio 1988

Le 2200 sarte che lavorano nella haute couture sono dette les petits mains, cioè piccole mani. Infatti cuciono tutto a mano.

Palazzo dell’Eliseo, al numero 55 della rue du Faubourg Saint Honoré, sede del presidente della Repubblica francese

Sulla rue du Faubourg Saint Honoré non ci sono solo le case di moda, ma anche i palazzi istituzionali e alcune ambasciate. Al numero 55 c’è il palazzo dell’Eliseo, sede del presidente della repubblica francese.

Le Galeries Lafayette

Alla distanza di quasi due chilometri da rue du Faubourg Saint-Honoré si trova Boulevard Haussmann. Qui si trovano le Galeries Lafayette, un grande magazzino di lusso aperto da più di un secolo.

La cupola interna delle gallerie Lafayette con l’albero di palloncini del 2017

L’edificio ha una cupola di vetri colorati che viene decorata per il Natale.

Cupola dei Printemps

Sempre sul boulevard Haussmann si incontrano i grandi magazzini Printemps, con più di 150 anni di attività. Anche ai Printemps c’è una grande cupola di vetri colorati.

Lo stile parigino

Lo stile parigino

Le parigine sono conosciute per il loro stile. Comprano abiti di qualità e li usano per anni. Hanno una particolare attenzione per le scarpe, che preferiscono ottime ma comode. Nella scelta degli abiti evitano gli eccessi. Non manca nel loro guardaroba un cappottino nero ben confezionato che si fanno adattare perfettamente dalla sarta. Rifuggono dai colori violenti e odiano le griffe esposte in bella vista sugli abiti e sugli accessori.

Scolara sul monopattino

In Francia un’accorta politica per l’incremento delle nascite ha evitato il fenomeno della denatalità che affligge l’Italia. Molte giovani signore hanno tre figli. Si vedono in giro per la città papà e mamme che accompagnano i bambini ai giardinetti o al parco con l’onnipresente monopattino.

Fumetti

Aaapoum Bapoum-rue Serpente, fumetteria

Parigi è la capitale europea del fumetto che in Francia si chiama bédé, parola composta dalle iniziali di bandes dessineés (strisce disegnate).

Aaapoum-Bapoum-rue Dante 8, fumetteria

In tutte le librerie e nei chioschi delle edicole c’è la sezione speciale dedicata ai fumetti. I francesi avevano già riconosciuto il valore artistico del fumetto quando, da altre parti, si stava ancora discutendo se fa danni ai bambini.

La fumetteria Album chiusa a Parigi dopo 70 anni nel 2018

Creata nel 1949, la libreria Album disponeva di circa 17mila titoli

La più vecchia fumetteria di Parigi, la Album, che si trovava all’84 del Boulevard Saint Germain, è stata chiusa nel gennaio del 2018.

Junku, 18 rue des piramides

La libreria giapponese Junku è specializzata in manga, i fumetti giapponesi.

Lavorare a maglia

La droguerie, rue de Jour 7,11

Per chi è appassionato di lavoro a maglia Parigi offre diversi negozi molto interessanti. Il più antico è la Droguèrie, rue de Jour 7, 11. Si può raggiungere a piedi dal Centre Pompidou che si trova in centro, nella zona delle Halles dove una volta c’erano i mercati all’aperto di Parigi. È un negozio storico che pubblica anche modelli. Ha una raccolta di filati molto ampia e di qualità.

L’atelier de la création, 23 bis rue des plantes, Paris 14

Nell’Atelier de la création (Laboratorio della creazione) si trovano stoffe, lane, fili e generi di merceria.

Chatmaille in rue Cazotte 2, Parigi

Laines et fils à tricoter (Lane e fili per lavorare a maglia) è una bottega poco distante dal Sacre Coeur, in Rue Charles Nodier, all’angolo con Rue Cazotte.

 

43 commenti

  1. simpatico reportage,mi ha fatto venir voglia di fare una gitarella a Paris, ah la tirannia del tempo!!vado ad ascoltare Trenet au revoir!!

  2. E’ un piacere ritornare a Parigi. La città ha sempre qualcosa da offrire…

  3. Ok, per quanto riguarda le coppie, ma diciamolo: è l’unica città in Europa che affascina i bambini! E non sto parlando di Disneyland, sto parlando proprio della Parigi classica e “romantica”.

    • Parigi è stata la location di parecchi cartoni animati di grande successo. Notre Dame con le sue gargouille è molto suggestiva. L’altra settimana sono andata a Saint Denis dove ci sono i sepolcri dei re e delle regine di Francia, molto suggestive con le statue medievali distese sopra con spadoni e corone in testa. Posso testimoniare che c’erano intere scolaresche di diverse etnie attentissime alle spiegazioni delle guide? Sarà l’effetto delle serie fantasy?

  4. mah, a Parigi hanno cercato di ammazzarmi due volte, la prima nel quartiere di Saint-Denis sono riuscito a scappare da un gruppetto che voleva spaccarmi il vetro per fregarsi la borsa sul sedile posteriore, la seconda inseguito in macchina da gente che mi sparava addosso sono riuscito a chiamare la gendarmeria, e il poliziotto mi ha – molto gentilmente – detto che non capiva il problema e che non vedeva come avrebbe potuto aiutarmi; zigzagando a 180 nel traffico del pomeriggio sulla tangenziale interna sono riuscito una seconda volta a scappare e non mi sono più fermato fino al confine tedesco; state all’occhio;

  5. Purtroppo nelle grandi città succede e non solo in quelle…

  6. Storia di fantascienza con profumo di vaga ucronia.
    Seth Fisher, dopo averci salutato con grande affettuosità dimostrata tangibilmente con il regalo di una bella illustrazione di copertina per “Vitt & Dintorni”, fischiettando si allontana lentamente in direzione di piazza dei Vosgi, mentre la pioggia cade con inusitato furore rispetto al calendario che segna il 17 di Luglio!! Sono rimasto in compagnia di Roland Topor, che stoicamente senza ombrello e a capo scoperto non si cura della pioggia che l’inzuppa. Reduce dall’aver assistito in compagnia del fido cane Ezechiel ad un efferato tentato omicidio sembra comunque tranquillo: certo, Manu Libera ha violentemente reagito e protestato quando l’ignobile efebo dalle grandi ali color alpaca peruviano l’ha spinta giù dal ponte delle Arti con la Senna in tumultuante piena! Ma sapendo che è una provetta nuotatrice io non mi sono allarmato e inoltre sono certo che il bagno freddo le farà passare un poco i bollenti spiriti!! L’angelo caduto, poiché tale mi pare l’essere alato, l’ha fatto forse per il suo bene, da buon Samaritano quale vorrebbe teoricamente essere. Ezechiel ringhia sordamente per manifestare il suo dissenso e fra il ringhio e a denti scoperti mi sibila: ”Tomaso, tu credi agli angeli e cose del genere?? Sei un povero fessacchiotto, non hai capito che quel tale aveva le ali di cartapesta per beffarsi di te? Non l’hai riconosciuto quello sciagurato di Alfonso evaso dalle segrete della Bastiglia tre notti or sono in occasione della festa del 14 Luglio con fuochi artificiali e giochi di acqua (Sons et lumieres) proveniente dalle mille vasche d’acqua che adornano le piazze di Parigi??
    Io sono perplesso; ma si, certo. Poi, quando qualche peniche aggancerà la conturbante Manus traendola in salvo e il suo capitano dopo averla curata con qualche flebo di calvados, certamente saprà cosa fare di lei!! Va beh, io le consiglierò il convento, per ricercare il suo centro di equilibrio permanente!!
    Non vorrei uscire, ma devo andare alla libreria Mona Lisait di boulevard de l’Hôpital, dove il simulacro di Sauro lo Pennacchio mi attende per importanti comunicazioni sull’involuzione di “Vitt& Dintorni” in direzione di un certo autocompiacimento autobiografico dei componenti della redazione.
    Guardo Roland Topor che non mi pare in vena di ciance per la faccenda della seconda edizione tedesca di “Pinocchio” illustrata da lui in un momento di un probabile(?)giramento di zebedei e gli chiedo: “ Mi accompagni in Boulevard de l’ Hospital?? Di andarci da solo non mi fido a causa della banda di accattoni di “Luponero” che prima ti morde e poi abbaia!!” Sospira e grattandosi la punta del naso Roland inizia il suo eloquio: ”prima però passiamo dalla via del Tempio, dove di solito tu in cenci artefatti questui per il rancio giornaliero!”; io sono meditabondo:” ma si allunga la strada del doppio! Io ho una certa fretta perché al centro Pompidou c’è Patrizia Z, che mi attende per definire il mio contratto come primo consulente per la mostra a La Rochelle su Hugo Maltese e Corto Pratt che parte il 4 Agosto!!”. Topor guarda il bicchiere mezzo vuoto e ridacchiando bisbiglia: “ Attento Prosperino mio, Patrizia è un osso duro, ti romperai i denti e ti ridurrai a masticare con le gengive pane inzuppato nel brodino già preconfezionato in busta! Vieni prima con me al quartiere del tempio dove c’è Rebecca che ti darà per pura carità una pagnotta rafferma di pane azimo, per mangiare la quale dovrai lavorare di molari, fallo per piacere, finché ce li hai ancora”. Io sono indeciso, pensando a questa faccenda di Rebecca e del fantomatico quartiere che disegna storicamente la frontiera occidentale del Marais e raggruppa oggi tre vie medioevali: la via bar del Becco, la via Sainte-Avoye e la via del Tempio. Aperta probabilmente fin dal XII° secolo, la via del Tempio collegava la zona de l’Hotel de Ville e al recinto del Tempio stesso e di fatto separava le terre dei Templari dal “bel borgo” di Saint-Martin des Champs. Questa via si è completamente trasformata dall’immagine della zona della palude e non conserva alcuna traccia del suo passato medioevale prestigioso. A sinistra, procedendo, si incontra un locale La tour du Temple. Qualche reminiscenza rimane…”. Sbuffa il Nostro e gargarizza con voluttà suggendo una pinta di Guiness rossa! Topor schiocca la lingua, fa una serie di risatine e poi si allaccia il tovagliolo al collo ed inizia a mangiare a grandi boccate il famoso maiale tolosano alla brace, il cosiddetto “pasto dell’eroe”. Squilla il telefono e il gestore del Bistrot “Chez Hibou” fa un cenno di richiamo al Nostro e sussurra:” ti cercano, sono Rebecca e lo zio Abramo e Jacovitti…” Topor risponde e sbianca in volto. Tomaso, è accaduta una cosa di estrema gravità: Jacovitti e Caesar sono spariti, scomparsi, probabilmente rapiti da Vito il mago della foresta morta e trasportati in un futuro ucronico dove la guerra di Etiopia è stata vinta nel 1938 dal Negus che occupato primo in nord Africa, poi con l’aiuto della Nigeria e del Sudan l’Italia indi l’Europa occidentale, ha mandato Mussolini e Hitler a lavorare nelle miniere sarde di Carbonia!! In quel contesto la cosa veramente grave fu che – con gran sconforto del giovanissimo De Turris- “Il Vittorioso” sospese la pubblicazione della storia di “Romano il legionario” alla terza tavola e al suo posto apparve o apparirà un’altra storia a fumetti intitolata “Romano e l’aeroporto Z !!” Poi Topor, pallido come un cencio, esce dal locale con sguardo truce in tutta fretta senza dire altra parola. Intanto Matteo Salvini (Milano, 9 marzo 1973) noto politico italiano, dal 1º giugno 2018 vicepresidente del Consiglio e ministro dell’interno del Governo Conte, saputa la notizia ha inviato alla redazione di “Vitt & Dintorni” un battaglione di leghisti arditi incursori con il compito di impedire la pubblicazione di questo mio articolo, considerato anti italiano e pro abitanti autoctoni del continente nero! Salvini, senatore, già deputato ed europarlamentare, dal dicembre 2013 è segretario federale della Lega Nord, partito al quale si è iscritto nel 1990 dopo avere bruciato in piazza un fantoccio tinto di nero come monito per i poveri migranti in possibile arrivo sulle coste italiane con mezzi di fortuna.

