10 FANTAFILM POCO CONOSCIUTI DA VEDERE ASSOLUTAMENTE

10 FANTAFILM POCO CONOSCIUTI DA VEDERE ASSOLUTAMENTE

Prima che possiate pensare che io sia il classico intellettuale umile quanto un pavone dalle piume di diamante, che cita titoli di autori minimalisti morti suicidi giovanissimi tanto per cercare di apparire migliore di voi, permettetemi di spiegarvi che vi sbagliate: io credo solo che, oltre ai grandi classici del cinema fantascientifico, esistano ennemila film (magari non tutti capolavori) assolutamente da vedere.

La terra silenziosa (1985)

 


Cosa faresti se un giorno ti svegliassi e scoprissi di essere l’ultimo essere vivente sulla Terra? Ecco, diciamo che è in brevis il sunto del film: è quello che succede allo scienziato Zac Hobson, protagonista di questa oppressiva pellicola. Da un principio di euforia nata dal poter mettere in pratica ogni desiderio, ogni sciocchezza che gli passa per la testa, come entrare ovunque e prendere qualunque cosa desideri, fino allo scivolare nella follia che proviene dalla solitudine più totale. In preda a deliri sempre più gravi, una delle scene più emblematiche è il suo “comizio” di fronte a una folla di manichini dalle fattezze di personaggi famosi, come Hitler e papa Giovanni. Anche la sequenza finale, che non raccontiamo, lascia alquanto straniti sul destino di Hobson. Il film, con tutti i suoi risvolti, le implicazioni e gli spunti di riflessione che offre sarebbe difficile da riassumere in quattro righe sputate in croce. Ergo, fatevi bastare questa descrizione e provate a recuperarlo.

L’ultima odissea (1977)

Damnation Alley (L'Ultima Odissea)

Facendo un piccolo passo indietro, con questa “Ultima Odissea” ci troviamo nel campo della cinematografia “pezzente” made in 70’s, che come fulcro principale vedeva nella maggior parte dei casi una pochezza desolante per quel che concerneva fondi da spendere. Però dalla loro avevano un’originalità che levati proprio. In questo caso, al di là della ridicolaggine di certi effetti che tutto erano fuorché speciali già all’epoca, ci troviamo di fronte a una valanga di spunti e di idee che in futuro verranno ripresi a mani basse dalla chiunque e alla qualunque. A seguito di un olocausto nucleare, un gruppo di scienziati rifugiatisi in un “vault”, per tutta una serie di casini, decideranno di uscire in superficie e attraversare le “wasteland” a bordo di mezzi-fortezza ipertecnologici. Intendono seguire un segnale radio che, almeno su carta, dovrebbe provenire da un qualche punto “salvatosi” dalla devastazione. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro, no? Se nel caso ve lo steste chiedendo, sì. Questo film è uno dei precursori del genere post-apocalittico, precedendo di due anni il più famoso “Mad Max”. Tra l’altro, anch’esso esempio di “pezzenteria” infusa di genialità.

Solaris (1972)

Solaris

Alla sua uscita fu presentato come “la risposta sovietica a 2001: Odissea nello spazio”. Ora, prendete con le pinze quanto sto per dire: personalmente ritengo Solaris “superiore”, in un certo qual modo, all’opera di Kubrick. Laddove il capolavoro del cineasta americano pone l’accento sulla condizione dell’uomo rapportata al concetto stesso dell’esistenza e allo spazio che occupa in esso, in un “loop” continuo destinato a ripetersi, l’opera di Tarkovski fa esattamente l’inverso: anziché concentrarsi “sull’esterno”, sul posto che l’essere umano occupa su questa sorta di “ruota cosmica degli eventi”, dilata l’uomo oltre misura mettendolo al centro di tutto e portando di conseguenza lo spettatore a porsi interrogativi sul proprio “esistenzialismo”, anziché provare a fare il passo più lungo della gamba e cercare risposte all’esterno. Oddio, spero di essere stato chiaro, perché cercare di sintetizzare al massimo ciò che questi due film rappresentano è costato abbastanza fatica al mio unico neurone. Comunque sia, entrambi sono dei capolavori, per questo mi spiace che spesso e volentieri Solaris venga “bistrattato” e non abbia il riconoscimento che merita.