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    Topor ed amici sono definitivamente scomparsi e io devo ritrovarli perché temo siano stati inghiottiti da una delle “porte” che si suppone siano buchi neri e che appaiono e scompaiono nell’arco di un secondo! E’ improbabile, quasi impossibile incappare in una di queste trappole, ma la legge delle probabilità non lo esclude! Si sospetta che non sia un fenomeno naturale ma un marchingegno messo in atto da “Der Master Rock”, l’occulto burattinaio che regge con pugno di ferro la zona ucronica di Parigi con l’occulta complicità di Zauro le Pen, dove ancora le pattuglie di SS scorrazzano alla ricerca di sospetti lettori di fumetti, categoria considerata altamente eversiva e quindi da eliminare con ogni mezzo. Il mio obbiettivo è percorrere l’itinerario del “triangolo” ( la cosiddetta “zona bucata”), situato tra Piazza della Repubblica, Piazza della Bastiglia e Blanche Manteaul , anche se è ormai certo che l’epicentro del fenomeno metafisico deve collocarsi nel “Conservatorio delle arti e mestieri, direttrice del quale è a tempo perso la dottoressa Manu Libera, già docente alla Sorbona di manutenzione di rubinetti organici degli androidi di generazione 7°. Comunque estraggo dalla capace borsa in pelle di rospo della Florida un blocco di appunti ed indifferente alle occhiate ansiose che Galileo , Da Vinci e Anita Garibaldi mi lanciano dal loro tavolo di lavoro, sommerso di carte e mappe della città sulle quali sono state tracciate le linee di forza dedotte da L’Oracolo del Pozzo della chiesa di Saint Sulpice, ossia la Sibilla Cumana, in arte l’androide biologico Sat.6 Sunset di settima generazione plus!!
    Al mio fianco il bracco avuto in prestito da Holmes fiuta a destra e a manca, ma per ora non ha cavato un ragno dal buco,
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    Happy birthday Mein Führer canta Sabrina Ferilli in una Parigi parzialmente occupata dai nazisti. Si tratta della zona ucronica alla quale si accede da speciali porte che rimangono aperte solo per un secondo!! L’agente segreto della Gestapo Dead Manus è alla ricerca dell’ufficiale della Wermacht Kurt Caesar in possesso dell’anti arma implosiva capace di neutralizzare qualsiasi tipo di bomba, comprese quelle al neutrino mille più potenti di quelle all’idrogeno. Caesar scomparso nell’interno del quartiere del Marais parte dell’antica zona del tempio, era in compagnia di Jacovitti e pare di Anita Garibaldi, pasionaria che difende a colpi di sciabola i tentativi di ridurre in schiavitù tutti gli androidi genetici A/ super, e questo in nome di tutte le libertà! Questa situazione non garba punto a Leonardus von Gorie , generale dell’OVRA che sotto falso nome – Bruno Arcieri- si è rintanato nell’acquedotto sotterraneo di Montsouris nell’adiacenze del parco omonimo per mettere a punto una super bomba implosiviva che all’atto dell’implosione ridurrà tutta Parigi alla dimensione di una capocchia di spillo.. Intanto il libertario, anarchico e dichiarato nemico di tutte le autorità, Tomaso Prospero detto el Locho, fa una scelta apparentemente insensata, ossia utilizzare una intervento critico del giornalista Comandante Valerio per tentare di connettere qualcosa di così complesso come un romanzo di Philip K. Dick (oltretutto scritto più di 50 anni fa) ai meccanismi e ai ritmi del Giornale VittPop , creatura al servizio della reazione diretto dall’ex toy boy Zauro Le Pen, rampollo di nobile casata alsaziana e pretendente al titolo di Imperatore degli Stati Uniti d’Europa e Terra del Fuoco, ex colonia britannica strappata alla Patagonia/Argentina dopo la guerra delle tre ore. D’altro canto scegliere di fare questa cosa significa cercare la sponda tra quegli spettatori che vorrebbero una fantascienza più casuale nella struttura narrativa e immatura in generale, adatta al cervello ormai telematico dei fans del Giornale Vitt Pop.
    Tomaso Prospero ora dorma beato in compagnia della lupa bianca April Bell che lo sorveglia e protegge come fosse un neonato, poiché è a conoscenza del terribile segreto tramandato da milioni di anni e riguardante la vera natura di Tomaso Prospero, natura della quale lo stesso Tomaso non è a conoscenza, ossia di essere il naturale erede di una super razza preumana sopravvissuta quasi per caso alle leggi implacabili della selezione naturale.
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    Va beh, non credete a quello che appare scritto in questi commenti, Zauro Bifronte li altera con il suo potere mentale!! Ma io ho dalla mia un asso vincente, ovvero un cane sapiente e parlante di nome Izaaco! Da dove viene questo bracco plurilaureato e che dopo aver litigato con Holmes per una questione di quantità di zuppa giornaliera a lui spettante secondo il diritto canino, si è affezionato al sottoscritto dopo una forzata convivenza in una tana rifigio nella tundra siberiana ( Il caso del megaterio del pleistocene) , dove durante il lungo inverno io ho mangiato poco del megaterio surgelato e ho lasciato quasi tutto al cane. Comunque, nel 1923 la famiglia di Izacco detto Azi si trasferì clandestinamente al seguito di un gruppo di esquimesi che attraversano lo stretto di Bering e via Alaska raggiunse gli States, a New York, dove in seguito Izaacco compirà gli studi nel “Dog’s charming Institute “. Il padre acquistò nel 1926 un negozio di ossa di scarto spolpate dal locale macello nel quartiere di Brooklyn e qui, oltre che in altri negozi acquistati in seguito, il piccolo Izaacco passerà gran parte della sua infanzia facendosi i denti. Le doti straordinarie del cagnolino prodigio emerse da subito. Basti pensare, ad esempio, che a soli cinque mesi imparò a leggere da solo e che da quel momento in poi non smetterà più di leggere libri e di studiare. Fondamentale il suo incontro con Holmes durante una partita di caccia avvenuta nel Dorset, mentre Izaacco era ospite dell’Università di Exeter dove era stato invitato a tenere una conferenza sulla robotica nella visione di Philip K. Dick e I. Asimov, i due padri del problema morale nei confronti dell’inconsapevolezza dell’androide geneticamente indistinguibile dall’uomo.
    Ecco perchè ora, con al fianco il fedele bracco plurilaureato e parlante un perfetto italiano, non mi sento solo gettato nel pozzo di Saint Sulpice dal killer inviato da “der Alter”, per chiudermi la bocca per sempre in merito ai profitti miliardari ottenuti da Zaurov le Pen con la diffusione del suo “Pop Giornale” in tutte le celle delle carceri statunitensi e della Cina del nord est!!!!
    Intanto la zarina del crimine “Manus moscia” ha bisticciato con Zaurov per un motivo personale e di caratttere intimo sessuale ( la lunghezza del pene di le Pen) e per tale motivo ha deciso di fargli un dispetto e sta cercando il modo per trarmi d’impaccio assoldando Crepascolo le temeraire, bandito gentiliuomo delle fogne di Belleville, amico intimo dello scrittore Pennac ( che non ha problemi di pen…na!) e che a Belleville ha un vasto seguito di fedeli tagliagole.
    In fin dei conti io e il cane parlante Izaacco non ce la passiamo male quaggiù nel pozzo, poiché sotto alla faglia acquifera si stendono dei tunnel risalenti al periodo di Augusto ( quando a Lutezia sull’isola ora detta di Notre Dame, l’imperatore Augusto aveva una villa dotata di ogni comfort, compresa acqua calda , frigo bar ( non a pagamento), sauna ecc, ecc. Ecco, un tunnel arriva fino a laggiù, dove per un fenomeno di torsione temporale la villa augustea è ancora in piena attività . Però, se Manus , non ricordo più se attualmente moscia o libera, vuole rischiare di suo cercando di opporsi alle falangi naziste di “Der Adler”, fatti suoi!!
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    Izacco mi guarda con un sorriso sornione sul muso canino, poi raschiandosi la gola mi dice:” Tomaso, stai attento prchè quanto ha scritto Patricia Warrick , oggi novantunenne vispa vecchietta, nei riguardi del sistema nazista detto “dell’Alto Castello” per educare le giovani reclute SS è fondamentalmente vero! Infatti è a questo che si riferisce Dick nel suo titolo del romanzo ” L’uomo nell’alto castello” e d’altra parte fra i due ,Warrick e Dick ci fu su tale argomento uno scambio molto interessante di lettere, nell’ambito di un carteggio dal quale risulta chiaro che “L’alto Castello” per antonomaoa è quello polacco dove all’inizio del 1600 le forze armate della cattolicità intransigente si scontrarono sanguinosamente in armi con i protestanti libertari che fecero del loro alto castello simbolo di difesa ad oltranza dei loro diritti di uomini liberi”.
    Guardo l’erudito cane parlante e lo bacio sul testone: ” Izacco , sei la mia luce nelle tenebre, dai, sù, accendi la candela che questo tunnel è irto di insidie, tanto ormai siamo oltre Saint Germain degli ex Prati. In fondo al tunnel mi pare di scorgere movimento… miseriaccia, sono un gruppo di waffen SS nelle loro uniformi nere e davanti a tutti c’è quel cane rabbios… oh, scusa amico mio, quel ratto rabbioso di Himmler in persona.Che faccio Isacco, li demolecolizzo con la forza del pensiero??”-Senza profferir abbaio il cane sapiente estre dallo zaino un flauto a dodici buchi ed inizia a suonare una strana melodia alternante toni acuti e bassi quasi atoni.”Ecco fatto” dice Izacco, sono tutti in catalessi totale, possiamo proseguire la nostra marcia ed uscire alla fermata del metro Chatelet, dove nel solito caos nessuno ci potrà trovare. Poi De la Rue ci condurrà nell’alto castello, là a Vincennes”.
    Io sudo freddo, il castello di Vincennes ha una doppia faccia e anche io che ho super poteri non mi sento sicuro che valga la pena di entrarci per liberare la povera Patricia Warrick, l’unica che conosce tutta la verità”. Il buon ca mi scruta attentamente e sbotta:” Dai, fesso, che paure hai, superuomo fossile!!”:
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    Fer farvi avere una idea che cosa è la fermata sotterranea Chatelet- les halles: Il nodo d’interscambio di Châtelet-Les Halles è una stazione sotterranea ubicata nel primo arrondissement di Parigi.
    E’ costituito da:
    * la stazione ferroviaria di Les Halles, che serve le tre linee RER (Réseau Express Régional = rete veloce regionale) A , B e D;
    * la stazione metropolitana di Les Halles che serve la linea 4;
    * le stazioni metropolitane di Châtelet che servono le tre linee M14, M4 e M1 e le due linee M11 e M7.
    Tutte le stazioni sono collegate fra loro da una fitta rete di corridoi pedonali.
    Nel complesso il nodo sotterraneo di Châtelet-Les Halles è la più grande stazione della metropolitana del mondo.
    La stazione della RER si trova al di sotto del centro commerciale “Forum des Halles”, che è il più grande centro commerciale sotterraneo in Europa.
    I tracciati delle tre linee RER sono tutti paralleli ed orientati da nord a sud. Le tre linee sono ripartite su sette binari, intercalati da quattro piattaforme con accesso dal mezzanino superiore.
    Entrambe le piattaforme centrali, con tre binari complessivamente, sono riservate alla linea D, ognuna per singola direzione di marcia (il binario centrale fra le due piattaforme può essere percorso in ambedue le direzioni).
    Le due piattaforme estreme, con due binari ciascuna, sono riservate alle linee A e B, ognuna per singola direzione di marcia, e sulle quali si può effettuare il trasbordo fra le linee A e B senza cambiare piattaforma ,
    Ehh, io e Isacco ora siamo qui dove transitano decine di migliaia di persone ogni giorno, inoltre siamo lontani dalla fascia di territorio ucronico dove scorazzano le SS.
    Possiamo starci per mesi, ci sono bar, ristoranti alberghi, inoltre possiamo prendere metropolitane o treni per qualsiasi destinazione,
    Crede che Der Alter e i suoi sgherri abbiano fra le mani una brutta gatta da pelare, se intendono individuarci e catturarci,
    Anche de la Rue non avrà un facile compito se vuole ritrovarci. Poi, se anche accadesse, ho deciso che non andremo nell’alto castelle a Vincennes, dalle parti del bois posto ad oriente della zona dei 20 arrondissements parigini . io non mi fido di nessuno ad eccezione di Izacco e di April Bell, la lupa bianca che in certe occasioni è anche gatta.
    Siamo prigionieri in questo luogo recintato di filo spinato che è il Giornale pop? Non pensatelo, noi passiamo attraverso ogni ostacolo solido, abbiamo dei poteri che voi poveri sapiens nemmeno immaginate.
    Addio!

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    Oggigiorno di mezza estate ,nonostante il caldo tutti i Santi vegliano sui poveri mortali, o viceversa i poveri mortali ricordano i Santi nella speranza che qualcosa possa migliorare.
    Non è la prima volta che immagino di essere intrappolato da un luogo dal quale cerco di evadere. E’ una situazione che con subdole varianti sogno spesso, poi mi sveglio e mi alzo anche se è prima mattina e cerco di farmi passare il malumore facendo il caffè! Diciamo che l’affanno quotidiano del vivere si riflette in una situazione che fra l’altro è stata sfruttata in parecchi romanzi o film dove la persona in fuga -quasi sempre innocente- si deve ingegnare per cavarsela in un susseguirsi di situazioni per lui pericolosissime.
    E’ un classico, che ha come variante l’eroe che insegue una preda o comunque deve raggiungere una meta per salvare qualcuno o qualcosa. ( penso al film “Frantic”)
    Entrando nel campo della fantascienza le cose si complicano perchè non c’è limite alle variabili.
    Il romanzo che ora per me anziano lettore è al centro del mio interesse e delle mie fantasie è “L’uomo nell’alto castello ” di Philip K Dick.
    Ora che sono riuscito a trovare quanto a proposito scrisse la signora Patricia Warrick e che fa parte di un lungo carteggio fra lei e Dick, mi sono convinto che certe spiegazioni a proposito di questa o quella cosa del romanzo prima citato, sono nate a posteriori, pensate con il senno di poi dallo stesso autore, compreso il senso dell’intitolazione stessa: L’uomo nell’alto castello.
    Il fatto che Dick abbia tentato più volte di scrivere un seguito a questo romanzo senza mai portare a termine il progetto e facendo confluire quanto a proposito scritto in altri suoi romanzi, mi ha fatto pensare che il romanzo aveva ed ha senso senso anche perché il finale è aperto. Cercarne un seguito che ne sciogla i nodi sarebbe cosa insensata, poichè meglio lasciare i protagonista in uno stato di sospensione, situazione che corrisponde molto a quanto si verifica nella realtà per tutti noi.
    Io che ne so di quello che mi accadrà domani. Nella finzione posso immaginare che i nazisti ucronici non mi cattureranno, che con il cane sapiente al mio fianco e una lupa bianca, presa in prestito da un romanzo di Williamson, che di giorno diventa una bella giornalista dai capelli rossi, uscirò dalla prigione immaginaria che è il vivere quotidiano. Vorrei anche abbattere i recinti d filo spinato, ma come fare se tutto il mondo ne è pieno?
    Mah, quante sciocchezze!!!
    Buona giornata festiva a tutti!

    Izaach si sta spolpando un cosciotto d’agnello arrosto. Siamo qui in un piccolo ristorante che affianca il secondo piano di negozi e bar della nuova sistemazione della copertura detta “Canopé” che di fatto è il tetto di una struttura a “buco” che in quattro ricchissimi piani , a discendere, di infrastrutture porta alla fermata della metropolitana e treni, la stazione ferroviaria delle Halles, che riceve e smista treni da tre grandi “Gares” parigine” . Izaach sospira e si scola un boccale di birra chiara nazionale, sbuffandone la schiuma a sinistra e a destra. Accende un sigaro in barba alle leggi che ne vietano l’uso nei locali pubblici, , poi incongruamente lo spegne premendone la punta sul bordo del tavolo,così facendo mi si avvicina e toccandomi con il muso il naso mi bisbiglia :” Tomaso, pollo mio bello, hai notato che fuori da questo locale stazionano almeno venti agenti dell’OVRA e della Gestapo??” Ma non ti preoccupare ho già azionato la cortina dell’invisibilità che cela la nostra presenza ai loro sguardi. Ho solo risparmiato Saro Le Pen, perché nel suo ruolo di generale della Milizia dei reali carabinieri ha un ruolo contraddittorio in questa vicenda!!” Io sono sbalordito perché di nulla mi ero accorto.”Ma” esclamo, e dove sta Il maggiore dell’ala fascista Manu morta, la diavolessa dell’aria??” Il vecchio ed astuto cane parlante sogghigna e inizia beato la sua narrazione: ”Si parla e si scrivono racconti e romanzi anche per evadere dai problemi sel reale. L’orizzonte plurale delle alternative nasce da un difetto, dall’insoddisfazione di vivere una sola vita, o dall‘incapacità di starci dentro stabilmente e di gestirne la complessità e le contraddizioni, ma attrae anche chi è preda di un eccesso di vita che non riesce a contenere in una sola. Da un lato scatena il desiderio di vite multiple, come per alcuni personaggi del grande Carrère passato ora alla clandestinità con i maquis di Montparnasse (così come il desiderio di viverle immaginandole è stato per lui uno degli stimoli a diventare scrittore): sono una tentazione, o una necessità, un rifugio; ma dall’altro possono anche essere una condanna, come per Dick e per i suoi personaggi. Allo stesso modo i mondi possibili possono anche rivelarsi non altrettante opportunità, ma l’inferno. Se tutte le possibilità che si aprono ad ogni istante e che vengono immediatamente chiuse dall’unico percorso imboccato in quello successivo, trovassero davvero la loro realizzazione in altrettanti mondi possibili e paralleli, in altrettante vite, molto probabilmente non sarebbe l’eternità dei compossibili, l’apertura infinita di tutto a tutto, ma solo quella della condanna. L’infinito realizzato delle possibilità sarebbe l’infinito degli inferni. L’inferno infinito”.
    Sono stupefatto!! Izaach sarà pure un cane mutante ma chiacchera e chiacchera fino a pappolarti il cervello!! Quasi quasi con la scusa di andare alla toilette mi infilo giù per il cesso e scompaio nelle fogne!!
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    Io son chiuso nella toilette e l’inarrestabile Izaach si è accostato alla porta e mentre io perforo il pavimento per cercare una via di fuga sento la sua voce narrate che eccheggia fra le pareti:” Tomaso, ti traduco in diretta quello che mi sta telefonicamente dicendo Valerio Pellegrini:”In questo The Man in the High Castle viviamo la costruzione di personaggi e sub plot per poi vederli continuamente decontestualizzati e sganciati dalla realtà (o dal continuum dimensionale che è forse solo uno tra i tanti) che li ha prodotti. Qui vediamo in filigrana l’inconfondibile tocco dickiano che, affascinato dalla retorica persuasiva dei pubblicitari, adorava spostare le pedine della narrazione manipolando bruscamente le mentalità in relazione alle influenze di poteri forti. In High Castle non interessa tanto filmare azioni spettacolari, quanto piuttosto il modo in cui le mentalità vengono plasmate dagli eventi storici, quelli sì particolarmente spettacolari per chi ama le ucronie”.
    Tace per un attimo il cane blaterante e io che ormai ho creato una apertura adeguata che partendo dal pavimento giunge fino all’ultimo piano sotterraneo dell’edificio, a livello dei treni, mi calo velocemente nel sottosuolo e in pochi minuti riesco a prendere al volo il train grand vitesse diretto a Berlino, dove ho appoggi sufficienti presso l’ambasciata armena da poter proseguire il mio viaggio verso la libertà.
    La libertà?? insomma , lontano dal cane saccente e da tutti gli sgherri di der Master, il capo indiscusso della congiura ucronica.

  7. Mamma mia come sei laconico Sauro!! Ma io a dire il vero coinvolto senza tregua in tutte queste avventure che sto vivendo a Parigi sono stanco morto e la mia espressione stravolta rivela con chiarezza che sono allo stremo delle forze. Vito Mastrorocco che mi ha contattato telepaticamente mentre teneva una video conferenza all’Eliseo insieme al presidente Macron e al suo omonimo italiano Prof. Conte ( Der Graf per la vezzosa signora Merkel che segretamente già lo ama) chiedendomi di Athos e Luca Salvagno, mi scruta interrogativamente: io rispondo rassegnato: ”Fortunatamente non sono reduce da un viaggio attraverso una delle allucinanti realtà virtuali desunta dai romanzi di Philip K Dick!! Solo un folle tragitto sulla metro parigina della linea numero 7 che passa per la stazione di Chatelet nell’ora di punta, quella dei pendolari! Athos Careghi e Luca Salvagno in veste di guardie del corpo di Vito che ha portato con se migliaia di copie del prossimo numero di “Vitt & Dintorni”, a scopo di far proseliti in terra di Molière, tutto dedicato ad un paio di interventi scritti da Prosperus de Tomasi ( prossimo candidato al premio Nobel per la lettura di evasione) relativi ai ruoli assai diversi avuti da Franco Benito Jacovitti su “Il Vittorioso con “L’Onorevole Tarzan” e Franco Caprioli su il mondadoriano “Topolino” con “I pirati cinesi del mare del sud ” in relazione alla campagna pubblicitaria del 1948 dei “Comitati Civici” promossa da Luigi Gedda presidente della GIAC, in prossima uscita ufficiale in Settembre/Ottobre, erano insieme a me, ma la ressa all’interno delle carrozze della Metro era tale che siamo stati separati; c’era- mi pare ma non ne sono certo- anche Rachael insieme ad altri, ma forse lei era all’interno di un vero viaggio a Parigi. Mah? come fare ad accertarsene?? “Rachael, sei stata di recente a Parigi??”. La misteriosa ragazza androide (?) che sempre mi osserva attraverso lo spazio-tempo e pur essendo presente concretamente non esiste, senza nulla dire sbuffa e si allontana in direzione dell’uscita delle Halles/Canopée mentre Ezechiel guaisce sommessamente!! Il cane parlante ha preso una “cotta” per la vezzosa fanciulla non ricambiato e vive le pene dell’amore infelice.
    Zazie lo consola accarezzandolo e sbaciucchiandolo, poi mi prende per mano e mi trascina fuori dalla baraonda della fermata underground di Chatelet – les- Halles .