Le avventure di Buckaroo Banzai nella quarta dimensione (1984)

Adventures-of-Buckaroo Banzai

Già il titolo è un qualcosa di fenomenale: Le Avventure di vattelapesca attraverso sputi e fischi. Questo da solo dovrebbe farvi presagire a cosa andate incontro. Proprio perché Buckaroo, il protagonista, è tutto: un super scienziato-pilota-detective-rocker-vip-elaqualunquevivengainmente. Seppure agli antipodi dal raffinato estetismo cinematografico-filosofico di Solaris, pure questo è un film molto difficile da descrivere in poche righe. La pellicola è una specie di enorme potpourri che riesce a incollare in sé una valanga di idee, stili e concetti che sostanzialmente dovrebbero prendersi a schiaffi l’un con l’altro. Per farla breve, immaginate un personaggio (con la faccia di Peter –Robocop– Weller) che sia un po’ James Bond, un po’ Sherlock Holmes, un po’ Batman, un po’ Dick Tracy, un po’ Einstein, che vive da rock star e che fra un assolo e un esperimento ogni tanto viene chiamato dal presidente per risolvere qualche magagna. Ora calate tutto questo in un contesto pulp da primi anni venti, ma reso visivamente al meglio della cagnara anni ottanta. Metteteci pure gli alieni da sconfiggere e questo è Buckaroo Banzai. La cosa incredibile è che il film è pure bello.

Un ragazzo e il suo cane (1975)


Visionando certe opere, indipendentemente dal fatto che esse siano film, fumetti, libri o quant’altro, non è difficile cogliere l’enorme pessimismo e la paura di chi è vissuto nel pieno della guerra fredda. Questo è esattamente il caso di “Vic & Blood”, protagonisti di un’avventura portata sul grande schermo nel 1975, nata da un romanzo breve di Harlan Ellison pubblicato nel 1969. La diegesi che in futuro costituirà l’ossatura del genere c’è tutta: il terzo conflitto mondiale, le radiazioni atomiche e tutti gli orrori annessi e connessi hanno distrutto la Terra. Sopravvivono in pochi e il nuovo ordine sociale che viene alla ribalta dai cocci rimasti è la violenza. Si lotta per sopravvivere e per soddisfare bisogni primari come nutrirsi e fare sesso, dato che le donne ormai sono più rare del ghiaccio nel deserto. In questo contesto si muovono il quindicenne Vic, interpretato da un giovane Don Johnson già dotato di ciuffo, e il suo cane telepatico Blood. La storia in sé è di quelle brutte. Brutte e disturbanti che ti lasciano quel gusto amaro in bocca. Non c’è moralità, il distorto concetto di “amore” di un ragazzino cresciuto in un contesto simile viene a galla con prepotenza quando si troverà a compiere una certa scelta…

Brazil (1985)

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Da quello che fu il terrore di un nuovo conflitto globale dalle conseguenze catastrofiche, con nonchalance zompettiamo da una paura di cui alcuni decenni addietro fu già piantato il seme cinematografico, ma che verso gli anni ottanta trovò nuovo terreno fertile inondandoci da film piuttosto simili tra loro: “L’uomo in Fuga”, “Robocop”, “Total Recall” eccetera. Storie dove il futuro distopico non aveva l’aspetto di una landa deserta nuclearizzata e polverosa, bensì quella di governi e ordini sociali ultraburocratizzati, impazziti e trasformatisi in gabbie per i poveri abitanti. Brazil è solo l’ultimo di una lunga serie. Il protagonista, Sam Lowry, un umile “impiegato-prigioniero”, passa le sue grige giornate a sognare a occhi aperti, sogni che si troverà poi, diciamo così, a “vivere”. Un film che colpisce non poco, anche per il suo livello visivo. La pellicola, firmata da quel vecchio scarpone di Terry Gilliam (regista che amo particolarmente), è forse la più riuscita, dopo “Blade Runner”, nel ricreare atmosfere opprimenti.