  8. Ma i commenti sono graditi anche se prodotto rimasticato??

    • I tuoi commenti sono sempre molto graditi, ma lascio rispondere alla nostra luteziologa: Angela Ravetta.

  9. Cara Angela,
    sono qui al bistrot “Chez Sauron” posto all’angolo fra rue de Lyon e boulevard Diderot, a bere vino bianco gelato per cercare di farmi venire una congestione con complicazione dovuta alla dozzina di ostriche che ho ingoiato in fretta e furia. Perché mai una tale lesiva decisione gastronomica?? Per attirare l’attenzione e fare si che qualcuno si interessi a quello che scrivo su Parigi & dintorni.

  10. Monsieur, sono con alcuni miei familiari chez le Léon de Bruxelles al 63 dell’Avenue des Champs Elysées. Stiamo gustando les moules gratinées che le consiglierei caldamente. Il vino bianco gelato è una vera iattura per lo stomaco. Gli Champs sono animati e tutti i negozi sono aperti e c’è un bel passaggio di gente elegante di tutte le razze.
    Ci proponiamo di fare due passi fino all’Arc de Triomphe. Amiamo la douce France e ci piace leggere le avventure picaresche sulle bandes dessinées. Così vi ringraziamo del vostro racconto.
    A’ tout à l’heure…

  11. Beh, ringaluzzito dal fatto che la gentile signora Angela ha risposto a quanto qui da me postato, interrogo con gli occhi la gattina Micia di anni tre – compleanno il 20 Giugno prossimo, domani insomma- che capisce tutto quanto mi frulla per la testa ed esprime con particolari miagolii la sua apprvazione oppure no.
    Ah, questa volta mi suggerisce di non esagerare e per ora lasciar perdere con le fantasie parigine.
    Okay, mi ritiro nella mia cripta a meditare sul domani che mi appare incerto.
    Saluti e baci a tutti.

  12. Son qui a Parigi fra il nono e il decimo arrondissement in un giardinetto ricco di cespugli, dove se il tempo lo permette si può passare la notte dormendo in santa pace: Jacovitti, che seguendo il mio consiglio, dorme ancora tutto avvolto in un lungo cappotto di lana merinos dal colore mimetico giallo/verde/marrone, sta sognando chissà che cosa e borbotta nel dialetto di Termoli frasi sconnesse.
    Ieri pomeriggio siamo stati ospiti del giornalista scrittore Bernardo Valli che a lungo ci ha parlato di Italo Calvino e del suo eremitaggio parigino chiuso in un appartamento a più piani parte di un edificio alto e stretto ubicato in square de Chatillon, luogo praticamente introvabile del 14° arrondissement della capitale francese.

  13. Ezechiel mi precede saltellando su questo tratto del boulevard Magenta, angolo rue de Chabrol dove ho accompagnato Jacovitti in Hotel per farlo riposare in modo decente, dopo la nottataccia passata all’addiaccio sotto le stelle! Io oggi non sono più ringalluzzito al pari dell’altro giorno quando miracolosamente la gentile signora Angela ha risposto al mio intervento fiume.
    Voglio precisare che avrei voluto postare il tutto un poco alla volta, ma vista la mia cronica inesperienza nell’uso del computer, il contenuto del sacco si è svuotato tutto in un colpo solo!
    Poichè io poi non sono capace di effettuare correzioni a fatto compiuto, ho dovuto lasciare tutto come stava.
    Pazienza. Ezechiel mi scruta con un sorriso beffardo sul muso canino e togliendosi con esagerata lentezza la pipa di bocca, sbuffa un ultimo nuvolone di fumo e inizia a ciarlare:” Tomaso, sarebbe saggio ad una certa età prendere atto dei nostri limiti, cosa che tu non fai perseverando diabolicamente a scrivere . Dai, amico mio, vieni com me in una bella casa di riposo dove in poche settimane rincretinerai del tutto”.
    Io non rispondo alla provocazione, Ezechiel sa benissimo che a me piace vivere in tale maniera percorrendo in modo anche a volte casuale i boulevards parigini, libero fra la folla, sconosciuto fra sconosciuti. Altro che casa di riposo!!
    Ma questo di boulevard è particolarmente lungo e percorso da traffico incessante. Se vedo una fermata del bus aspetto e quando arriva salgo senza nemmeno informarmi della sua destinazione. Poi domani o dopodomani, se il vento metaforico sarà favorevole, può darsi che vi racconti quello che mi sarà accaduto sull’autobus. Eccolo arriva…. ma si tratta di un vecchio tram diretto a Porte di Orleans; sul predellino vedo Magrait che mi fa cenno di salire e che mi urla con voce roboante:” Presto Tomaso, Cecile è stata strangolata, porta anche il tuo cane che potrebbe esserci utile nel caso di piste da seguire!”.
    Il sole è scomparso dietro l’orizzonte, il cielo viene in un attimo inghiottito dal buio, il tram vola su rotaie immaginarie verso un’altra avventura.

  14. Ezechiel quando è in giro porta sempre uno sorta di zaino sulla schiena, dentro al quale pigia un numero incredibile di cose. Ora, qui sul tram ripescato dal passato ( ora esistono tram con ruote di gomma che viaggiano senza bisogno di rotaie e quindi sono meno dispendiosi da mettere in opera, ma, mi chiedo io, chiamateli pure tram ma in realtà che differenza intercorre fra di loro e un autobus?? [La sindaca di Parigi, che di cognome mi pare faccia “Hidalgo”, ne è orgogliosa, ma io non capisco bene per quale motivo]) che viaggia verso porta di Orléans il nostro cane parlante ( come mai ha tale dote? Beh, pare che non sia di origini terrestri ma che provenga da un pianeta che orbita intorno ad una stella “gialla” che appartiene a quell’insieme di soli che noi denominiamo “costellazione di Orione) si è dato da fare per aprire lo zaino in questione per trarne un libro, un impermeabile leggero ” Burberry”, un berretto tipo “cacciatore di cervi” che tutto soddisfatto ha indossato,
    Ora sta fumando la pipa e leggendo il romanzo del 1960 di Georges Simenon “Cécile est morte”, ogni tanto sogghigna e mi getta furtive occhiate che io intuiscono hanno carattere derisorio. Mah, che ci volete fare, Ezechiel è fatto in tale maniera!
    Ecco, come prevedevo il “tram” si è fermato al capolinea di “Porta di Orleans”. Scendiamo tutti quanti e mentre il commissario Maigret riaccende la pipa Ezechiel guardandoci trasudando palese contentezza ci dice:”Pierre Assouline ha dedicato un bel pezzo della sua vita a Georges Simenon. Il direttore di Lire, nonché romanziere e saggista, è infatti l’autore di un’accuratissima biografia del padre del commissario Maigret, Simenon (Julliard), pubblicata nel 1992 e considerata opera indispensabile per conoscere la vita dello scrittore. “Dopo la sua morte, avvenuta nel 1989, Simenon -spiega lo scrittore e critico Assouline- è entrato in una specie di purgatorio. Solo in Italia la situazione è diversa e Simenon è di fatto asceso al paradiso letterario. Negli altri paesi la fama del romanziere non è così consolidata. Ah, ah”.
    Maigret lo guarda sbalordito ed ha aperto tanto la bocca che la pipa è caduta sul selciato con un tonfo sordo.
    Una situazione incresciosa, imbarazzante davvero. Io sono costretto, anche se con sommo disdoro, a dare un bel calcione nel sedere al cane linguacciuto, che capisce al volo e fa finta di niente.
    La figura di Maigret si fa indistinta e tremula visibilmente, poi si dissolve senza il minimo rumore. “Sei contento ora”, dico ad Ezechiel, “che devo scrivere io a questo punto??”
    Ezechiel sussurra,”Potresti chiedere alla gentile signora Angela”.

  15. In questo bel post Angela Ravetta ha colto molti aspetti essenziali del caleidoscopio parigino, con uso anche di una intelligente e ben calibrata serie di immagini, ovviamente e necessariamente riassuntive di un patrimonio iconografico immenso.
    Non potendo io intervenire su questo post con delle immagini (non saprei come eventualmente fare), mi inserisco con uno scritto che si riallaccia a due immagini usate dalla signora Angela che si riferiscono alla presa di possesso dell’esercito tedesco di Parigi nel Giugno 1940.
    Adolf Hitler visitò Parigi il 23 giugno 1940. Arrivò all’aeroporto del Bourget alle 5 del mattino accompagnato dal suo architetto preferito, Albert Speer, e dal suo scultore prediletto, Arno Brecker. Visitò l’Opéra, ammirò l’Arco di Trionfo, guardò la Torre Eiffel dalla terrazza del Trocadéro e non vi potè salire a causa di un “incidente” capitato ai sistema degli ascensori, attraversò Piazza della Concordia e dette un’occhiata alla Chiesa del Sacro Cuore sulla collina di Montmartre. Il tutto durò due ore e mezza. Visita frettolosa e mattiniera per timore di attentati, ma tanto bastò a Hitler per confidarsi con l’architetto Albert Speer che l’accompagnava, per esprimere la sua ammirazione per l’aspetto urbanistico /architettonico di Parigi, aggiungendo anche che aveva pensato di distruggere la capitale francese a causa del suo primato di “bellezza”, ma che poi di fronte alla certezza che Berlino sarebbe diventata con il tempo e con l’aiuto di Speer ancor più grande e bella, aveva accantonato il suo progetto.
    Albert Speer nella biografia della sua vita basata sulle interviste della giornalista Gitta Sereby e in una successiva autobiografia più breve ma sinceramente meno attendibile, confessa il suo sbalordimento per la frase di Hitler che senza emozione e batter ciglio, quel mattino del 27 Giugno 1940 espresse il proposito, poi non messo in opera, di aver progettato la distruzione di Parigi perché più bella di Berlino!!
    Albert Speer fu un abile manipolatore di persone e proprio per questo nel processo di Norimberga nei confronti dei criminali nazisti, se la cavò con 20 anni di galera a Spandau: se i giudici di Norimberga avessero potuto allora consultare i documenti attualmente esposti nella recente mostra di Norimberga dedicata a Speer, certamente l’avrebbero mandato a morte.

    • Come tutti i grandi bugiardi, Speer era convinto di dire la verità quando mentiva.

  16. Concludo la mia fatica con un cenno al personaggio romanzesco, genere “polar”, Nestor Burma.

    Leo Malet, poeta e fotografo, inizialmente legato ad ambienti anarchici, amico di Magritte, Picasso, scrive romanzi gialli sotto svariati pseudonimi come Frank Harding, Leo Latimer, Louis Refreger, Omer Refreger, Lionel Doucet, Jean de Selneuves, John Silver Lee.
    Nestor Burma è un personaggio romanzesco da lui creato nel 1942. Malet, nato nel 1909 a Montpellier e morto a Parigi all’età di 86 anni dopo alterne vicende che lo vedono alla fine degli anni 50 sfrattato dal comune dalla sua casa posta nel secondo arrondissement e costretto a trasferirsi con la moglie nella lontana banlieu della zona sud, fatto questo che risulterà sconvolgente per i due coniugi . Autodidatta, debutta nella vita artistica a Montmartre, al cabaret della “Vache Enragée”, la notte di Natale del 1925. Dal 1930 al 1949 aderisce al Gruppo Surrealista. Nel 1943 dopo romanzi di “cappa e spada” firmati con uno pseudonimo e alcuni “gialli” all’americana del genere hard boiled, debutta con il suo nome nel romanzo poliziesco con “120 Rue de la Gare”con protagonista il poliziotto privato Nestor Burma . Nel 1958 vince il Gran premio dell’Humour Noir, a corona della non conclusione della sua serie dei “Nuovi misteri di Parigi” che si arresteranno in modo inaspettato nel 1959. Pare che i furibondi cambiamenti urbanistici di quegli anni non riuscirono graditi al Nostro, che non ritrovandosi più nella “sua” Parigi, preso dallo sconforto lasciò perdere la serie dei “Nuovi misteri di Parigi”. Le copertine dei romanzi di Nestor Burma tradotti in italiano ed editi da Fazi, sono tutte del disegnatore francese Jacques Tardì che, in proprio, ha sceneggiato e disegnato a fumetti 4 storie + 1 farina tutta del suo sacco per le edizioni Casterman di Tournai, Belgio.. Il ciclo dei “Nuovi misteri di Parigi” consta di 15 romanzi, ognuno dei quali ambientato in un differente “arrondissement” ( in totale gli arrondissements sono 20 distretti amministrativi, che poco hanno a che fare con i famosi “quartieri” parigini).
    Caduto dalla fine degli anni 50 nel dimenticatoio, con la “rivoluzione” del 1968 ebbe un ritorno di fiamma ribadito, all’inizio degli anni 80, con la collaborazione per la trasposizione nella dimensione fumetto di alcuni suoi romanzi, lavoro dovuto al prima citato Jacques Tardi e successivamente ad altri due disegnatori, Moynet e Barral, operazione questa ancora in corso.

    • Ecco, scrivi un articolo per noi su Nestor Burma, io l’ho letto sia in forma di romanzo sia negli adattamenti di Tardi.

  17. Carissimo monsieur Prospero,
    mi unisco all’invito del nostro redattore pregandola di volerci deliziare con un suo articolo stante la sua cultura e la sua conoscenza…Attendiamo con grande speranza.
    Angela Ravetta

  18. Mah, non sarebbe cosa da poco, specialmente per la dimensione romanzesca, nel senso dei romanzi, delle avventure di Nestor Burma che iniziano con “120, rue de la Gare” scritto nel 1942 e apparso l’anno seguente, giallo strutturato benissimo da Leo Malet che a differenze del suo “rivale” Simenon usava anche molto l’ironia attraverso una prosa dinamica e spumeggiante ricca di espressioni in argot che mi misero KO (Io sono autodidatta quasi in tutto, studio delle lingue compreso). Questo particolare caratteristico è comunque già presente nella serie di racconti lunghi alcuni dei quali ambientati in periodo bellico e con Nestor Burma insediato con il suo ufficio investigativo in una zona diversa rispetto alla successiva Agenzia fiat Lux, collocata nei pressi dell’Opera Garnier.
    Quando nel 1983 Jacques Tardi disegnò a fumetti questa storia assai intricata da un punto di vista narrativo sulla lunghezza “monstre” delle 173 tavole, fu a mio parere bravissimo a tradurla in pagine disegnate attraverso una sceneggiatura magistrale. Aveva al suo fianco Leo Malet che un poco dava già i numeri a causa sia del fatto che la morte della moglia l’aveva comprensibilmente scombussolato, sia purtroppo dell’inizio di una malattia senile di tipo mentale legata al comportamento.
    Va beh, staremo a vedere se riesco nell’impresa.

    • Che fosse strutturato benissimo avrei molto da ridire: Malet faceva un casino pazzesco. Tanto da uscirsene che erano tutti colpevoli. Simenon era un gigante, comunque.

      In ogni caso, mettiti sotto.

  19. Il mio amore per Leo Malet è ovviamente una passione “accecante”, poi il fatto di aver leto molti suoi romanzi in lingua ha generato una sorta di approccio ricco di fraintendimenti ( da parte mia ovviamente) che mi hanno movimentato la vita dal punto di vista cognitivo/immaginativo. Quando ho letto gli stessi romanzi tradotti in italiano nelle edizioni Fazi, non ho provato lo stesso piacere! Ricordando una lunga serie di interviste fatte nel 1999 circa a Jacques Tardi da Numa Sadoul e raccolta in volume dalle edizioni Niffle- Cohen nella collana ” Profession “Auteur de BAnde Desssinée ” con il titolo “Tardi , entretiens avec Numa Sadoul”, posso dire che anche Tardi all’atto di seneggiare e disegnare già la prima storia di Nestor Burma, ossia “Nebbia sul ponte di Tolbiac”, fu costretto a fare salti mortali per rendere credibili certi passi scritti “ipossibili” perchè l’ambientazione era piena di errori di tipo “ambientale, tipo Burma che passeggia sul viadotto di Austerliz che di fatto è riservato alla metropolitana aerea!
    Comunque proverò a riguardare i cinque albi disegnati da Tardi per vedere se mi scatta qualcosa, in mancanza di erezione mentale lascio perdere.

  20. Intervengo qui perchè mandare EMail è una cosa che attualmente non ho voglia di fare.
    Ho iniziato a scrivere il possibile articolo su Léo Malet e Jacques Tardi: il taglio narrativo /espositivo è quello che abitualmente uso e che spesso inquieta e contraria la redazione de “Gli Amici del Vittorioso”, rimasta alla convinzione che tutti devono scrivere nello stesso modo, quello che piace a loro! Va beh, le solite sciocchezze.
    Sauro, se pensi che la mia scelta non sia adatta ai lettori del Giornale Pop, dimmelo pure ma ti anticipo che io farò comunque di testa mia.

    PARIGI, indagine su Nestor Burma. Sotto una pioggia fine e costante, all’inizio di una strana estate
    Sto aspettando in questa piazza desolata Bernardo Valli da più ore e, ormai esausto e affamato. mi sento svenire: non mangio da questa mattina, quando con Ezechiel al fianco sono andato in un ristorante italiano, ubicato al piano terra di un grattacielo del quartiere della Défance, dove in loco si produce anche ogni genere di pastasciutta, piatto del quale vado ghiotto! Ezechiel si è viceversa pappato una tripla porzione di ossobuco con contorno di quaglie di prima penna, bevendo un paio di litri di te verde non zuccherato! Ma che noia qui! Valli mi aveva avvertito: ”Square de Chatillon è una via molto poco parigina. Senza negozi e senza caffè. E’ appena tracciata in un groviglio di case borghesi, approssimative, sulla sinistra della rumorosa Avenue Jean Moulin, nel caotico quartiere dell’Alèsia. Ma è silenziosa, e ancor più silenzioso è il budello senza sbocco in cui abitava Italo Calvino decenni or sono, in un appartamento a più piani, ora occupato (legalmente) dalla signora Nadia Dhoukar, responsabile editoriale presso Robert Laffont che ha ristampato tutti i romanzi di Lèo Malet. Ed è questa la ragione per la quale ne parlo . La casa è stretta, si snoda verticalmente, allampanata, su più piani, ed è all’ ultimo piano, come appollaiato sulla sommità di un albero di cemento, senza un faggio una betulla un carpine sull’ orizzonte di antenne della televisione, tutt’ al più qualche pianta rachitica, che Calvino ha lavorato per anni senza costrutto e che ora Nadia con il suo pollice verde ha trasformato in una lussureggiante esplosione di verde.” Va beh, non vedo l’ora di poter intervistare Nadia Dhoukar per ottenere più informazioni sulle fonti dalle quali ha tratto tante notizie, quelle che sono alla base della realizzazione della ristampa di tutte le storie, racconti e romanzi, di Nestor Burma di Lèo Malet in ordine di tempo interno alle storie stesse, non di realizzazione quindi. Però questa attesa è snervante, beato Ezechiel che dorme con la coda raccolta intorno al corpo; sogna e sognando canta, fischietta e parla del disegnatore Jacques Tardi e dello scrittore Leo Malet, i quali – lo specifica Ezechiel nel suo eloquio onirico- all’inizio degli anni ottanta iniziarono una proficua collaborazione che diede come risultato una storia a fumetti tratta dal romanzo di Malet, ”Nebbia sul ponte di Tolbiac”, volume questo scritto e pubblicato una prima volta nel 1955 nella serie “ Les nouveaux Mystères de Paris”, curata dall’editrice “Fleuve noir”, storia straordinaria che apparve dal 1982 a fumetti e a puntate sul settimanale edito da Casterman, “A Suivre”, ebdomadario tutto dedicato alla BD di qualità.

  21. Sapevo della tesi di dottorato di Nadia Dhoukar e in parte l’avevo letta sul suo sito internet, rendendomi in tale modo conto che io non sono in grado di portare avanti un discorso di analisi dei romanzi di Leo Malet visti nel contesto letterario dei romanzi “noir” francesi .

    Étude du pouvoir de fascination du personnage principal dans le roman policier, à partir des personnages d’Arsène Lupin de Maurice Leblanc, de Jules Maigret de Georges Simenon, de Nestor Burma de Léo Malet
    di: Nadia Dhoukar; Daniel Compère; Université de la Sorbonne nouvelle (Paris),; Université Sorbonne nouvelle-Paris 3. UFR Littérature et Linguistique françaises et latines,
    Tesi/dissertazione : Thesis/dissertation Vedi tutti i formati e tutte le lingue »
    Lingua: French
    Pubblicazione: [S.l.] : [s.n.], 2004.