Robot Jox (1990)

 

Sappiamo tutti che l’idea del mecha da combattimento fornito di pilota in comodato d’uso è una vecchia prerogativa giapponese: l’idea di farci un film in America nel 1990 non è certo chissà cosa da urlare per originalità. Però, caro Benicio Del Toro tu e il tuo “Pacific Rim” sciacquatevi perché non siete un beneamato di niente. Questo perché più di vent’anni prima del nostro amico ciccio, Stuart Gordon realizzò un film sui mecha da combattimento decisamente migliore rispetto a quello del regista messicano. Il plot era abbastanza semplice: dopo l’ennesimo conflitto devastante, il mondo proibì ogni tipo di conflitto armato e si costituì in due fazioni: “Mercato” e “Confederazione”. Per risolvere la qualunque, invece di fare le guerre ora ci si limita a “torneio” in stile gladiatorio tra enormi mecha pilotati da soldati. Ora, perché nella fattispecie ho nominato proprio il film di Del Toro? Perché entrambi i film c’hanno i robottoni che si schiaffeggiano? No, semplicemente perché è lampante che alcune sequenze di “Pacific Rim” siano prese di peso da “Robot Jox”, a partire dai cockpit e dal sistema di guida dei mecha/Jaeger. Mi sembra impossibile che siano coincidenze: Del Toro mica ha mai nominato la pellicola di Gordon come “una” delle fonti a cui s’è ispirato.

Explorers (1985)

Altro film tra i miei preferiti: “Explorers” di Joe Dante. I Goonies alla conquista dello spazio, volendo sintetizzare al massimo. Anche qui c’è l’avventura, c’è la fantasia, la voglia di esplorare e tutto il companatico che ne segue. C’è il “tutto” quello che doveva esserci rapportato alla taglia del ragazzino che in quegli anni lì, quelli del fantastico e dell’immaginazione fanciullesca, si sognava ancora di vivere iperboliche peripezie a bordo di rombanti bmx alla ricerca del tesoro di un pirata o a bordo di navicelle spaziali, fatte in casa e non, alla volta di mete sconosciute. Di certo, l’aspirazione di poggiare il culo su di un “trono” di plastica davanti a un pubblico di cartone che spara raffiche automatiche di minchiate era una cosa ancora molto lontana. Comunque sia, al di là di tutto questo, spesso mi chiedo che fine abbiano fatto film come questo.

Stalker (1979)

Stalker

Distanziandoci dalla fanciullitudine, altra menzione merita sicuramente quest’altro film di Tarkovattelapesca. Come per Solaris, questo è uno di quei film difficili da classificare, che fanno testo a sé. Superficialmente la storia parla di uno scrittore e di un intellettuale che partono alla volta de “La Zona”, uno strano luogo rurale e disabitato dove, per ragioni sconosciute, le regole della fisica vengono del tutto stravolte. I due, per poter arrivare incolumi al centro di questa “Zona”, ingaggiano uno “Stalker”, in pratica una sorta di sherpa illegale esperto del territorio. Si dice che nel centro di questo strano luogo ci sia una “stanza” che pare abbia l’incredibile potere di realizzare qualunque desiderio di chi vi entri. Però, come accennavo prima, il film in sé diventa un allucinante viaggio meta-esplorativo nella coscienza più intima dei protagonisti. Dove più che il “paesaggio” ci si trova a esplorare l’umano e la sua condizione. In definitiva, è un film difficile da spiegare per le sue troppe implicazioni riflessive e quindi fareste prima a vedervelo.

Repo Man (1984)

Voglio concludere questa carrellata con un film che è uno dei più originali che abbia mai visto. Non va confuso con quello quasi omonimo del 2010 con Jude Law. Repo Man del 1984 è un film grezzo, ironico, sporco e dissacrante. Sì, forse un po’ pezzentello nei mezzi e nella realizzazione. Però, per quel che riguarda il contenuto, dà una pista a chiunque. C’abbiamo così Otto, un giovane punk totalmente sconclusionato che nella sua vita a pezze e sputi sogna un futuro da yuppie senza manco sapere perché. I suoi genitori sono dei rincoglioniti al massimo, dipendenti dai telepredicatori, che si affamano per donare tutto a questi figuri. A quanto pare Dio ha sempre bisogno di soldi. Alla fine, l’alienatissimo Otto, fra cazzi e mazzi conosce Bud, uno che, tra una pippata e l’altra, di mestiere recupera le auto di chi non può pagare i debiti. Da qui in poi, spunterà un auto a dir poco strana valutata un botto: mettendosi sulle tracce di quest’ultima, i due entreranno in contatto con tutta una serie di personaggi, uno più strambo dell’altro, agenti supersegreti e alieni. Un film che merita assolutamente di essere visto.

Bene carissimi debosciati, spero di esservi stato utile a qualcosa.

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