  22. Questa mattina l’aria è un poco più fresca, provo a scrivere qualche cosa premettendo che il post che mi ospita è dedicato a Parigi, quindi per quanto riguarda l’aspetto dei romanzi di Léo Malet tradotti in veste di fumetto dal nostro (mio, perlomeno) amato Jacques Tardi -quattro in tutto apparsi fra 1l 1982 e il 2000 per l’editore belga Casterman- ( l’edizione italiana, dovuta soprattutto all’editrice Rizzoli-Lizard, a mio parere non fa testo a causa del suo formato troppo piccolo) sto cercando di coglierne innanzi tutto l’aspetto visuale che mi appare centrale e che Tardi riesce a ricreare con grande capacità evocativo/poetica. Quando Malet scrisse questi romanzi all’inizio degli anni 50 aveva nella memoria i ricordi e le visione di una Parigi precedente che conservava la struttura della società caratterizzata da forti squilibri in fatto di divisione della ricchezza. Quindi lo scrittore in questione, da vecchio anarchico rivoluzionario ( politicamente non si può parlare di destra o sinistra) esterna la indisponibilità ad accettare l’Autorità e le sue regole e lo fa in modo netto attraverso i comportamente del suo alter ego letterario Nestor Burma. Malet e Tardi si impastano bene nella versione BD dei romanzi della serie “I nuovi misteri di Parigi”, anche se umanamente e politicamente avevano ben poco in comune se non la capacità di rispettare le loro diversità. Professionalmente Malet si fida di Tardi e non mette lingua nella sua versione delle avventure di Nestor Burma, il che permette al disegnatore di portare avanti il suo lavoro con serenità. Lèo Malet muore nel 1996 all’età di 87 anni, non riuscendo così vedere la storia a fumetti del suo romanzo “M’as-tu vu en cadavre ( Un cadavere in mostra), storia ambientata nel decimo arrondissement con sforamento nei distretti confinanti. Un vero peccato perché a mio parere la lenta evoluzione del disegno di Tardi in questo caso raggiunge un perfetto equilibrio fra capacità evocative e narrazione visiva di tipo documentaristico, con visioni notturne della zona che si estende fra la Gare dell’Est e il canale Saint Maritin altamente suggestive nel loro uso dei grigi e del bianco e nero. ( pagine 10 e 11 dell’edizione francese).

    Entretien avec l’éditrice, Nadia Dhoukar, universitaire, spécialiste du polar, auteur d’ouvrages sur le sujet, elle a dirigé la réédition de Nestor Burma dans la collection Bouquins. Elle revient sur la création du personnage de Nestor Burma, et sa devise :
    Un des traits saillants du personnage de la littérature policière, notamment à partir des années 40, en France, c’est qu’il se construit par rapport aux figures qui l’ont précédées, soit pour s’en distinguer, soit pour s’en inspirer. La devise de Nestor Burma c’est : Arsène Lupin ne puis, Maigret ne daigne, Burma suis.
    Au cours de ces deux Nuits spéciales consacrées à son créateur, Nestor Burma ne manque pas, fiction radiophonique après fiction radiophonique, d’arpenter Paris et ses arrondissements, de recevoir des coups sur la tête, de tomber dans les pommes, de se relever, de soigner ses maux de tête avec l’alcool que ses moyens financiers (toujours mal en point) lui permettent de consommer, sans grande modération. Encore que Burma est loin d’être alcoolique. Il raisonne comme il peut : son métier est de mettre le mystère knock-out, c’est tout.
    Mais Nestor Burma n’est pas le personnage principal de ces deux Nuits sur France Culture : le héros, plus discutable peut-être, c’est bien Léo Malet, qui ne fit pas qu’inventer les Nouveaux Mystères de Paris…Pour parler de lui : un biographe (Cédric Pérolini), un scénariste-dessinateur qui publie chez Casterman des nouvelle aventures de Nestor Burma (Emmanuel Moynot et Nicolas Barral), mais aussi un écrivain qui a prolongé, à sa façon, le personnage de Burma (Patrick Pécherot)… et encore, et avant tout, Léo Malet lui-même, au micro de Hubert Juin et de Sylvie Andreu- et 5 ou 6 aventures du patron de l’agence Fiat Lux… ou d’un autre détective…Nuit spéciale.

  23. La voce giunge dall’alto della Tour Montparnasse, che sia il Padreterno? ”Tomaso, i tuoi commenti sono sempre molto graditi, ma lascio rispondere alla nostra esperta di tutto quanto concerne Parigi, Angela Ravetta! La quale poveretta non fa in tempo ad aprir bocca che Ezechiel con un latrato furioso la scosta a lato, sale in cattedra ed inizia la sua performance:” Proprio in occasione della ricorrenza del decennale della morte di Malet uscì – correva l’anno di grazia 2006- per Fazi editore il volume intitolato “Un ricatto di troppo”, in originale “Nestor Burma contre C.Q.F.D ( sigla che sta per il titolo di un periodico)”.
    Ezechiel si zittisce di colpo e volgendo il muso canino verso il sottoscritto chiede: “Ma questa storia precede o segue, come tempo interno al romanzo, Hélène in Danger”?’
    Io sospiro:” Ezechiel, te l’avrò detto centomila volte, “Hélène in danger” ambientato nel 1944 a Parigi ancora occupata, si svolge sulla lunghezza delle 44 pagine, un racconto, il primo della serie, scritto nel 1949 [ desiderate ardentemente leggerlo? da pagina 693 a 735 del primo volume Bouquins “ Léo Malet, Nestor Burma, premières enquetes, edition établie par Nadia Dhoukar, Robert Laffont editeur, 2006”]) logicamente tipicamente in stile Leo Malet/Burma: nel 1944 imperversa la seconda guerra mondiale e in una Parigi occupata, fra le tante cose mancano il tabacco e il caffe, Nestor Burma è tremendamente nervoso e mentre è alla ricerca del suo adorato tabacco “gris” , la sua segretaria Hélène viene arrestata dalla Gestapo a causa di una delazione, non ti ricordi? La storia scritta nel 1949 si svolge nel 1944! Insomma Ezechiel, sveglia!!”.
    Ezechiel ha le lacrime agli occhi, la situazione commuove il tenero cuore di Angela che accarezza sul testone il disperato cane parlante, poi per consolarlo e calmarlo ulteriormente gli sussurra all’orecchio: ”Per quanto riguarda invece “ Un ricatto di troppo”, che si svolge nel 1942, fortunatamente l’amico e giornalista Marc Covet ha suggerito a Nestor dove potersi procurare un poco di tabacco. Mentre Burma si sta dirigendo verso il luogo di recapito del borsaro nero venditore di tabacco, suonano le sirene dell’allarme aereo e il Nostro è costretto a trovare riparo dai bombardamenti in un rifugio sotterraneo, in originale definito “Une Cave”, insieme, tra gli altri, a un’affascinante e misteriosa fanciulla. Da qui, come è facile prevedere, una lunga serie di intuizioni, sparizioni, depistaggi, ostacoli, morti ammazzati, storie d’amore, un gruppo di circensi ambigui compresi nani e una donna cannone con tanto di barba e, per non deludere, un finale a sorpresa che lascia l’amaro in bocca. Nestor “Dinamite” Burma- niente nasce dal niente- deve un po’ a Maigret, per quanto riguarda la comune ambientazione parigina, e molto a Philip Marlowe di Raymond Chandler. Sia Simenon che Chandler iniziarono a scrivere negli anni ’30, mentre Leo Malet nei ’40”.
    Io sono perplesso, anche se Ezechiel ora è felice e soavemente lambisce il dorso della mano all’intrepida Angela, che rabbrividisce al tocco della ruvida lingua canina!
    Siamo tutti qui qui al bistrot “Chez Sauron” posto all’angolo fra rue de Lyon e boulevard Diderot, a bere vino bianco gelato per cercare di farci venire una congestione con complicazione dovuta alla dozzina di ostriche che ognuno ha ingoiato in fretta e furia. Perché mai una tale lesiva decisione gastronomica?? Per attirare l’attenzione e fare si che qualcuno si interessi a quello che su questo Post di “Giornale Pop” viene scritto su Parigi & dintorni.
    Angela mi osserva con espressione vagamente ambigua, non si sgola ma si dimostra disponibile: ”Monsieur Prospero, di nome ma non di fatto, domani sarò con alcuni miei familiari chez le Léon de Bruxelles al 63 dell’Avenue des Champs Elysées. La invito a unirsi a noi, senza dimenticare di portare anche Ezechiel, per gustare les moules gratinées che le consiglio caldamente. Attento però al vino bianco gelato è una vera iattura per lo stomaco. Gli Champs saranno animati e tutti i negozi aperti; e come sempre ci sarà un bel passaggio di gente elegante di tutti i tipi.
    Potremo anche fare due passi fino all’Arc de Triomphe. Amiamo la douce France e ci piace leggere le avventure picaresche sulle bandes dessinées”.
    Io sono incerto sulla risposta da dare, sarebbe maleducazione non accettare, ma nello stesso tempo dovrei avvertire la gentile signora Angela che sono in cura psichiatrica da Elvezio Sciallis, (direttore sanitario del centro di igiene mentale di Reggio Emilia, frequentato dal sottoscritto fin dal 1941 per usufruire della sua notevole biblioteca) e che l’eventuale confusione del passeggio potrebbe provocarmi un attacco di follia. Che fare??

  24. Già, chi si ricorda di aver letto sul numero di marzo 2001di “Informa Vitt”, ad iniziare da pagina 21, l’articolo dovuto alle meningi allora fumanti del sottoscritto, “Nestor Burma va in biblioteca”, alzi la mano: la sterminata pianura che mi si para davanti il cui limite coincide con la linea dell’orizzonte mi pare deserta… anzi no, un puntino si muove il lontananza, chi sarà mai quel disperato?? Perdinci! trattasi del misterioso cavaliere della valle solitaria che in groppa al suo fido destriero vaga da eoni senza meta alla ricerca di qualche bella fanciulla da liberare dalle angherie di qualche prepotente eroe di Pontida !! Questa volta però l’eroe solitario punta dritto verso di me e giunto a distanza di sparo estrae due colt 45 dalle fondine che gli pendono ai fianchi e mi apostrofa in tale sgarbata maniera: “ Tomaso, testa di caciocavallo, se ti azzardi ancora a scrivere sul post della signora Angela ti faccio secco con sei pallottole piantate in fronte!”.
    Cribbio, la signora Angela ha trovato un paladino che pensa che io l’infastidisca e vuole farmi, senza tanti complimenti, la pelle. Il cavaliere della valle solitaria smonta di cavallo e io noto che di certo non è un gigante, potrei quindi cercare di farmi valere in un corpo a corpo. Ezechiel che ha capito il senso dei miei pensieri cerca di azzannarmi un polpaccio nel tentativo fi farmi cambiare idea, poi visto che fra i denti gli sono rimasti solo dei brandelli della stoffa dei miei pregiati pantaloni, si calma e dopo un lungo respiro così si esprime: “ Tomaso, povero vecchio rimbambito, non vedi che il giustiziere della valle solitaria è il famoso Alan Lad, esperto in pugilato, che mena terribili pugni con i quali ha già steso enormi avversari in decine e decine di film? Inoltre ha il volto da fanciullo e altri attributi che per decenza non nomino, attrae in tal modo donne a bizzeffe che dolcemente strapazza! Se per caso in quel tuo cervello di gallina ti è passata l’idea che la signora Angela potrebbe essere l’acerbo frutto da cogliere in una romantica notte di luna semipiena, fatti il lavaggio del cervello, perché a questo ha certamente già pensato Sauros lo Pennacchio, già noto alle cronache mondane per il suo ruolo di latin lover!”.
    Ah, in che situazione mi sono già cacciato!! Come fare ad uscirne se non sparire nell’anonimato sperduto fra la folla multietnica di San Denis, oppure entrare nel ruolo di frate trappista ed esercitare l’umile attività del santo mendico?

  25. Monsieur, lei mi lusinga con la sua considerazione. Ebbene sì, lo confesso, io fui fanciulla casta. E benché nata in Savoia, presso il duca nella elegante Augusta Taurinorum dei nostri avi romani, venni sulle rive de la Senna in Lutetia. Ma ben addestrata dalla mia severa madre e dalla mia avola che a suon di nerbate cacciarono nella mia ricciuta, bionda, leggiera e stolta testolina che io doveva tenere le ginocchia strette e non mostrare nulla dello mio corpo mortale. Così in Lutetia, benché fossi affidata ad una tante che fumava le sue gauloises con un lungo bocchino e indossava pantaloncini alle ginocchia beige e camicia di purissima seta avana con bottoncini di madreperla, che mirabilmente crocchiava ad ogni movimento. Mai mi azzardai ad imitarla nella mise, che mia madre e la mia avola giudicavano sconveniente. Tuttavia adoro le strade di Lutetia, il passeggio elegante e anche quello misterioso del quartiere latino, dove mi aggiro alla ricerca della mia amata tante di cui mi fu riferito che morì e giacque in Cote d’Azur. Ma io non credetti a quella fola e ancora mi aggiro con lunga veste fiorita dalle maniche tre quarti come si addice a una casta fanciulla. Parmi di sentire la sua voce, arrochita dalle gauloises, sussurrare, nella mia visita ai re e alla regine di Francia a Saint Denis davanti al cuore dell’aquilotto. “Povra masnò”. Era un’espressione sua solita che mi qualificava quando mia madre e l’avola mi punivano onde tenessi le cosce strette e significava nel nostro argot franco provenzale: “Povera bambina!” Ma tante, ma tante dove sei tu? voglio anche io le gauloises con il bocchino e i pantaloncini beige comme il faut!

  26. Gentile signora Angela,
    grazie per l’attenzione. Non sapendo in realtà quasi nulla di lei se non che è una scrittrice, è sposata e che abita a Torino, temevo che quanto vado scrivendo potesse in qualche modo darle fastidio. Non so che pensi Sauro della piega che stanno prendendo i commenti di questo post, perchè io veramente scrivo con l’intento di mettere le basi ad uno scritto che vada incontro ai desideri di Sauro di vedermi partorire qualcosa di serio su Leo Malét e il suo Nester Burma , detective alla dinamite, e la versione a fumetti di quattro suoi romanzi disegnati dal 1982 al 2000 dal prodigioso Jacques Tardi e usciti in prima edizione in Francia per l’editore Casterman. Qui in Italia sono arrivati a pezzi e a bocconi, prima a puntate su almeno due testate, poi stampate in formato ridotto dalla casa editrice Rizzoli/Lizard in questi ultimi 15 anni. Questo ultimo fatto ha generato una valanga di recensioni, articoli di varia consistenza e critiche letterarie di qualità e approfondimento disparati, tanto che diventa quasi impossibile scriverci ora sopra qualcosa di originale. Intuisco che Sauro sbuffa e muggisce come un toro tenuto alla catena in presenza di una bella giovenca, ma temo che dovrò dare forfait! Pazienza.
    La saluto amichevolmente ,
    Tomaso, 81 anni, insegnante in pensione dal 1999, sposato con nipoti vari che amo moltissimo. Anche la gatta micia di anni tre è presenza fissa nei miei pensieri, sarà la vecchiaia che, come dice anche mia moglie, mi ha ammorbidito troppo.

  27. Mon cher monsieur,
    come Ella ben sa, il professore, l’insegnante, il maestro più che una professione è una categoria morale. Lo si è a vita e non si possono dare dimissioni. Certo è stato molto scritto di tutto, tuttavia le nuove generazioni si affacciano allo scibile curiose e prive di esperienza e di conoscenza. Qui il nostro maestro e donno Sauro ci dà la possibilità di esprimerci in forme semplici e piane onde ammannire alle giovanili menti e a chi vuol starci a sentire le nostre fole, i nostri racconti su quello che fu, sui cavaiieri antichi, sulle bande dessinée, su Leo Malét e il suo Nester Burma. Come nonni quali siamo per età ed esperienza formiamo un nostro circolo alla luce baluginante dello schermo siccome la mia avola vicino al fuoco. Certo, tutto è già stata narrato e forse pure meglio però se le giovani menti apprenderanno che “Nihil sub sole novum” che siamo umani, limitati, soggetti alla natura e non c’è nulla di nuovo sotto il sole avremo fatto un grande passo avanti. Quindi, la prego, scelga un piccolo particolare della storia e ce lo racconti in forme semplici e piane. La leggerò con grande piacere.

  28. Meno male che la diversità che esiste fra tutti gli esseri viventi del nostro mondo ci permette di fare delle scelte, sbagliate o giuste che siano: che momotonia sarebbe se tutti pensassimo nello stesso modo,
    Questo per arrivare a dirle, gentile signora Angela, che pur rispettando la sua visione dell’insegnante missionario, non la condivido.
    Domani nelle ore più fresche del mattino, può darsi che mi senta motivato a spiegarmi meglio.

  29. Certamente può far piacere venire incontro al desiderio di conoscenza di tanti giovani che ancora ignorano questo e quello. Ma occorre da parte dell’isegnante la capacità di svolgere bene il suo lavoro. Io in questo ambito rappresentato dal “Giornale Pop” ho scritto in passato il contenuto di vari post, ma sempre e solo quando ero certo di averne le capacità. In questo caso specifico rappresentato dall’operato di Léo Malet e Jacques Tardi in merito alle avventure poliziesche di Nestor Burma, credo che non si possa estrapolare la produzione dei quattro romanzi di Leo Malet disegnati in BD con Burma “arpenteur ” negli arrondissements parigini, senza collocare il tutto all’interno del contesto più ampio dei loro lavori, il che vorrebbe dire partire dalla biografie di Léo Malet( 1909/1996) e di Jacques Tardu( 1946) con analisi elle loro vite e dei loro lavori.
    Se si trattasse di fare una sorta di recensione di un romanzo/storia a fumetti- cosa molto più semplice ma di parziale utilità a chi non sa nulla dei nostri autori- beh, sarebbe cosa fattibile.
    Sinceramente mi secca dover allargare il contesto, per me ora è cosa di troppa fatica,questione credo legata all’età.
    Questo Sauro lo sa perché è a conoscenza della mia situazione, ma nonostante questo pare non capire.
    Comunque non è detto che nel corso dell’estate non mi senta la voglia di fare un lavoro con tutte le regole e che il risultato mi piaccia.
    Ci vuole pazienza, che fretta c’è??

  30. Caro Prospero (mi permette vero ?),
    Sauro ci permette di pubblicare articoli lunghissimi senza smembrarli in lacerti e bocconi. Io non sono più una giovane fantolina ma la leggerò con grande piacere.
    Un abbraccio
    Angela

  31. Cara Angela,
    certo, perché non dovrei, lei è stata gentile e comprensiva, rispondendomi con verve e suscitando in me grande simpatia.
    Per ammansire la “belva” Sauro ho iniziato a scrivere il possibile futuro articolo, una sorta di presentazione generalizzata della situazione relativa al contesto ( ristretto per forza di cose) nel quale inserire la prima storia a fumetti realizzata da Tardi su testi di Malet. Che posto qui di seguito.

    Nella primavera del 1980 il disegnatore poco più che trentenne Jacques Tardi, che da più di dieci anni disegna fumetti nei vari ambiti della BD francese con crescente successo, incontra in un bar di Place d’Italie a Parigi, il più maturo ( 1909-1996) scrittore Léo Malet che dagli inizi degli anni 40 si cimenta con alterna fortuna nello sfornare romanzi polizieschi: il suo personaggio Nestor Burma è considerato fin dal suo esordio avvenuto nel 1943, l’esponente del “noir” francese che, con i suoi rimandi al poliziesco americano d’azione inseriti in storie ambientate soprattutto a Parigi, ha dato il via a una nuova corrente narrativa che ha raccolto consensi discontinui di critica e pubblico, portando anche nel panorama generale del “polar” francese il coinvolgimento del medium cinematografico, che nel 1954 sforna film quali “Rififi” tratto da un romanzo di Auguste le Breton“ ( ne ricordate ancora il motivo musicale omonimo cantato dalla affascinante Magali Noel?) e “Ne touchez pas le grisbi” di Simonin, con Jean Gabin nella parte del “duro”, diretto dal grande Becker che qualche anno prima aveva dato alla luce il famoso “Casco d’oro”, film sulla “mala” ambientato nel quartiere di Belleville.
    Di che cosa discutono nel bar di Place d’Italie Tardi e Malet?? Della trasposizione in storie a fumetti di alcuni romanzi di Malet appartenenti al ciclo degli arrondissements parigini, previsti inizialmente nel numero di 20, tanti tali e quali il numero dei distretti della capitale francese. Léo Malet in quel momento detiene solo il copyright di “120, rue della gare” e “Nebbia sul ponte di Tolbiac” risalente quest’ultimo al 1955. Viene deciso di partire proprio da questo romanzo appartenente al ciclo degli arrondissements del quale il romanzo in questione è il quarto ad essere stato scritto e anche quello che ha più ottenuto successo.
    Detto fatto, Jacques Tardi ha completa libertà di lavorare sia sulla parte relativa al testo scritto in didascalie e dentro alle “nuvolette” che naturalmente nella scelta di come disegnare i vari personaggi del romanzo e soprattutto di come ricreare l’atmosfera del 13° distretto nel quale si svolgono i fatti. Tardi compie una accuratissima ricerca di tipo storico per ricostruire visivamente specialmente la zona di rue de Tolbiac e dintorni, luogo nel quale il personaggio principale Nestor Burma, si aggira camminando caparbiamente per giorni e giorni nel tentativo di risolvere il mistero legato alla morte per accoltellamento di un suo vecchio camerata anarchico frequentato in gioventù.

  32. Jacques Tardi venuto a conoscenza per vie misteriose, del fatto che sul giornale Pop apparirà prima o poi un intervento su “Malet e Tardi a braccetto con Nestor Burma” già in attesa nel cassetto della scrivania redazionale di Sauro the Handsome, ha aperto, per la gioia dei suoi fans lettori del “Giornale Pop, le porte della sua casa/studio nel 20° arrondissement di Parigi, poco sopra- a nord- del grande cimitero monumentale del Père- Lachaise. Un labirinto di stanze in cui i ricordi figurali eterogenei della vita sua e di quella di suo padre, trasmessigli fin dall’infanzia, si affiancano a tavole originali di stupefacente fascino.
    Una porta apparentemente malandata di vecchio legno di quercia, ma in realtà super blindata, del garage ermetico in una piccola strada che “potrebbe” essere rue Elisa Borey, in pendenza. Suoniamo: din don, din don!! Campane, ahh, campane!! tali e quali quella delle torre campanaria di Notre-dame dove crebbe il povero Quasimodo, creato dalla fantasia sadica del buon Victor Hugo, l’intrigante chiesa romanico( fondazioni dell’edificio precedente, si dice)/gotica che si ergee sull’isola della città. Come in un’avventura di Nestor Burma, la porta si apre da sola senza scricchiolio alcuno, come se una mano invisibile l’avesse tirata verso l’interno. Entriamo e sullo sfondo quasi di una selva oscura, una seconda porta che pare allungarsi e restringersi e sospira con voce vellutata: aprimi, aprimi……. Va beh spingiamola, aldilà uno spazio sconosciuto?? mi aspetto di veder messere bianconiglio che scruta pensieroso il suo orologio da taschino: ecco l’ abbiamo aperta. Su entrambi i lati, fino al soffitto, album di Adèle Blanc-Sec o Nestor Burma, in tutte le lingue compreso il sanscrito su supporto di foglia di papiro trattato, tutti i formati. Senza dubbio ci troviamo a nostro agio- io e la bella Rachael che come guardia del corpo mi affianca in questa strana avventura, armata di tutto punto e con la mauser modificata e con tanto di silenziatore bene in vista, nel mondo dell’immaginifico Jacques Tardi . Eccolo, pipa a testa di toro caricata a nitroglicerina stretta fra sue labbra, un gatto che sfreccia passando al volo radente sulla sua chioma con gli artigli in bella mostra. “Avanti,” dice con un leggero accento di Lione Jacques, non so se rivolto al gatto volante o a me e Rachael.

    A suivre?

  33. Prefazione o postfazione, come meglio vi aggrada. all’intervento “Malet e Tardi a braccetto con Nestor Burma, detective da choc!

    Per ragioni puramente anagrafiche, parto da Léo Malet- nato nel 1909 a Monpellier- giovanotto senza un soldo in tasca che a sedici anni si trasferisce a Parigi consigliato dal nonno lungimirante,che sostituisce i genitori entrambi morti. Inizialmente il Nostro vive in equilibrio instabile tra fantasiosi lavoretti di fortuna, cantante non pagato a Montmartre, campa come può, strillone all’angolo di rue de l’Opera ( quella di Garnier) con rue 4 Septembre, si aggrega negli anni trenta gli anarchici del movimento surrealista e scrive poesie, poi inizialmente quasi per scherzo, scrive romanzi sotto pseudonimi vari che a richiesta gli venivano ordinati da Editori intraprendenti, romanzi che dovevano sostituire quelli americani interdetti dopo l’occupazione tedesca di Parigi a partire di Giugno 1940. Visto il successo delle vendite, nel 1942/43 ecco nascere Nestor Burma, investigatore tutto francese che dopo un paio di romanzi e racconti sceglierà di esibirsi solo nei diversi arrondissements della capitale transalpina, Questo dal 1953 al 1959. Poi acqua ne passa sotto i ponti e all’inizio degli anni sessanta Malet inizia a scrivere “Neige ( leggi cocaina) a Montmartre”, che avrebbe dovuto diventare il 16° romanzo della serie “Nuovi misteri di Parigi” con il protagonista Nestor Burma giovane sedicenne. Un tentativo di storia autobiografica? e che ha come teatro d’azione il 18° arrondissement parigino, ma che rimase bloccato al primo capitolo. Pubblicato poi in seguito come racconto su un numero di “Playboy” francese non saprei dire quando, io non sono mai riuscito a trovarlo e leggerlo. Malet si ammala seriamente, curato amorosamente dalla moglie Paulette, passa un bruttissimo momento. Ristabilitosi, dopo alcuni lavori saltuari, si improvvisa venditore di libri usati – bouquiniste- con una bancarella posta sul lungosenna della riva destra all’altezza dell’Hotel de ville. Fortunatamente nel 1966 l’amico e manager Maurice Renault ottiene un contratto con ,le edizioni “Fleuve noir”: nell’arco di sei anni Malet pubblicherà sette romanzi con protagonista Nestor Burma non più vincolato alla serie dei Nuovi misteri. Contemporaneamente arriva il “68” parigino con la rivolta studentesca e una sorta di rivoluzione culturale, in questo ambito si rinnova l’interesse dei giovani lettori per l’anarchico scrittore che critica senza peli sulla lingua le storture sociali del sistema e proprio per questo piace ai giovani: un interesse che pur nascendo in ritardo permette al Nostro di tornare sulla cresta dell’onda. Le avventure di Nestor Burma riappaiono in nuovi film ( dopo quelli del 1946) e in una lunghissima serie televisive inedita in Italia. Nel 1970 appare per la prima volta su “A Suivre” il disegnatore Jacques Tardi che di Malet sa poco e nulla, ha letto solo un romanzo di Nestor Burma; inizialmente Tardi disegna storie con i testi di autori diversi, infine fumetti tutta farina del suo sacco. Ha successo di pubblico e di critica e vede le sue storie pubblicate in albi cartonati anche dall’editore Casterman che, con buon fiuto, propone inizialmente “Adieu Brindavoine” , storia ambientata sulle trincee della prima guerra mondiale, con proseguimento in un viaggio ludico fantastico a !stanbul. Brindavoine riappare all’interno del 5° episodio delle “Straordinarie avventure di Adèle Blanc-Sec, intitolato “ Le secret de la Salamandre”, edizione in albo Caserman del 1981 e Rizzoli/Lizard edizioni nel 2011 in un volume più piccolo di quello originale. Non mi risulta che “Adieu Brindavoine sia uscito in Italia in veste di albo cartonato. All’inizio degli anni ‘80 arriva anche l’incontro con lo scrittore Leo Malet. Pur non condividendo ideali e visione del mondo del più anziano Malet che con il passare degli anni ha fatto sua la visione reazionaria della destra frencese, Tardi ne riprende quattro romanzi, apparsi originariamente tutti a puntate su “A Suivre”, facendone, qualche tempo dopo, quattro volumi cartonati a fumetti, più un quinto, “Notte di sangue a le Troncy”, tutta farina del sacco di Tardi. Tutte opere nelle quali Tardi lavora senza vincolo alcuno e non manca di inserire nelle avventure del detective privato dei ben precisi “distinguo” per esplicitare in tale maniera la sua differenza di opinioni dall’anziano partner, che d’altra parte dei fumetti se ne infischia e nonostante questo dichiara di stimare moltissimo l’arte del nostro Tardi. Non mi è stato possibile verificare su prove documentali inoppugnabili quale sia stato in realtà anche se Tardi raffigura a pagina 64, seconda striscia , secinda vignetta di “!20, Rue de la Gare”, Lèo Malet nelle vesti di un vecchio “gateaux -scusate la mancanza di accento-, che in gergo ha un significato ambiguo (Pappamolla?), in argot parigino mi pare significhi “fuori di testa” o addirittura “vecchio maniacale”. Cerco Lumi!!
    Nell’edizione italiana dovuta alla BUR,sempre a pagina 64, la parola viene tradotta come “Maniaco”. Quale Mania?? la vignetta in tal senso non lascia dubbi!

  34. Caro Tomaso, la storia vista dallo spioncino offerto dagli occhi di un affascinante personaggio è intrigante e coinvolgente. E’ bello riscoprire quello che abbiamo vissuto e, meglio ancora, quello che avremmo voluto vivere…

  35. Angela, percezione della realtà e l’attimo fuggente, tutto attraverso lo “spiocino! al quale fai riferimento. Vado a ruota libera!
    Dalla collaborazione virtuale tra i nostri due, uscirono quindi quattro volumi, distribuiti nell’arco di un quasi ventennio, dal 1982 al 2000, legati insieme non soltanto dalla paternità della storia originale, ma anche dalla figura di Nestor Burma, detective privato furbo ma non troppo, che si trova alle prese con situazioni ingarbugliate e con casi assai diversi in ognuno degli episodi, ognuno dei quali si svolge sempre all’interno di un singolo arrondissement, o “distretto amministrativo parigino”, se preferite.
    Da una attenta visione e lettura del tutto, possiamo a buon diritto affermare che trama, ordito e filo conduttore della serie è, ovviamente oltre al protagonista, la città delle luci, Parigi. Ogni volta Malet sceglie un arrondissement diverso per inquadrare il dipanarsi dei misteri che Burma si trova a dover risolvere. Alla ricerca di indizi legati ai vari delitti, il detective percorre le strade di una Parigi uscita ormai da dieci anni e più dalla guerra e dall’occupazione tedesca, ma ancora sostanzialmente immutata sotto il profilo monumentale e urbanistico, con i vecchi quartieri del “centro” formati da strette e tortuose vie e vecchie abitazione spesso con struttura portante in legno ben in vista, con zone molte caratterizzate dal punto di vista anche sociale e umano, come, per fare un esempio, quella dei mercati generali, Les Halles, che a poco distanza di tempo spariranno sotto la furia demolitrice del rinnovamento e speculazione edilizia. Il tutto descritto con la precisione vivida di chi conosce quei quartieri come le proprie tasche e non esita a inserirvi dettagli anche a volte minuziosi. Nessuna approssimazione. Messo da parte l’espediente narrativo dell’omicidio, tutto il resto è un pretesto per raccontare Parigi la Francia ( per Malet forse ancora quella dei ricordi anteguerra) dell’epoca, per accennare a qualche episodio della guerra che Malet -ma non Tardi- edulcora [ I Nazisti sono inesistenti o quasiche a Parigi, pur hanno comandato per 4 anni perseguitando, derubando, incarcerando e mandando nei campi di concentrameto poi di sterminio quindi alla morte, centinaia di migliaia di ebrei francesi, un milione forse solo in quella situazione geografica limitata] per tracciare con arguzia anche i personaggi di contorno, per svelare, racconto dopo racconto con l’artificio di una autobiografia con transfert, la storia di Nestor Burma, che si incrocia e si mescola con la quella di Léo Malet. Una carrellata di quartieri, di strade acciottolate in pendenza con rigagnoli ai lati ( digressione autoreferenziale; la mia prima volta a Parigi , da ragazzo appena diplomato, rimasi colpito dalla zona a lato della Gare de l’Est del boulervard Magenta, con anche strade larghe che ai lati avevano questi ruscelli urbani, nei quali l’acqua correva a forte velocità), di appartamenti sfatti, di tipi umani, ai quali andiamo incontro spinti dalla curiosità di svolgere l’intreccio e che ci regalano un’immagine di Parigi, quadro reale e flash divissuta. Non a caso uso la parola quadro come sinonimo di “tela dipinta”, poiché essendo io un praticante da tempo immemorabile della tecnica del dipinto ad olio (ma non solo), sono arrivato se non a una certezza d’opinione, ma a pensare ( il verbo “credere” lo uso poco, ritenendolo ambiguo e strumentalizzabile) che i grandi pittori hanno fermato un momento della realtà percepita, realtà che di fatto esiste come una sorta di collage tridimensionale che è sempre in mutevole cambiamento, perché solo frutto dei ricordi e impressioni dell’uomo, che-individualmente- tutto è fuorché oggettivo. Per questo invito a considerare i romanzi di Malet e i relativi fumetti di Tardì, come semplici strumenti comparabili a un fermo immagine nel contesto tumultuoso dello scorrere del tempo e dell’accadere degli eventi. Tasselli fra una moltitudine di altre diverse realtà che anche se diverse o contrarie- e non è a mio parere un ossimoro ( l’accento dove sta?) sono ugualmente vere.

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